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Ufficializzato, sebbene non in maniera del tutto definitiva, nei giorni scorsi a Monte Sant’Angelo, nella serata finale del festival culturale Michael, il gemellaggio fra i santuari di San Michele di Monte Sant’Angelo, San Nicola di Bari, e San Pio di San Giovanni Rotondo per la promozione turistica  e religiosa dei tre Comuni ospitanti i santuari più famosi di Puglia. “E’ questo il coronamento ufficiale degli sforzi profusi dalle amministrazioni comunali dei tre comuni, in primis dall’amministrazione comunale di Monte Sant’Angelo  - ha detto il sindaco della città micaelica d’Arienzo - dopo che già nel 2013 i sindaci che mi hanno preceduto avevano posto le basi per un accordo di gemellaggio che è divenuto ufficiale in questa serata conclusiva del festival culturale Michael, svoltosi a Monte Sant’Angelo per celebrare il dies festus del San Michele di Maggio cosiddetto. L’accordo di collaborazione è stato preso in coincidenza dell’8 maggio, durante il festival Michael, che ha celebrato appunto la ricorrenza del San Michele di Maggio, festività caduta un po’ in disuso negli ultimi lustri e riportata in auge dall’amministrazione comunale da me guidata – ha dichiarato d’Arienzo - . La festa dell’8 maggio è un momento importante per la nostra comunità – ha aggiunto – una festa che assume rilievo per un territorio che può vantare ben 2 siti Unesco nell’ottica di una strategia e di una programmazione condivisa anche grazie al contributo dell’associazione Italia Langobardorum (che unisce sette Siti Unesco), all’Università di Bari e al Centro studi micaelici e garganici, guidato, nella sede cittadina, dalla dottoressa Immacolata Aulisa. Presente alla serata in sostituzione del sindaco Decaro, l’assessore al Comune di Bari, Masucci, che ha parlato un po’ di quello che è il culto di San Nicola, argomento sviscerato sabato sera dal professor Giorgio Otranto, intervenuto all’incontro insieme al sindaco di San Giovanni Rotondo, Costanzo Cascavilla. “Bari – ha detto Masucci – costituisce, per l’Italia e la Puglia, un vero e proprio ponte con l’Est Europa e con Mosca in particolare, una capitale, quella russa, con cui sono stati riattivati i voli aerei grazie ad una nuova Compagnia aerea russa che ha ripreso ad unire Mosca all’aeroporto di Bari Palese. La Russia ha sempre costituito un Paese con cui le relazioni sono state buone, prova ne è che da circa un secolo è stato costruito a Bari un edificio adibito a chiesa solo per i russi. Accanto alle vie romee, micaeliche, francescane e a quella del Cammino di Santiago di Compostella, esiste anche un itinerario nicolaiano – ha detto Masucci – che andrebbe valorizzato maggiormente, un itinerario che conduce tanti pellegrini presso la chiesa di San Nicola e che unisce spiritualmente i tanti pellegrini che giungono in Puglia anche per visitare i santuari di San Michele e di San Pio. Collaborare fra le comunità dei territori in cui sorgono i maggiori santuari di Puglia è essenziale – ha commentato Masucci”, al quale ha fatto eco il sindaco di San Giovanni Rotondo, Cascavilla, che ha esaltato il ruolo giocato dall’umile frate francescano di Pietrelcina, Padre Pio, nella valorizzazione anche turistica di una città come San Giovanni Rotondo con cui il santuario di San Michele di Monte è legato a doppio filo in un connubio fra arte, cultura e religione che potrebbe portare maggiori benefici. Giorgio Otranto ha concluso l’incontro rivelando l’origine del culto di San Nicola di Bari,  e soffermandosi anche sullo sviluppo del culto micaelico. Otranto ha rivelato come il culto di San Nicola sia cominciato nel 1087 all’indomani di un viaggio in Turchia di circa 60 marinai baresi, i quali giunti nella città di Myra, nell’odierna Turchia, trafugarono le spoglie del Santo, Nicola, per portarle al loro seguito a Bari dove furono custodite nella chiesa che gli fu poi dedicata, grazie all’intercessione di Papa Urbano II. Il culto di San Nicola di Bari, insomma, è cominciato con un furto operato da marinai baresi in Turchia e nel medioevo fu intimamente collegato anche al culto  di San Michele, per venerare il quale si battevano quelle che vengono definite Vie Micaeliche e che in epoca medievale tenevano uniti i principali santuari micaelici europei come quello di Mont Saint Michel e di San Michele in Val di Susa – ha spiegato Otranto” Essenziale, è stato fatto notare dagli intervenuti in conclusione, è mettere in rete il grande patrimonio artistico, paesaggistico e religioso che può vantare la Puglia, utilizzare il web e collaborare per promuovere maggiormente il territorio anche mediante una maggiore collaborazione fra le amministrazioni comunali dei tre Comuni interessati da questo gemellaggio a cui andrebbe aggiunto anche il comune di San Marco in Lamis, in modo da raccogliere l’eredità degli amministratori del passato che hanno tracciato la strada su cui adesso occorre proseguire.

Matteo Rinaldi