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Nuove e più appropriate ricerche sulla rilevanza dei cammini micaelici durante l’Alto e il Basso Medioevo sono state condotte nei mesi e nei giorni scorsi (anche se molte delle informazioni in possesso dell’autore risalgono a diversi anni fa) dallo studioso, cultore di storia locale, professor Giuseppe De Padova, che oggi rende noti i suoi studi tramite il quotidiano l’Attacco, in attesa che gli stessi vengano raccolti in un volume unico, in cui l’autore chiarirà molti dei suoi assiomi, sciogliendo i dubbi che in tanti nutrono sulla rilevanza e preminenza di alcuni itinerari medievali rispetto al resto dei pellegrinaggi, itinerari tutti che durante il Medioevo erano enormemente in voga. Nello specifico De Padova ritorna sull’argomento “pellegrinaggi micaelici” dimostrando, documenti alla mano, come essi occupassero un posto di primissima importanza rispetto agli altri itinerari medievali, come le Vie Romee (che conducevano a Roma), la Via Francigena (che partiva da Canterbury in Inghilterra), gli itinerari francescani e antoniniani e infine la via verso Santiago di Compostela in Spagna (che conduceva i pellegrini in Galizia, la regione più settentrionale della penisola iberica, dove sembra siano state ritrovate le reliquie dell’apostolo Giacomo, venerato con particolare devozione proprio in Spagna). Nell’età tardoantica, due erano le regioni europee (corrispondenti a due odierne nazioni: Germania e Polonia) da cui partivano i cammini verso l’Italia e dunque verso il Monte Gargano, cammini che i documenti scientifici definiscono Vie dell’Ambra in ragione del commercio che si faceva nell’antichità di questo prodotto naturale ricavato dai fossili presenti nel Mar Baltico e nel Mare del Nord. Il primo itinerario, che si ramificava in due e più strade, partiva dalla Foce dell’Elba, nella Germania settentrionale, nei pressi di Amburgo, proseguiva lungo il confine fra Germania e Francia, fino ad attraversare le Alpi tramite il valico del Moncenisio, e giungeva infine in Italia, con tappa tra Genova e Marsiglia. Nell’ Alto medioevo questo itinerario convoglierà i pellegrini che partivano dall’Irlanda, dall’Inghilterra e dalla Francia, facendo tappa in Val di Susa presso il Monte Pirchiriano, a metà strada fra Mont Saint Michel e il santuario micaelico del Gargano. Proprio il Monte Gargano, già nel VI-VII secolo dopo Cristo, comincerà ad attrarre pellegrini da tutt’Europa e dall’Oriente, in un’epoca in cui anche il popolo selvaggio e guerriero dei Longobardi si convertirà al cristianesimo eleggendo San Michele a proprio Santo protettore e il santuario del Monte Gargano a Santuario nazionale. La seconda Via dell’Ambra (che conduceva in Italia) partiva dalla Polonia, presso Danzica, e, attraversando la provincia romana della Pannonia, giungeva fino a Trieste e Venezia, dopo aver passato le Alpi nei pressi del Brennero. Insomma per  il professor De Padova v’è un’unica grande certezza, che il cammino religioso forse più importante fra quelli, pur numerosi, attivi durante il medioevo, fosse proprio quello micaelico diretto al Monte Gargano, presso il cui santuario facevano tappa anche i crociati, un cammino che De Padova stesso ha definito Via Maxima Michaelica. Fra di essi i Templari occupavano un posto di preminenza, cavalieri militari, che in Puglia risiedevano nelle cosiddette magioni (due magioni erano ubicate  presso Troia in provincia di Foggia e presso San Leonardo a Siponto ) dove l’ordine militare fondato da Ugo de Payns, si preparava alle battaglie in Terra Santa, nella quale difendeva la città di Gerusalemme dagli attacchi dei musulmani, facendo tra l’altro scorta anche di generi alimentari e di prodotti agricoli, questi ultimi coltivati nei terreni delle magioni di cui gli stessi Templari erano custodi e tenutari. La magione di San Leonardo di Siponto fu quella che più di tutte venne osteggiata da Federico II, imperatore e capo della dinastia sveva contrario alla predominanza, nell’ordine dei cavalieri Templari, dei francesi e responsabile in certa misura di una sorta di contrappasso fra Templari e cavalieri crociati Teutonici, i quali anche grazie all’influenza di Federico II si sostituirono gradualmente ai cavalieri templari fondati da Ugo De Payns più inclini, questi ultimi, a preferire il dominio francese nell’ambito del ruolo svolto dai cavalieri medievali crociati, tra i quali occupavano un posto di rilievo anche gli Ospitalieri dell’isola di Malta. Nel corso dei secoli i pellegrinaggi micaelici si  intensificheranno e proverranno soprattutto da Est, da NordOvest e da Sud. I pellegrinaggi da Est proverranno soprattutto dalla Croazia, dalla Grecia e dal Montenegro, facendo tappa presso le Isole dalmate e le Tremiti (isole queste ultime appartenenti alla provincia di Foggia) che sorgono a poche miglia dalle coste garganiche dove durante la seconda guerra mondiale furono confinati i prigionieri politici. Presso i santuari di queste isole si fermavano nel Medioevo i pellegrini diretti al Monte Gargano e lì si preparavano spiritualmente a varcare le porte della chiesa di San Michele che distava dal mare pochi chilometri. Questo tipo di pellegrinaggi, provenienti da Est, sono oggi in qualche modo rievocati dal pellegrinaggio che ogni anno i devoti viestani compiono giungendo all’alba del 29 settembre nella basilica di San Michele. I pellegrinaggi provenienti da NordOvest sono invece quelli che ripercorrono la Via Sacra Longobardorum, cammini che, nelle loro ultime fasi, oggi vengono effettuati dai devoti di San Marco in Lamis mentre quelli provenienti da Sud sono il risultato dei diverticoli di alcune vie Romee e all’origine costituiscono il cammino dei cavalieri medievali, alcuni dei quali crociati, che facevano tappa presso il santuario di San Michele prima di imbarcarsi per la Terra Santa. Tutto questo al fine di asseverare come nell’ambito delle vie medievali (Homo- Angelus-Deus) i cammini micaelici avessero probabilmente una notevole preminenza sugli altri, i quali ad ogni modo avevano il loro rilievo. Un’importanza, quella dei cammini micaelici, che storiografi come Franco Cardini hanno tentato di sminuire, ma che vanno, anche alla luce del riconoscimento Unesco, rivalutati completamente se si vuole rendere un buon servizio alla storiografia medievale.

Matteo Rinaldi