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 "Ho chiesto giustizia ma non ne ho ricevuta". Commenta così, Ermelinda Santoro, la sentenza di primo grado con la quale il 13 settembre scorso Luciano Antonio Rinaldi è stato condannato (rito abbreviato) a dieci anni di reclusione per l'omicidio di Felice Fischetti, il ragazzo deceduto il 19 luglio presso l'ospedale Casa Sollievo della Sofferenza in seguito ad una ferita all'arteria iliaca destra provocatagli dal 61enne con un coltello lungo 30 centimetri e con una lama di 18.

La lettera della madre

Tanti i dubbi e gli interrogativi che la donna affida ad una lettera inviata alla redazione di FoggiaToday, a partire dal referto di Rinaldi, "redatto nell'ospedale in cui egli stesso prestava servizio da una vita come autista di ambulanza". La madre della giovane vittima, rivolgendosi al giudice, chiede inoltre come mai non si sia insistito sulla deposizione della moglie "che era presente quella maledetta sera sul luogo del delitto" e alla quale, scrive, "è stato concesso di lasciare il paese la stessa notte".

Per la donna l'episodio non può tradursi in omicidio preterintenzionale perchè "un uomo che scende in strada munito di un coltello di 30 cm con il quale colpisce due ragazzi, li insegue, rientra a casa, lava il coltello, lo asciuga e lo rimette a posto sostituendolo con un serramanico di 8 cm in attesa dell'arrivo dei carabinieri, si rende ben conto di quello che ha commesso. E' andato con l'intento di uccidere e ci è riuscito. Come si può parlare di preterintenzionale?"

Ermelinda ritiene ingiusta la pena comminata: "Ricordo benissimo il giorno del processo, il 13 settembre poco prima della mia sentenza un ragazzo con precedenti penali in possesso di 100 grammi di droga è stato condannato ad una pena di 2 anni e 4 mesi, mentre l'assassino di mio figlio con il rito scelto è stato condannato ad una pena di soli 10 anni di reclusione (intanto resta a casa) più sei mesi per l'aggravante dei futili motivi e altrettanti per lesioni aggravate. Può signori giudici e pm valere la vita di un ragazzo di soli 22 anni meno di un chilogrammo di droga?"

La madre di Felice promette battaglia: "Con i miei avvocati andrò in appello e se necessario anche in cassazione, perché l'assassino dovrà rispondere di omicidio e tentato omicidio e non di omicidio preterintenzionale. Io sono sicura che mio figlio da lassù mi guida e aspetta che la sua mamma gli faccia avere giustizia".

Il commento degli avvocati Starace

Rispetto alle dichiarazioni della donna e in merito alla derubricazione del capo di imputazione da parte del pubblico ministero (da omicidio volontario aggravato da futili motivi ad omicidio preterintenzionale), raggiunti al telefono gli avvocati Innocenza e Giovanni Battista Starace dichiarano invece: "Sulla base dei documenti che sono già nel fascicolo del PM - che aveva infatti chiesto che venisse rubricato come omicidio volontario aggravato da futili motivi - non condividiamo la motivazione della sentenza"

Per i legali dei genitori della vittima non può non esserci stata una volontà omicida; e per via del racconto di Giovanni Piemontese (che sostiene che l'uomo li abbia inseguiti col coltello in mano) e per la direzione dei colpi: "Voleva evirarli, così una persona muore" spiegano. Da qui, per la Starace, emergerebbe il vero intento di Rinaldi, che nonostante la sentenza di condanna, non ha mai chiesto scusa e "nonostante le pec inviate", non ha ancora provveduto al pagamento della provvisionale di 100mila euro in favore di Pasquale Fischetti ed Ermelinda Santoro.

Quella maledetta sera del 16 luglio

Sono le 22.50 del 16 luglio, a Monte Sant'Angelo è una sera come tante altre, apparentemente tranquilla. Eppure in pieno centro si sta consumando una tragedia dai contorni irragionevoli. In via Balduino un ragazzo è riverso a terra in una pozza di sangue con le mani sull'addome, mentre accanto a lui e in stato di shock, c'è il suo amico (ferito alla coscia destra).

Ai militari dell'Arma, in quel momento impegnati in un servizio di prevenzione e repressione dei reati, Giovanni Piemontese riferisce di un'aggressione a colpi di arma da taglio subita da parte di uno sconosciuto. Nel frattempo, in prossimità del ferito più grave, i carabinieri notano la presenza di vistose macchie ematiche che li conducono nei pressi di un'abitazione di via Cunetto. Lì, sull'uscio della porta, c'è Antonio Luciano Rinaldi, che non esita ad ammettere le proprie responsabilità: "Sono stato io, ma sono stato costretto".

Gli uomini del 112 non perdono tempo e gli chiedono di consegnare l'arma utilizzata per il ferimento dei due giovani ragazzi. Il 60enne estrae dalla tasca anteriore destra un coltello a serramanico con una lama di appena 8 centimetri, ma i carabinieri non abboccano e lo invitano a consegnare quella vera. Rinaldi capisce e si dirige verso il ripostiglio della sala da pranzo, dal quale preleva un pugnale lungo circa 30 centimetri e lama 18, con il manico in legno e il fodero in pelle di colore nero (che aveva ripulito poco prima).

La versione di Giovanni Piemontese

Ai carabinieri Piemontese spiega che intorno alle 22.40 stava percorrendo con Felice Fischetti una via del centro storico quando ad un tratto, dal balcone di un'abitazione, un uomo ha inveito contro di loro accusandoli di essere passati di lì per fare i propri bisogni, invitandoli a restare fermi e ad attenderlo lì. Rinaldi li raggiunge e comincia a colpirli, i ragazzi cercano di allontanarsi ma l'aggressore non si ferma e li insegue impugnando l'arma tra le mani. Fischetti cade al suolo in un bagno di sangue. 

Il trasferimento al Pronto Soccorso

I due vengono condotti presso il punto di primo intervento di Monte Sant'Angelo. Al ferito meno grave viene diagnosticata una "ferita da taglio coscia dx" con prognosi di otto giorni, mentre al Fischetti uno "shock emorragico da ferita da taglio e punta alla fossa iliaca destra" con prognosi riservata.

La versione di Antonio Luciano Rinaldi 

Nel corso dell'udienza del 7 settembre 2017 Rinaldi ha dichiarato che la sera del 16 luglio scorso, mentre era intento ad innaffiare le piante del proprio balcone, aveva visto due ragazzi per strada. Temendo che stessero per espletare i bisogni in prossimità del suo garage ed esasperato da una situazione che durava ormai da alcuni anni, li aveva rimproverati chiedendoli di allontanarsi. Di contro, i due ragazzi lo avevano insultato invitandolo a rientrare e dandogli del "vecchio rimbambito". L'imputato dice di essere sceso in strada con l'intento di spaventarli, munito di un coltello da cacciatore posseduto da svariati anni e mai utilizzato, sostenendo di essere stato aggredito dai due giovani con calci e pugni e di essere caduto a terra. Rialzatosi dolorante e senza occhiali, dice di essere rimasto in ginocchio e di aver iniziato a brandire e a roteare l'arma per difendersi e per allontanarli.

L'esasperazione di Rinaldi troverà un fondo di verità e riscontro in una documentazione della Asl Fg/2 del 13 agosto 2003 "inconveniente igienico-sanitario via Cuniberto 15-17 Monte Sant'Angelo", dalla quale emerge che a seguito di un esposto di alcuni residenti in zona, il tecnico della prevenzione aveva effettuato un sopralluogo in quella via rilevando la presenza di escrementi umani, tracce di urine e pezzi di stoffa simili a biancheria intima con odore fetido, tanto che aveva sollecitato le autorità competenti ad effettuare disinfestazione e pulizia quotidiana.

Il referto medico

Dalla documentazione medica acquisita emerge che anche il Rinaldi era stato condotto presso il locale pronto soccorso alle 3.37 del 17 luglio. Ai sanitari in servizio in quel momento aveva riferito di essere stato aggredito con calci e pugni vicino casa sua intorno alle 23 del giorno precedente da due persone a lui sconosciute, aggiungendo che l'aggressione era proseguita anche dopo essere finito a terra.
L'esame aveva evidenziato "algia e piccola escoriazione alla radice del naso; algia alla pressione dell'emitorace antero basale sinistro addome trattabile, dolente alla palpazione profonda della regione epigastrica e quadranti dx, escoriazioni e lievi ecchimosi ai gomiti dx e sin, cavigilia sin, coscia sin., v° dito mano dx, algia alla pressione del rachide dorsale e cervicale"

Trasferito a bordo di un'ambulanza presso l'ospedale Casa Sollievo della Sofferenza, veniva visitato alle 6.02 con prognosi di "trauma policontusivo da violenza altrui..", ritenuta guaribile in dieci giorni e veniva dimesso il 19 luglio con diagnosi di "trauma policontusivo, cardiopatia ipertensiva con disunsione diastolica, diabete mellito tipo 2 scompensato".

La morte di Fischetti

Dalla relazione redatta dalla dott.ssa Stefania Bello per conto del PM si evince che il Fischetti quella notte, dopo l'aggressione, era stato trasportato presso il PPI di Monte Sant'Angelo intorno alle 23.30. Qui i sanitari avevano redatto una diagnosi di "shock emorragico da ferita da taglia e punta fossa iliaca dx". Il 21enne era stato trasportato in prognosi riservata presso l'ospedale di San Pio, dove era arrivato alle 00.33 e sul cui corpo era stata constatata una "grossa e profonda ferita da taglio in regione inguinale sin. No ulteriori segni di lesioni". Nonostante trasfusioni e manovre rianimatorie, Felice Fischetti moriva alle 4.15 del 19 luglio.

Nella integrazione della relazione di CT  del 1 febbraio 2018, la dott.ssa Bello aveva precisato che era impossibile risalire con certezza alla esatta posizione assunta dalla vittima e dall'aggressore al momento della lesione rivelatasi mortale, anche se la traiettoria del fendente era stata pressocché trasversale con l''aggressore e la vittima verosimilmente alla medesima altezza

Le cause della morte

La morte di Felice Fischetti è stata ricondotta ad una sindrome di disfunzione multiorganica-multisistemica determinata in primis da uno shock emorragico in soggetto con lesione da punta e taglio della parete anteriore della arteria iliaca estrema destra. La sede corporea attinta da un solo colpo di arma bianca è stata ritenuta una sede non vitale, sebbene sulla tragica fine del Fischetti avesse inciso la profondità della lesione, idonea a determinare la lacerazione - tra gli altri - dell'arteria iliaca  destra.
 

Omicidio preterintenzionale: la motivazione

Nella sentenza si legge che dove il Rinaldi avesse voluto realmente ferire a morte i due ragazzi, i due fendenti avrebbero attinto il tronco o gli arti superiori delle vittime e non quelli inferiori, compatibili invece con i colpi sferrati restando in ginocchio dopo aver tentato di rialzarsi. Anche le ferite "da difesa" rilevate dalla dott.ssa Bello su alcune dita del Fischetti inducono a ritenere verosimile il tentativo di schivare alcuni dei fendenti inferti dall'imputato al solo fine di allontanare il ragazzo". E ancora: "Sul punto, del resto, dal racconto del Piemontese non è emersa una puntuale dinamica dei fatti del tutto incompatibile con quella resa dall'imputato, avendo ammesso di non ricordare nulla di quanto realmente accaduto durante l'aggressione e non avendo neppure escluso la possibilità che il Rinaldi fosse scivolato in quei frangenti". Quindi "nè può sottrarsi che l'unica ferita profonda provocata dai fendenti del Rinaldi è quella rivelatasi poi letale per il Fischetti, sebbene in un punto non di per sé vitale, come pure precisato dalla dott.ssa Bello"

Quindi, "che il Rinaldi abbia agito con la coscienza e la volontà di porre in essere una condotta violenta ai danni dei due ragazzi, o accettando il rischio che ciò accadesse, lo si ricava dalle ammissioni dello stesso imputato secondo cui questi, esasperato da una situazione protrattasi per anni ed a fronte dell'ennesimo spiacevole episodio che "pensava" si stesse consumando sotto i suoi occhi, non solo aveva deciso di scendere in strada per dare una lezione ai due ragazzi, ma, prima di farlo, si era munito di un pugnale da caccia lungo 30 cm, con una lama di 18 cm, arma questa sicuramente idonea, dove adoperata, a cagionare lesioni anche gravi"

Fonte:http://www.foggiatoday.it