Antologia del borgo, presentato alla Green cave a Monte Sant'Angelo venerdì scorso. Di Matteo Rinaldi

“Antologia del borgo” è il titolo del primo libro di poesie di Giuseppe Mazzamurro avvocato e poeta montanaro, da sempre appassionato di letteratura e poesia, che ha presentato la sua prima fatica letteraria, venerdì scorso 4 dicembre nella Green cave di Legambiente a Monte Sant’Angelo davanti ad un  numeroso pubblico, accorso nel miniteatro di Legambiente nonostante il freddo e il  maltempo. “Antologia del borgo” è ispirato all’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, giornalista e poeta americano, figlio di un noto penalista statunitense dell’ “800, che nella sua raccolta di componimenti poetici racconta la vita di diversi personaggi, cittadini “del borgo”, adottando il punto di vista susseguente alla morte corporale dei protagonisti, dei quali vengono resi noti gli epitaffi funerari. Il punto di vista del post mortem è anche l’ottica nella quale Mazzamurro colloca i racconti dei protagonisti delle poesie  raccolte in “Antologia del borgo” accostati in qualche modo, come è risultato chiaro durante la presentazione del libro, ai personaggi raccontati dal cantautore genovese Fabrizio De Andrè nelle sue ballate. Durante la presentazione del libro, venerdì scorso, sono state infatti eseguite in pubblico un paio di canzoni di Fabrizio De Andrè (“un chimico” ed “un malato di cuore”) a cura di un chitarrista, amico di Giuseppe Mazzamurro, William Prencipe, che ha accompagnato la lettura delle poesie componenti il volume scritto dal giovane avvocato-poeta montanaro, restio a lasciarsi definire come un poeta tout court e più incline a ricercare nel pubblico di lettori questa etichetta, che per lui si attaglia perfettamente non a chi scrive poesie (come lui), ma a chi le legge. Poeta è infatti per Mazzamurro colui il quale possiede un cuore ed un’anima docili a lasciarsi permeare dalle emozioni della poesia, in opposizione all’elemento razionale della personalità umana, che privilegia il reale rispetto all’immaginario. Sono state lette in pubblico alcune delle poesie di Mazzamurro inerenti varie tematiche, a cominciare dall’amore fra fidanzati per finire con la pietas che si prova  nei confronti dei diseredati dei nostri giorni, ovvero gli immigrati sfruttati e costretti a vivere in condizioni disumane nei ghetti come quello che sorge ai piedi del Gargano, in provincia di Foggia. E’ stato ribadito che per Mazzamurro la poesia non ha porte, ognuno è libero di percepire le emozioni che un componimento poetico può dare  sottolineando che del resto nessuno può giustificare appieno il trasporto e l’ebrezza veicolati dalla poesia spesso in contrasto con quelle che possono essere le prescrizioni di un medico. “Mi rifaccio nello scrivere poesie – ha detto Mazzamurro - ad alcuni scrittori contemporanei come Franco Arminio (studioso dei borghi del sud-Italia) e a due poeti stranieri, uno di nazionalità polacca (Boshka) ed uno di nazionalità statunitense (Witherman) perché incarnano quella che è la mia visione della poesia”. La serata è stata introdotta da alcuni video di Benigni ed Ungaretti ed è poi proseguita per un’ora e mezza circa con la lettura, anche da parte del pubblico, delle poesie di Mazzamurro. Franco Salcuni ha presentato l’evento insieme a Valentina Scirpoli che ha posto delle interessanti domande a Mazzamurro su cosa sia per lui la poesia. Gli appuntamenti alla Green Cave proseguiranno nelle prossime settimane con spettacoli e laboratori teatrali ai quali tutti sono invitati.

Matteo Rinaldi