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“Sono venuto per imparare da voi, ragazzi! […]”.

Così ha esordito il poeta  Giuseppe Mazzamurro quando è entrato nella classe 2^ B della scuola secondaria di 1° grado dell’Istituto Comprensivo “Giovanni XXIII” di Monte S. Angelo, martedì 5 febbraio, accompagnato anche dalla Dirigente scolastica, prof.ssa Enza Santodirocco, che ha partecipato all’incontro programmato dai docenti Anna Accarrino, Marilina Azzarone e Antonio Pirro, nell’ambito di un progetto Fai di  carattere poetico-pittorico al quale la classe sta lavorando.

Nel nostro percorso creativo ci piaceva l’idea che i ragazzi interagissero con un autore, auspicando un maggiore e migliore coinvolgimento per l’elaborazione dei testi.

“Dall’esperienza che abbiamo vissuto ieri in compagnia dell’autore dell’ Antologia del Borgo, Giuseppe Mazzamurro, il quale racconta in versi le storie di paese ormai dimenticate, la nostra anima è stata fortemente toccata dal suo messaggio: ognuno nel suo piccolo è un poeta, l’unica regola è l’emozione, cercare di descrivere ciò che si vede, saper trasferire i propri sentimenti negli altri”. Così scriveva il giorno dopo Angela Azzale, relazionando l’esperienza vissuta e facendosi portavoce dell’intera classe.

 Che dire? Obiettivo conseguito, parlando in termini didattico-educativi.

Ma l’emblema della giornata, come l’ha definito Giuseppe Mazzamurro, è certamente Gabriele, che scettico, all’inizio dell’incontro, affermava “Io non posso scrivere poesie”,  ricredendosi alla fine e apportando il suo contributo durante la successiva fase laboratoriale.

 L’input è stato fornito subito dalla lettura della poesia “Ode al carciofo” di Pablo Neruda.

Quel carciofo vestito da guerriero, che marciò verso il mercato in canestri di vimini per realizzare il suo sogno di milizia e che finì in pentola, spogliato delle squame, rivelando la pacifica pasta del suo cuore verde, ha conquistato Gabriele e tutti gli altri!

 Il messaggio è stato chiaro: si può fare poesia con tutto, tutto può diventare poetico.

In realtà parlare  di poesia, spiegare cosa essa sia non è semplice, ma l’autore, proprio con la semplicità ha saputo trasmettere l’emozione della poesia, ha saputo catturare e tenere viva, per ben due ore, l’attenzione degli alunni che lo hanno intervistato, ha saputo coinvolgere tirando fuori da ciascuno ciò che ha dentro di sé, cioè la poesia, come avevamo ascoltato nel divertente video di Benigni, presentato in apertura della lezione.

Subito dopo, cominciando a rispondere alle domande elaborate dagli alunni, che hanno letto alcuni dei testi dell’Antologia del Borgo,  Giuseppe ha affermato “anche un gesto può essere poesia. Un anziano che torna stanco dal lavoro in campagna e accarezza la moglie è poesia […] Poeta è colui che sa emozionarsi e la poesia nasce a metà tra chi la scrive e chi la legge”.

Interrogato circa i tempi della scuola, l’autore ha ricordato che fondamentali nel suo percorso di crescita sono stati gli studi degli autori locali per la conoscenza del territorio e delle tradizioni; significativo l’insegnamento di tutti i suoi docenti, tra cui il professore Tommaso Di Padova; formative le recite, i tornei di basket, le esperienze parrocchiali. E, a tal proposito, ha chiesto ai ragazzi di parlargli di loro, di ciò che li appassiona,  dei loro sogni, rompendo lo schema dell’intervista. Dialogando è emerso l’amore per la danza, lo slancio verso la pallavolo, passando per il basket e il calcio. Certamente tra qualche giorno un po’ tutti proveranno  a tradurre in versi la propria passione!

Non poteva mancare la curiosità dei ragazzi relativa alla poesia preferita di Giuseppe, il quale, sottolineando che non ve n’è una particolare, ha poi menzionato e letto “I ragazzi che si amano” di Prevert, emblema dell’amore giovanile, puro, trasparente e disincantato, con i ragazzi che si baciano contre les portes de la nuit  estraniati dal mondo e non curanti dei passanti che li additano   con la loro banale quotidianità. Questo testo, ovviamente, ha affascinato i giovani uditori.

In seguito, il nostro avvocato, la cui professione lo porta al contatto quotidiano e diretto con la gente, rifacendosi alla poetessa polacca Wislawa Szymborska, per lui fonte di ispirazione, ha ricordato che non esiste una professione incompatibile con la poesia, poiché poeta è colui che ha l’ispirazione ed essa non è un privilegio esclusivo dei poeti o degli artisti in genere…”l’ispirazione, qualunque cosa sia, nasce da un incessante “non so” […] a Stoccolma vengono insignite le persone di animo inquieto ed eternamente alla ricerca. Il poeta, se è vero poeta, deve ripetere continuamente a se stesso “non so”. (Wislawa Szymborska, Discorso tenuto in occasione del conferimento del Premio Nobel, 7 dicembre 1996).

L’intervista  è stata propedeutica alla  seconda parte della mattinata, quando Giuseppe,  partendo dalla lettura della “Filastrocca dell’Acqua”, da lui composta in relazione al nostro progetto, attraverso una serie di domande stimolo ha indotto i ragazzi ad elaborare  le idee e i concetti chiave che ci servivano per avviare il momento operativo e creativo del lavoro. 

Il saluto è stato un arrivederci e Giuseppe si è congedato affermando “Ho appreso dai ragazzi, dai loro sguardi, dai loro interventi, dalla loro spontaneità […]”. Noi tutti, invece, abbiamo avuto una bella opportunità di confronto e di crescita!

Anna Accarrino