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Presentato a Monte Sant’Angelo nella sala della biblioteca comunale, sabato sera, (nell’ambito degli incontri culturali dell’Arci moderati dal professor Antonio Giardino) il libro della studiosa fiorentina, Giulia Malavasi, intitolato “ Manfredonia: Storia di una catastrofe continuata”, sul problema della coesistenza e sulle esternalità negative nate fra l’industria Enichem e la popolazione di Manfredonia a partire dal 1970 fino alla metà degli anni novanta. Molta parte della popolazione residente ha infatti, negli anni, subìto danni ingenti alla salute, a causa degli sversamenti e delle immissioni prodotti dall’insediamento industriale nella piana di Macchia, un’industria chimica voluta dall’Eni di Enrico Mattei, il quale preferì, per la costa da Mattinata fino a Vieste, uno sviluppo turistico, mentre per la piana di Macchia (almeno per quella zona contigua all’abitato di Manfredonia) fu  apertamente favorevole ad uno sviluppo industriale. “Si tratta di un sito industriale rimasto attivo dall’inizio degli anni settanta fino al 1995 – ha spiegato Renato Sammarco (del Comitato Ambiente e Salute di Manfredonia) che sabato sera ha tenuto a battesimo il libro di Giulia Malavasi – un sito che ha arrecato nocumento ai cittadini di Manfredonia, molti dei quali si sono ammalati di tumore ai polmoni e di altre neoplasie causate dalle immissioni tossiche del petrolchimico, come accadde con lo scoppio della colonnina di arsenico nel settembre del 1976.” L’autrice, del libro sulla fabbrica di Macchia dell’Enichem agricoltura, Giulia Malavasi, è risultata precisa, sabato sera, nel delineare i danni che il petrolchimico arrecò ai manfredoniani, scesi in piazza e poi raggruppati in stato di agitazione permanente (per due anni, dal 1988 al 1990) in piazza Duomo, dove venne allestito un presidio per dire no alla nave dei veleni, Deep Sea Carrier, e per denunciare le esternalità negative di una fabbrica chimica come l’Enichem, che produceva caprolattame per l’agricoltura, ovvero concime chimico. I danni arrecati all’ambiente, in realtà, si sono rivelati subito di una certa entità, tanto da costringere, dopo la chiusura della fabbrica, ad una campagna di bonifica affidata alla società Syndial che per adesso ha portato a termine solo l’otto per cento di quello che era il piano di bonifica originario, un lavoro che deve essere ancora completato e di cui non si conoscono ancora i particolari anche perché sembra che in merito alla problematica siano molte le incertezze. Fatto sta che anche grazie ad indagini sanitarie regionali si è scoperto che l’incidenza della mortalità per tumore nella città di Manfredonia sia notevolmente superiore al resto della Regione, questo perché, contigua all’abitato, sorgeva l’Enichem agricoltura contro i cui effetti negativi si scagliarono anche molti sindacalisti manfredoniani come Nicola LoVecchio, deceduto prematuramente proprio a causa delle immissioni tossiche. E’ stato imbastito qualche anno fa anche un contenzioso legale nei confronti dell’azienda di Stato Eni, ma a tutt’oggi ancora giustizia non è stata fatta, e con riferimento ai danni, arrecati alla popolazione e in molti casi agli operai che lavoravano all’interno del sito, c’è ancora troppa incertezza. “Quando si parla di numeri – ha detto il dottor Sammarco, medico dal 1984 ed attivista della Casa dell’Ambiente e della Salute – bisogna essere precisi e vedere la problematica anche dal punto di vista del rovescio (della medaglia). Non solo occupazione ha portato l’Enichem di Manfredonia ai cittadini residenti nei tre comuni di Monte Sant’Angelo, Manfredonia e Mattinata, ma ha anche determinato l’inquinamento dell’aria e dell’ambiente circostanti. Da quando sono diventato medico – ha rivelato Sammarco – ho imparato a vedere il mondo con occhi diversi; già nel 1976 un po’ tutti a Manfredonia avevamo compreso che la fabbrica contigua all’abitato produceva veleni, immettendo nell’ambiente sostanze tossiche. Qualcuno di noi sospettava addirittura che fossero stati interrati nel sottosuolo di Macchia dei fusti contenenti sostanze tossiche provenienti dall’industria chimica del Comune di Seveso in Lombardia, dove sempre nel 1976 (60 giorni prima dello scoppio della colonnina di arsenico) ci fu un incidente che causò l’inquinamento del fiume vicino alla fabbrica lombarda. Addirittura ci fu chi sospettò che gli incidenti fossero addebitabili ad una regia di poteri occulti e che fossero in realtà dei sabotaggi portati a termine chissà da chi – ha commentato Renato Sammarco - .” Fatto sta che nonostante l’opposizione delle associazioni e di alcuni partiti locali l’Enichem continuò a produrre fino alla metà degli anni novanta. Giulia Malavasi, il cui libro si può trovare a Monte Sant’Angelo nell’edicola Lo Scarabocchio e a Manfredonia all’edicola Il Papiro, ha poi riassunto i termini della problematica, ma ha preso la parola, infine, l’attivista sarda, trapiantata però a Manfredonia da tanti anni, Rosa Porcu, anch’ella del Comitato Ambiente e Salute, che ha portato un po’ di dati, rivelando come i casi di morte per tumore ai polmoni, nella città sipontina siano in realtà superiori alla media regionale e che tante sono le malattie  e le malformazioni congenite riscontrabili nella popolazione residente, a causa delle immissioni tossiche dell’Enichem. Porcu ha invitato tutti a prendere coscienza della situazione, e a riflettere sul fatto che per Manfredonia, l’Enichem agricoltura ha significato solo morte e disagio, determinando l’inquinamento anche dello specchio di mare antistante il sito industriale con conseguente avvelenamento dei pesci (che finivano sulle tavole dei residenti) e del resto della flora e fauna subacquea. “Quello che va fatto al più presto - ha concluso Rosa Porcu – è reagire allo stato di assoggettamento che ha caratterizzato i decenni scorsi, per tornare a nuova vita. Al più presto va completata la bonifica del sito che ad oggi è ferma solo all’8%, in modo da restituire ai residenti garganici l’integrità di un ambiente che avrebbe potuto determinare ben altro tipo di sviluppo, mettendo al bando campanilismi e invidie che hanno caratterizzato la storia dell’Enichem”.

Matteo Rinaldi