a cura di Francesco Le Noci della redazione giornalistica "Tancredi - Amicarelli"

Nel luglio del 2017, Monte Sant'Angelo riceve un secondo riconoscimento UNESCO: le faggete vetuste della Foresta Umbra vengono iscritte nella prestigiosa Lista nell'ambito del Bene transazionale "Antiche faggete primordiali dei Carpazi e di altre regioni d'Europa".

La Foresta Umbra è definita da molti “la Foresta per eccellenza”, in quanto comprende oltre 12.000 ettari di una formazione quasi continua e compatta, che ingloba vari boschi.

Il faggio è una pianta che troviamo nelle foreste in molte aree europee. Può raggiungere 40 metri di altezza e la sua chioma tende ad allargarsi in proporzione all’altezza. Esso cresce bene in zone caratterizzate da una certa umidità atmosferica, si adatta a diverse tipologie di suoli ed è la specie forestale più presente nei boschi italiani.

Le faggete sono ambienti di grande pregio naturalistico, ma sono anche boschi sfruttati dall’uomo per la produzione della legna. Il futuro di questi luoghi è pertanto legato a un giusto equilibrio tra gestione della silvicoltura e conservazione dell’ecosistema forestale.

Gli antichi boschi di faggio che si estendono sull’Appennino sono stati dichiarati Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Le faggete italiane sono state inserite, insieme a quelle di molti altri paesi d’Europa, fra i siti Patrimoni dell’Umanità per l’enorme biodiversità animale e vegetale.

Fra il 2007 e il 2011 erano diventati Patrimonio dell’Unesco i boschi di Slovacchia, Ucraina e Germania. Poi, nel luglio 2017 esso ha inserito anche le faggete d’Italia, Spagna, Albania, Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Romania e Slovenia. Questo percorso iniziato nel 2007 ha portato dopo 10 anni all’ingresso di 10 siti italiani nella lista Unesco: le faggete del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, quelle di Sasso Fratino, Cozzo Ferriero, Monte Cimino, Monte Raschio, nonché le faggete della Foresta Umbra con piante alte fino a 50 metri che si trovano nel cuore del Parco Nazionale del Gargano.

Le faggete del nostro territorio rappresentano un caso particolare in quanto sono lontane dagli Appennini e da loro isolate. Il nostro promontorio offre condizioni climatiche particolari che consentono al faggio la sopravvivenza fino a bassa quota al di sotto degli 800 metri.

La faggeta dello sperone d’Italia ospita faggi di 350 anni: una longevità notevole per una quota così bassa.

Sono stati assegnati fondi per circa € 225.000,00 per la redazione del piano di gestione dei 10 siti sopracitati. In realtà, queste risorse non saranno utilizzate per dei veri e propri lavori perché i boschi in questione devono essere conservati al naturale senza l’intervento dell’uomo per evitare ripercussioni anche nelle aree circostanti.