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Prosegue la serie di incontri culturali (aperitivi letterari) dell’Arci di Monte Sant’Angelo. Venerdì sera 17 maggio l’Arci ha avuto come ospite relatrice l’insegnante Milena Armillotta, impegnata, in questo anno scolastico, nell’allestimento di laboratori scolastici negli istituti di Bologna, dove la dottoressa Armillotta lavora, per parlare del difficile tema dell’omosessualità, nella giornata (quella di venerdì 17 maggio) dedicata al variegato mondo delle lesbiche, dei gay, dei bisessuali e dei transessuali (LGBT). A presentare il dibattito svoltosi nella sala della biblioteca comunale è stato il professor Antonio Giardino, docente di filosofia al Liceo Giordani di Monte Sant’Angelo, preciso nel tratteggiare i contorni del fenomeno dell’omosessualità, che quasi sempre emerge durante l’adolescenza, un’età difficile dove il diverso spesso viene bullizzato e discriminato fortemente, a causa dei pregiudizi della società. “L’essere omosessuale – ha detto Giardino – è una situazione di sofferenza che per un adolescente è assolutamente inutile, visto che tale condizione è indotta dai pregiudizi sociali”, e dunque il sentirsi diverso dipende frequentemente dal muro di perbenismo e tabù indotto dalla società, spesso responsabile in toto del disagio di molti giovani. “Oggi, 17 maggio, – ha detto Milena Armillotta aprendo la conferenza – si celebra la giornata contro l’omofobia, perché proprio il 17 maggio 1990, l’Organizzazione mondiale della Sanità ha cancellato dalle malattie mentali l’omosessualità”, vista, in precedenza, come un vulnus contro l’ordine sociale, dettato spesso oltre che dall’educazione anche da un’alterazione congenita della personalità originata da un disadattamento sociale presente fin dai primi anni d’età. “Grazie all’associazione FRAME, di cui faccio parte, - ha spiegato Milena Armillotta - stiamo portando avanti una campagna di sensibilizzazione rivolta a coloro che per lavoro o per motivi familiari educano i ragazzi sin dall’infanzia allo scopo di combattere il pregiudizio e l’omofobia, atteggiamenti che generano, non di rado, atti di bullismo esagerati, amplificati al giorno d’oggi dai social networks. E’ un problema grosso quello dell’intolleranza verso gli omosessuali, i bisessuali e i transessuali – ha poi aggiunto la dottoressa Armillotta – un problema, indotto socialmente, che quasi sempre determina depressione, disistima, autolesionismo e qualche volta porta come conseguenza estrema al suicidio. Accade poi molto sovente – ha informato la dottoressa Armillotta – che l’omofobia prenda piede fortemente nelle aule scolastiche fra gli adolescenti, con un’incidenza molto maggiore rispetto alle discriminazioni causate dall’aspetto fisico e dalla provenienza geografica,” sebbene queste ultime abbiano a che fare con quello che una volta era il razzismo propriamente detto che alzava muri e barriere invalicabili. “La paura di sentirsi etichettare come diversi, gay, lesbiche produce conseguenze molto spiacevoli soprattutto a livello di convivenza sociale, perché chi ad esempio tenta di difendere una persona gay o una lesbica, viene a sua volta fatto oggetto di insulti e discriminazioni -  ha aggiunto la dottoressa Armillotta - e dunque risulta assai raro che un omosessuale possa essere tollerato all’interno di società poco evolute dove il pregiudizio, i tabù e l’ignoranza la fanno da padrone”. Una grossa responsabilità ce l’ha anche, è emerso, la chiesa cattolica che impone ai genitori fedeli alla morale della chiesa di Roma di educare i propri figli seguendo precetti improntati alla demonizzazione dell’omosessualità, vista come un atteggiamento innaturale, diciamo pure contro-natura. Durante il dibattito che è seguito all’intervento della dottoressa Armillotta sono fioccate le domande allo scopo di sviscerare ancora maggiormente la questione. Al termine dell’incontro culturale è emerso che l’omosessualità non è solo un problema di discriminazione e ghettizzazione del diverso, ma è dovuta ad un disadattamento sociale che nasce sin dai primi anni di vita. E’ come una disfunzione che si estrinseca nel rifiuto di certi stereotipi maschili o femminili, per diventare a sua volta uno stereotipo della diversità, che fa scaturire etichette ed epiteti discriminatori figli di pregiudizi sociali che mirano a ghettizzare le lesbiche, i gay, i bisessuali, categorie che non appartengono solo al genere umano, ma che, secondo quanto emerso dalla relazione della dottoressa Armillotta, fanno parte anche del mondo animale, dove è frequente il fenomeno dell’ermafroditismo. E’ risultato,  chiaro, infine, che con una maggiore educazione alla tolleranza nelle scuole, nelle famiglie  e nei luoghi di aggregazione si può combattere il pregiudizio e la discriminazione nei confronti di coloro che non nascondono il loro essere omosessuali.

Matteo Rinaldi