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Tutto è pronto a Monte Sant’Angelo per festeggiare la ricorrenza di Santa Maria del Carmine che come ogni anno richiama centinaia di parrocchiani ed ex parrocchiani tornati in città per le vacanze. Le cerimonie religiose si svolgeranno nella chiesa che costituiva la seconda parrocchia cittadina, (dopo quella di Santa Maria Maggiore), ubicata in Piazza Mario di Leo, un edificio di culto che andrebbe inserito fra i  monumenti da visitare della città  micaelica, che può vantare uno dei centri storici più belli d’Italia. Il 13 settembre 1998, dopo una serie di lavori di restauro durati diverse settimane, veniva riaperta al culto la chiesa parrocchiale della Beata Vergine Maria del Carmine in Monte Sant’Angelo, una riapertura al culto che permise di celebrare nel 2001 il 750° anniversario dello Scapolare carmelitano ricevuto dal priore generale dell’Ordine di quel tempo, l’inglese Simone Stock. Lo scapolare carmelitano dispensatore di assoluzioni e indulgenze costituisce l’abitino tipico indossato dai devoti durante le processioni ed è composto di due pezzi di stoffa color bruno, uniti assieme da due fettucce o cordoncini, raffiguranti la Madonna del Carmelo e il S.S. Cuore di Gesù. Indossare lo scapolare carmelitano dava diritto ad avere particolari indulgenze ed è legato al cosiddetto privilegio sabatino, ovvero la promessa di liberare dal purgatorio il sabato successivo alla loro morte le anime dei confratelli del Carmelo. La ricorrenza di Santa Maria del Carmine è molto sentita a Monte Sant’Angelo, diciamo da circa 4 secoli, da quando cioè nel secolo XVII fu fondato il convento carmelitano ai margini dell’allora abitato di Monte Sant’Angelo, che già all’epoca contava qualche migliaio di abitanti. Santa Maria del Carmine è la figura sacra a cui i primi asceti dimoranti all’interno di numerose grotte presenti nel promontorio del Carmelo, in Palestina, si consacrarono per fondare l’ordine dei carmelitani che si ispirava alla figura mitica dell’asceta Elia, vissuto nel IX a.c. in Palestina e citato più volte nella Bibbia. Il monte Carmelo, dunque, Karmel in ebraico,  frutteto, che nei secoli passati offriva alla vista un aspetto rigoglioso e ricco di alberi da frutta (proprio come il significato del suo nome), era il luogo mistico abitato da numerosi monaci e asceti dimoranti nelle grotte poste sulle pendici di un rilievo montuoso che si estende nell’odierno Stato di Israele per 30 km, a circa 600 mt di altitudine. Sul Monte Carmelo i monaci trovavano la tranquillità e il silenzio per vocarsi completamente ad una vita ascetica e contemplativa, come accadeva di sovente nei luoghi montani, luoghi elevati e per ciò considerati vicini a Dio per l’appunto. A Monte Sant’Angelo luogo mistico ed elevato, proprio come il Carmelo, il convento dei carmelitani sorse 4 secoli fa e la ricorrenza della Madonna del Carmine viene celebrata ogni anno da tempo immemore oramai. Le analogie e i legami fra il Monte Carmelo e Monte Sant’Angelo non finiscono qui. In realtà i legami fra Monte Sant’Angelo e il Carmelo sono attestati anche dalla cosiddetta linea spirituale angelica che collega i santuari micaelici, consacrati a San Michele, dall’Irlanda fino al Monte Carmelo appunto, dove sorge un altro santuario dedicato all’Arcangelo Michele. Quest’anno sarà il vescovo Moscone il 15 luglio a celebrare la messa della vigilia, mentre i vespri della novena si terranno tutti i giorni a partire dalle 18.15.

Matteo Rinaldi