"In Sanctorum nummis effigies", convegno numismatico a Monte Sant'Angelo. Il resoconto

Si è tenuto a Monte Sant’Angelo presso l’auditorium delle Clarisse, “Peppino Principe”, venerdì 4 e sabato 5 ottobre, il secondo incontro culturale numismatico intitolato in Sanctorum Nummis Effigies per contribuire a dare una migliore conoscenza della monetazione medievale, anche in rapporto ai simboli (molto spesso figure di Santi) impressi sulle stesse monete. In epoca medievale la monetazione prendeva in considerazione, appunto come simboli, le figure dei re e dei santi, in un’epoca in cui le caratteristiche essenziali delle monete stesse (che ne determinavano anche il valore) erano il metallo (oro, argento, rame, ma anche piombo e alluminio), il peso e appunto le immagini (di re, imperatori o santi). Le monete in realtà sono state il primo manufatto di produzione di massa e strumento di comunicazione a larga diffusione, destinate per loro stessa natura a far circolare e diffondere messaggi e informazioni anche oltre i confini territoriali controllati dall’autorità emittente. Nello specifico una volta passati dalla monetazione romana a quella tardo antica (bizantina) e poi altomedievale cominciarono a comparire le prime effigi di Santi, San Pietro (primo santo ad essere impresso su monete in Italia) e San Michele primo santo a comparire su monete a livello europeo. Le prime monete con impresso San Michele  sono state rinvenute a ridosso dei Balcani dove erano stanziati i longobardi pronti a valicare le alpi nel 568 per giungere in Italia, stretti fra i Gepidi, da un lato, e l’impero romano ormai in disfacimento, dall’altro lato. Oggi le indagini sulla iconografia delle monete sono in pieno sviluppo e pertanto il tema proposto si è posto come momento di riflessione, foriero di sviluppo. L’incontro si è prospettato utile non solo per i numismatici, ma anche per gli studiosi di altri ambiti disciplinari interessati ad indagare la diffusione di culti locali o di pratiche devozionali di particolari iconografie. Non solo questo però, giacchè le immagini dei Santi furono apposte sulle monete anche in occasione di conflitti religiosi o per avallare conquiste e usurpazioni. Pertanto si è cercato, per quanto possibile, di risalire ai motivi culturali e politici dell’adozione delle monete stesse parlando diffusamente del culto dei santi legati a doppio filo con la storia delle città antiche e medievali, soprattutto italiane (San Giovanni Battista a Firenze, San Nicola a Bari, San Marco a Venezia, San Gennaro a Napoli, i Santi Pietro e Paolo a Roma, Sant’Ambrogio a Milano, San Petronio a Bologna, San Giustino e Santa Giustina a Padova, San Giorgio a Genova) in modo da sottolineare il legame fra il potere politico e quello religioso. I Santi patroni sono stati dunque utilizzati anche come strumento di ricerca del consenso e come momento di legittimazione agli occhi del popolo, ecco perché comparivano spesso sul rovescio delle monete, mentre sul dritto c’erano i volti dei re e degli imperatori. Dei santi si conservano nelle cattedrali a loro dedicate le cosiddette reliquie, resti del corpo umano, testa e spesso gambe e braccia, simboli di devozione popolare, una devozione che si rifletteva nell’emissione di monete. Presenti al convegno di venerdì e sabato scorsi gli amministratori locali e i più importanti esponenti della numismatica italiana tra cui: la dottoressa Eugenia Vantaggiato del Ministero per i Beni e le attività culturali, il prof. Pasquale Pazienza, presidente del Parco Nazionale del Gargano, la professoressa Rosa Palomba, assessore alla cultura del Comune di Monte Sant’Angelo, il dottor Ermanno Winsemann Falghera della Società Numismatica Italiana, il prof. Gabriele Archetti del Centro studi longobardi, il prof. Nicola Moretti dell’Università della Basilicata, la professoressa Emma Angelini del Politecnico di Torino. Le relazioni sono state tenute dal professor Lassandro, il prof. Aldo Luisi, il dottor Giuseppe Ruotolo, il professor Giancarlo Alteri, il professor Bruno Callagher, la prof.ssa Emma Angelini, la prof.ssa Immacolata Aulisa, il prof. Giuseppe Colucci, la dott.ssa Cristina Crisafulli, il dott. Domenico Luciano Moretti e il dottor d’Andrea, il prof. Marcello Mignozzi, il dottor Michele Chimenti e il dottor Fabio Petazzoni, il dottor Valerio Giovanni Moneta, il dott. Luca Lombardi, il prof. Giovanni Gorini e il prof. Andrea Saccocci, il prof. Iurilli tutti eminenti numismatici. Analizzata in particolar modo la monetazione altomedievale, un periodo in cui la cristianizzazione anche dei popoli barbarici era stata pressochè completata, come è desumibile dalle monete ritrovate con le effigi di San Michele (primo Santo europeo ad essere impresso sulle monete medievali, in abiti militari), San Pietro a Roma (con le chiavi del Paradiso), San Nicola di Bari con il pastorale in mano e via via gli altri santi. Da rimarcare la differenza fra monete e medaglie, mentre le prime sono l’espressione del potere di battere moneta dello Stato, emanazione dell’autorità statale, le medaglie riflettono invece la facoltà di creare dei simboli dei santi (in metallo) che sono emanazione di un ente o di una persona giuridica privata, una consuetudine in atto soprattutto nel XIX secolo. A questo proposito la dottoressa Palomba, assessore del Comune di Monte Sant’Angelo, ha annunciato che per il futuro si cercherà di creare, con l’aiuto degli enti locali, delle medaglie con l’effigie dei santi locali, simbolo del Gargano. Il convegno è stato reso possibile grazie all’impegno e all’organizzazione del Centro studi storico archeologici del Gargano, e nello specifico da Domenico Moretti e Francesco Vaira, mentre numerosi sono stati gli enti che hanno dato il loro patrocinio tra cui la Regione Puglia, Italia Langobardorum, Ministero dei Beni culturali, Società mediterranea di Metrologia Numismatica, Ente parco Nazionale del Gargano, Comune di Monte Sant’Angelo. Era in vendita durante il convegno la rivista, del centro studi storico-archeologico del Gargano, Kalkas, richiamante il dio Calcante a cui era dedicato il tempio precristiano sulle vestigia del quale è sorto il santuario prima bizantino (anche se in due fasi distinte prelongobarda e postlongobarda) poi  longobardo e successivamente svevo-angioino di San Michele a Monte Sant’Angelo.

Matteo Rinaldi

La nostra pagina facebook