Festa del Paradiso a Macchia: perché?

- di p. Alfredo M. Tortorella -

I bambini della Parrocchia S. Maria della Libera di Macchia, unitamente alle catechiste e alle mamme, vivranno nel pomeriggio del 31 ottobre p.v. una piccola Festa del Paradiso, sulla scia delle tante iniziative fatte in diverse parrocchie d’Italia e denominate Festa della Luce, invitando i piccoli partecipanti a travestirsi da un santo o una santa, oppure da angioletto. L’idea nasce per “una moda che non piace”, ovvero quello di aver trasformato la vigilia di Ognissanti (in inglese All Hallows Eve, da cui Halloween) in un carnevale a tema grottesco. I bambini di Macchia sono stati invitati, sempre vestiti da santi e da angeli, a partecipare alla Messa delle ore 10.00 del giorno 1, con il loro costume. Il messaggio che si vuole trasmettere è quello che occorre, in tutta la propria vita, aspirare a “vestirsi di luce, e non di tenebra”.

Credo che la Chiesa debba sempre essere aperta a tutte le culture e religioni e resto convinto che ogni elemento di usi e costumi stranieri non sia da giudicare mai negativamente: in essi, secondo l’insegnamento dei Padri della Chiesa, è possibile sempre vedere elementi dell’unico Dio Creatore. La Chiesa ha poi, storicamente parlando, imparato l’inculturazione, ovvero quel processo di immettersi nei costumi e nelle usanze di un popolo per poter annunciare con maggiore libertà la Buona Novella del Vangelo. Ma a proposito di Halloween - che a mio avviso è più che altro una tendenza- ci sono due elementi che personalmente non mi vanno proprio giù: il primo, è come sia possibile che in trenta/quaranta anni di televisione e poi media informatici, una ricorrenza folkloristica di oltreoceano (almeno, per ciò che riguarda zucche, party a tema e “dolcetto o scherzetto”, film e telefilm USA sono stati “corsi on line” ante litteram per noi bambini di quegli anni) si sia imposta prepotentemente sul mercato, ma ahimè, sul tessuto sociale e culturale delle nostre città italiane. Finanche nelle scuole di infanzia si tende a celebrare … le zucche vuote!

Il secondo elemento che proprio non mi va, è legato alla nostra opera pastorale e al cammino di fede: se oggi a un bambino di una grande città che si iscrive al primo anno di catechismo, battezzato dai genitori “non praticanti”, chiedi cosa si festeggi a cavallo del 1 e 2 novembre, all’ 80 per cento stai sicuro che ti risponderà: “Halloween!”. E’ così complicato e fastidioso ricordarsi e ricordare che esistono due ricorrenze bellissime della Chiesa, ovvero la Solennità dei Santi e la Commemorazione dei fedeli defunti?

Da tre anni sul Gargano mi ha sorpreso che anche a Macchia e, in generale, nel territorio di Monte, abbia trovato tradizioni più antiche all’Halloween mediatico: bambini che, istruiti dai loro genitori e nonni, ricevono la calza dei dolcetti – o li vanno a chiedere in giro –, secondo la tradizione dell’ anime re li muort. Così come ho saputo di quanto avviene ad Orsara di Puglia, da tempo immemorabile, con la tradizione de I Fuocacost e cocce priatorje, che, ci tengono a dire gli Orsaresi – e hanno ragione – non è Halloween! 1

Sono tradizioni legate al folklore italiano molto più antiche dei macabri carnevali americani e nordeuropei e sicuramente legate alla nostra religiosità popolare che voleva, a proprio modo, celebrare la Festa dei Santi e la Commemorazione dei Defunti. La Chiesa, a tal proposito, incoraggia noi pastori a valorizzare la religiosità e la devozione popolare perché anche quelle possono essere occasione di evangelizzazione.

La Festa del Paradiso che si terrà a Macchia con i bambini e le loro mamme vuole essere un piccolo segno per tutto il territorio: lì dove la morte con le sue mostruosità sembra regnare, un cristiano può portare i buoni esempi dei santi: la testimonianza della vita donata per amore, la carità che in vita li ha contraddistinti, la luce e la forza emanati dai loro scritti sono elementi positivi e più eloquenti delle zucche vuote e dei macabri teschi!

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