Presentati presso la sede del Parco Nazionale del Gargano gli Atti del Convegno Nazionale di Studi ...

Presentati, sabato scorso presso la sede del Parco Nazionale del Gargano a Monte Sant’Angelo, gli Atti del Convegno Nazionale di Studi tenutosi nella città micaelica tra il 9 e il 12 ottobre 2014 intitolato “Erat hoc sane mirabile in regno longobardorum (Era questa cosa (questo fatto) veramente straordinaria/o nel regno dei longobardi) Insediamenti montani e rurali nell’Italia longobarda, alla luce degli ultimi studi”. La presentazione degli Atti del convegno è stata resa possibile sabato scorso grazie a Felice Pastore responsabile della IV macroarea Longbard ways accross Europe (le vie longobarde attraverso l’Europa) insieme a Immacolata Aulisa, del centro studi micaelici-garganici dell’Università di Bari, Giuliano Volpe e Pasquale Pazienza, direttore dell’Ente Parco Nazionale del Gargano che ha curato l’evento di sabato sera sotto l’aspetto logistico e degli sponsor. “Grazie all’impegno dell’Ente Parco – ha detto Felice Pastore – abbiamo potuto presentare gli atti di un convegno nazionale sulla storia longobarda, che seppur con attinenza alla Longobardia Minor e ai ducati di Salerno e di Benevento è durata 5 secoli circa, dal 568 (anno in cui i Longobardi varcarono le Alpi per spingersi in Italia) fino al 1076, quando al dominio longobardo si sostituì la dominazione normanna. Dopo cinque anni – ha detto Pastore – pubblichiamo gli atti a seguito di situazioni un po’ travagliate che hanno caratterizzato questo lasso di tempo, riprendendo, nel titolo, dell’iniziativa di questa sera, un passaggio testuale della Historia Langobardorum di Paolo Diacono. Il tutto nel tentativo di recuperare quegli aspetti della Storia Locale che per troppi anni sono rimasti in secondo piano e che invece faranno parte del bagaglio collettivo storico di ogni cittadino, incominciando dagli alunni delle scuole primarie e secondarie locali”. “Il contributo dell’Ente Parco a questa serie di iniziative attiene ai momenti di valorizzazione e gestione di tali eventi – ha poi detto il presidente del Parco, Pasquale Pazienza, - momenti e occasioni qualificanti allo scopo di offrire e tramandare la storia dei Longobardi, alle generazioni presenti e future, di modo che l’economia sposi la storia mediante la conservazione delle tracce del nostro passato, mirando allo sviluppo delle comunità locali”. E’ intervenuto all’incontro di sabato sera presso la sede di Via Sant’Antonio abate dell’Ente Parco Nazionale del Gargano anche l’assessore alla cultura (all’epoca del convegno, Ottobre 2014), Giovanni Granatiero, della Giunta di Iasio, il quale ha ricordato come si scelse di fissare proprio a Monte Sant’Angelo il convegno nazionale di studi longobardi sui luoghi rurali e montani, perché la città garganica può a buon diritto essere considerata il luogo più importante fra tutti gli insediamenti micaelici medievali, con il suo santuario, luogo sacro per antonomasia della venerazione nei confronti di San Michele nel mondo. “Un grosso ringraziamento – ha detto Giovanni Granatiero – va allo studioso, professore dell’Università di Bari, Giorgio Otranto, che ha consentito alle ricerche sul culto micaelico di progredire ed avanzare, nel corso degli anni, a partire dai primi scavi effettuati nelle cripte della Basilica, nel 1969, che hanno portato alla luce il santuario longobardo di San Michele, entrato, per via delle epigrafi ed iscrizioni runiche, nel patrimonio dell’Umanità Unesco, 8 anni e mezzo fa nel giugno del 2011. Oggi i percorsi longobardi sono stati riconosciuti persino dal Consiglio d’Europa, itinerari che partivano dalla Scandinavia nel I secolo dopo Cristo e, attraverso la Germania e la Pannonia, arrivavano in Italia varcando le alpi orientali per giungere nella penisola italica, in Friuli, nel 568 d.c – ha concluso –.” Esaustivo l’intervento della direttrice del Centro studi micaelici e garganici, Immacolata Aulisa, che ha parlato della monumentalizzazione della grotta sacra garganica (il prototipo degli altri luoghi di culto micaelici) proprio ad opera dei Longobardi, i quali hanno scelto come dies festus l’8 di maggio, una data ricorrente in tutti i luoghi di culto dedicati a San Michele di matrice longobarda. Giuliano Volpe dell’Università di Foggia ha infine parlato della necessità degli scavi archeologici per portare alla luce testimonianze e reperti risalenti all’età tardoantica e altomedievale come è accaduto con il sito di Faragola nell’alta Apulia. Occorre, per Volpe, procedere all’analisi stratigrafica del terreno per consentire la scoperta di reperti e ritrovamenti antichi ormai quasi di millecinquecento anni che diversamente non sarebbe possibile studiare.

Matteo Rinaldi    

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