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di Antonio Pirro

La dirigente scolastica dell’Istituto Comprensivo Tancredi-Amicarelli, Matilde Iaccarino, di Monte Sant'Angelo annuncia di voler costruire una scuola che guarda la comunità, la sua gente. Per creare comunità, ha voluto oltrepassare l'individualità che la caratterizza,  lo ha fatto organizzando il convegno "Guardare Oltre lo spettro" e dando la possibilità ai tanti docenti ed esperti di "toccare", conoscere e confrontarsi su un' importante problematica scolastica, familiare e sanitaria: l'autismo.  

L'incontro formativo si è tenuto nei locali della sua scuola, gremita di un pubblico attento e motivato. 

La Dirigente scolastica ha ringraziato gli ospiti e i convenuti e ha dichiarato che questo sarà  il primo di una serie di eventi che la scuola organizzerà per rispondere alle esigenze formative interne e per aprire nuove piste di conoscenza, nella convinzione che un’ agenzia educativa in fermento deve scendere nei problemi e nei bisogni delle persone. Alla giovane Dirigente  piace una scuola che sia meno tetra e uggiosa e più colorata, meno  seduta e più contaminata e in movimento. A proposito di colori e di spazi educativi, ha citato l’ultimo murales che Jorit ha realizzato, con la collaborazione di ragazzi con autismo, sulle facciate dell’ospedale di Pozzuoli.

L'insegnante Dina Gellotto Gentile ha costruito e moderato la giornata di studio in cui sono stati presentati i progetti educativo-comportamentali d'istituto, pet-therapy, musicoterapia e clownterapia, e l' associazione di clownterapia, ONLUS, "Teniamoci per mano", che si occupa  delle sue attività e dei suoi lodevoli impegni sul territorio.  Al tavolo dei relatori erano il docente  Paolo d’Ambrosio, l'educatrice Berardinetti, la dirigente scolastica Matilde Iaccarino e l'assessora del comune di Monte Sant'Angelo Agnese Rinaldi.

Paolo d'Ambrosio, Laureato a Roma La Sapienza con il massimo dei voti con lode, Studio di Consulenza Aziendale Internazionale, docente presso l'università di Foggia in Finanza per l'internazionalizzazione, Perito e Consulente Tecnico presso il Tribunale di Bari, si è autodefinito clown di professione! La vita è proprio una grande sorpresa, il professor d’Ambrosio ha raccontato all’uditorio che cos’è la clownterapia, che cosa vuol dire riempire di colore le corsie di un ospedale, gli hospice dei malati terminali, le carceri o i centri di salute mentale. Il discorso è proseguito con la storia di questa terapia nata per i bambini ma che funziona con tutti, la terapia del sorriso come modo per sublimare il dolore, distaccarsi da esso e guardare al malato o alla persona che soffre con una comunicazione diversa e inaspettata, un naso rosso per trasformare un curriculum serioso in un sorriso.  

Arrivare in una sala buia e silenziosa, con un po' di ritardo, mentre sta passando un video in soggettiva senza parole; accorgersi che quello che scorre è qualcosa che ognuno ha vissuto monotonamente centinaia di volte. Un video girato in un qualsiasi centro commerciale: un ragazzo cammina e filma, non parla e le luci dei led lo colpiscono, non parla e i profumi e gli odori gli sbattono contro, non parla e i rumori, le voci, la musica sono informazioni agitate che si accalcano dentro la mente. É iniziato più o meno così l’intervento di Mariana Berardinetti, chiamata a parlare per dire che la "Neurodiversità è ricchezza". L'esperta ha posto da subito la riflessione sul sovraccarico sensoriale e susseguente comportamento problema dei bambini con autismo e mettendo al centro dell’intervento il modo in cui questa diversità processa la realtà in cui vive. “Pensi ancora di volermi diverso? Prova a pensare come me e capirai che non è giusto essere diverso da me” è stato uno dei versi delle poesie-curanti che lei stessa ha letto ad un pubblico attento e partecipe.  Mariana Berardinetti, educatrice professionale e tecnica del comportamento, ha conversato sul tema del suo libro “Guardare Oltre lo Spettro”, titolo che ha dato la direzione al convegno. Gli stimoli si sono susseguiti molteplici: un bambino con autismo impara e può imparare, l’autismo è una condizione non una patologia, le istruzioni comportamentali non sono mai un addestramento ma seguono un approccio educativo.

Per lei, ogni bambino impara in maniera diversa.

“Puoi usare le bolle di sapone per attirare la mia attenzione” con questo verso  ha magistralmente introdotto il come si può operare in tal senso.  Così, è stato ben evidenziato che la Comunicazione Aumentativa Alternativa o la Lingua dei Segni sono il modo in cui un mondo complesso può farsi tradurre da un bambino neurodiverso  o da un bambino sordo. In tale mondo, la costruzione di un quaderno della comunicazione, costruito pazientemente negli anni, può diventare il passepartout per aprire le serrature delle mille barriere che poniamo. Da questa considerazione, la scuola deve pensare da subito ad un progetto di vita che continui nel sociale, a casa e all’esterno. E' questo il modo per mettere in pratica la Comunicazione Aumentativa Alternativa e portarla fuori, dove occorre, modificare dal basso gli ambienti di apprendimento, convergendo sulla centralità della comunicazione in quanto elemento inclusivo e vitale per eccellenza. 

Le proposte sono state incalzanti e non hanno risparmiato di indicare le perduranti criticità. “...lo sapevi che la stanzetta di sostegno proprio mi fa paura? Lì dentro qualche volta penso che non posso stare con gli altri bambini perché sono pericoloso! E questo pensiero mi scatena un uragano di emozioni! Ti dico un segreto -io provo emozioni!”.

A chiudere i lavori della serata è stata l’assessora alle politiche sociali, Agnese Rinaldi. L'Assessora ha  ribadito che l’amministrazione cittadina ha in cantiere diversi progetti per  cui  ricercherà la preziosa collaborazione delle volontarie clown di "Teniamoci per Mano". Ai presenti, ha rivolto l'appello  di farsi proattivi e portatori di idee per guardare oltre ogni spettro e oltre noi stessi.

     Il gran finale non si è fatto attendere e la platea è stata invasa da una schiera di clown con naso rosso e camice bianco, capitanata dal professor Paolo d’Ambrosio, che ha attuato una piccola, ma rigenerante seduta di joga della risata, per toccare con mano la forza endorfinica del sorriso.