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"Purtroppo,  i buoni consigli si seguono, grazie al coronavirus e al solito freddo, me ne sto in casa a consumare le unghie. A ben pensare, considerato che, noi che abbiamo una certa età, desideriamo passare più tempo in casa, ho pensato di farvi leggere, sempre se lo desiderate, qualche storia in più. Questa settimana  vi tocca L'ortolano calunniatore. spero che vi divertiate."

     "Eccoti finalmente: ma dove sei stato stamattina?" aveva chiesto Ciccio "Saccetutte[1]" mercante abusivo di CD taroccati.

     "Mi sono fermato davanti bar e ortolano mi ha raccontato che in piazza della Libertà c'è un banchetto e, per firmare, qualcuno ti paga venti euro e qualcuno te ne da cinquanta. Sicuramente c'è qualche imbroglio in giro, mi ha detto, non firmare" aveva risposto Filippo "Cetrule", disoccupato di lungo corso che non cercava lavoro.

     "E che cosa c'era da firmare di bello?"

     "Che c'era da firmare? Bella domanda mi fai; come, non sai che tra non molto si deve votare su uno di quegli strani articoli scritti nella Costituzione? Quelli del banchetto dicono che anche noi dobbiamo esprimere la nostra opinione".

     "E tu di che opinione sei?"

     "E che!... stamattina ti va di fare il maestro. Di che parere vuoi che sia. Che ne so io che cosa significa Costituzione, che significa rappresentanza et cetra et ceterorum. Piuttosto che dare pareri, io i pareri li cerco per me. Ogni tanto vorrei capire di che cavolo stanno parlando. Don Ciccio, quello che porta sempre il cappello, mi ha insordito le orecchie con una pentafilla di parole solo perché io volevo mettere la firma dove c'erano meno nomi. Quello, alzando l'indice con quella sua aria solenne, mi ha detto: 'Filippo!... caro Filippo, guarda cosa fai! tu non sai che cosa vogliono quelli che hanno firmato da quella parte. Se sono in pochi, qualche motivo ci deve pur essere. Volta la pagina, lì c'è la maggioranza: Vox populi, vox Dei... con i molti non si sbaglia mai'. Io allora gli ho riferito che Filippo "Cetrule[2]", per mettere la firma, mi aveva offerto venti euro. Quello, intanto che io lo guardavo per cercare di capire cosa intendesse, ha cavato dalla tasca un biglietto di cinquanta euro, me lo ha messo in mano e ha aggiunto: 'firma dove scrivono i più e raccontalo ai tuoi amici. Io, allora, ho preso i cinquanta euro, ho firmato dove c'erano più firme e ho ringraziato don Ciccio. Anche io ha avuto l'impressione che minoranza e maggioranza fossero d'accordo: si dice che devono raccogliere un certo numero di firme per chissà quale strana riforma".

     "Caro Filippo, hai fatto bene a dirmelo, ma parla piano: quando ci sono di mezzo gli ortolani, si finisce sempre in mezzo ai guai. Comunque, domani, per tempo, vado a vedere cosa succede al banchetto in piazza della Libertà".

     Aveva ascoltato per caso il racconto di Filippo, don Paolo "Sempe attinte[3]".

     "Ma che diavolo di storie vai raccontando? Queste sono favole inventate per screditare le istituzioni. Non sono cose che racconta una persona per bene" aveva detto Paolino, il responsabile dell'Ufficio relazioni con il pubblico dell'Accademia per la riforma della Costituzione. "E chi è questo ortolano, poi: hai mai incontrato un ortolano che capisce di ingegneria costituzionale e di strategie politiche. Sicuramente ci troviamo di fronte a una persona finta e, se è finta la persona, è finto tutto. Tu stai calunniando don Ciccio e l'ortolano calunnia le istituzioni".

    "Ma che calunnia e calunnia" aveva risposto Filippo "Cetrule", "sarò anche un poco ignorante ma non è mio costume calunniare i galantuomini".

     "Allora, egregio Filippo, se insisti a dire che è vero, devi denunciare il nostro amato don Ciccio alle autorità competenti altrimenti ti fai complice di chi froda e tradisce la fiducia del popolo. Noi abbiamo bisogno di conoscere questo ortolano, noi tutti. Quelli di minoranza e quelli di maggioranza hanno il diritto sacrosanto di conoscere chi, alle loro spalle, li froda e li tradisce. Se sei sicuro del fatto tuo, signor Filippo, leva gli occhi al cielo, restituisci i soldi e, al cospetto di tutti, dica:

     "Quello che ho detto è vero: sono complice di un imbroglio contro le istituzioni, denunzio Don Ciccio e vi dico chi è l'ortolano".

     "Denunciare don Ciccio, dirvi chi è l'ortolano e restituire i soldi? Quali soldi!... quale Ortolano. Io don Ciccio l'ho visto soltanto da lontano e per il bene del Paese, del Popolo. Ho firmato per la riforma della costituzione  come ha firmato la maggior parte della Gente e tu, egregio don Paolo "Sempe attinte: che cazzo hai capito".

P.S.

     Scusate se riporto un altro colloquio tra persone che non esistono e in mala fede: non me ne vogliate. A certa gente non si dovrebbe mai fare pubblicità. Io non so rendere ragione perché certi scritti hanno trovato spazio in quei giornali. Questo dialogo, fatti alcuni irrilevanti aggiornamenti, è stato udito  davanti a una trabiccolo che vendeva roba fritta ed è stato pubblicato su un giornale di Milano che si chiamava "La politica per il popolo". Meno male: erano passati appena un paio di mesi dall'insurrezione che portò alla liberazione temporanea della città dal dominio degli austiaci. Era il mese di maggio dell'anno mille ottocento quarantotto.

     Visto che il coronavirus ci rende nervosi e abbiamo un po' di tempo da occupare, cerchiamo di alleggerire il nostro umore con delle storie inventate. 

 

[1]     "Sotutto"

[2]     "Cetriolo"

[3]     "Sempre attento"