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Una donna da sposare l'avevano cercata prima in paese poi in giro per il Gargano ma per Matteo e Nicola non c'era stata fortuna. Poi un sensale professionista aveva trovato Angela, da poco arrivata in paese e, allora...

Maggio 2018

     Non si conoscevano molto. Mestieri diversi, vite diverse, caratteri opposti. L’uno, Matteo “Nsaccarecotte1”, agricoltore, seduto al tavolo all’angolo dell’ampio locale dell’osteria “Mare e Monti”, accanto alla finestra che si affacciava sulla vallata, guardava gli ulivi della pianura, contava i puntini bianchi sparsi nell’azzurro del golfo e i corvi che apparivano e scomparivano nel cielo perdendosi dietro i cerri e i pini che coloravano le colline.

     Aveva passato i suoi quarant’anni per la maggior parte in campagna a coltivare le terre e ad accudire la mandria. Il lavoro era la ragione della vita e in campagna ci viveva bene. Con lui abitavano un vecchio fattore che aveva servito suo padre e una coppia di albanesi che parlavano meno di lui. Solo nei periodi della semina e del raccolto quella terre si riempiva del chiacchiericcio dei braccianti, sempre gli stessi, che a volte scherzavano, a volte raccontavano le loro storie quando, dopo la giornata nei campi, aspettavano la sera.

     Timido, quando tornava al paese per i fine settimana, gli piaceva il brusio delle strade, gli schiamazzi dei ragazzini e il suono delle campane. Gli piaceva ascoltare e, quando poteva, non parlava neppure con i pochi amici che frequentava. Se incontrava una ragazza sceglieva con cura ogni parola e, agli inizi, risultava anche simpatico. “Si sa…” pensava tra sé: “alle donne piace essere ascoltate” e sperava sempre che fossero le ragazze a invitarlo a qualche passeggiata o a qualche festa. Accadeva raramente ma, dopo un po’, le ragazze preferivano giovanotti più allegri e intraprendenti.

     “La solitudine comincia a pesare e a vivere da soli ci si stanca” pensava. “Prima o poi una moglie la devo trovare. Avere qualche figlio e i nipoti è meglio che vivere da soli. Prima o poi mi devo decidere”.

     L’altro, Nicola Peddanèrej1”, trentotto anni, buon muratore, seduto al tavolo vicino al camino, osservava tutti quelli che entravano e tutti quelli che uscivano e sempre pronto, chiedeva ai camerieri informazioni sugli avventori.

     Persona aperta, capace di attaccare bottone con tutti quelli che avvicinava; quando iniziava a parlare non riusciva a fermarsi.      Non perdeva occasione di dare giudizi sui presenti e, ancora di più, sulle persone assenti; non perdeva occasione di raccontare storie fantasiose e bugie con la pretesa di essere creduto. Riusciva a diventare fastidioso per il tono inquisitorio e saccente sbandierato fuori luogo e fuori tempo che, senza che se ne rendesse conto, gli scappava dalla bocca. Su ogni situazione, su ogni argomento doveva mettere il cappello e se qualcosa andava storta, non una volta che cercasse di ragionare: la colpa era sempre di chi gli stava vicino. Con tutti gli amici e le amiche che vantava, alla fine, anche Nicola si era accorto di essere solo. Le ragazze che aveva tentato di avvicinare lo giudicavano inaffidabile e immaturo e qualche tentativo di mettere su famiglia non era andato a buon fine.

     Tutti e due, così, il sabato sera, uno al tavolo d’angolo e l’altro al tavolo accanto al camino si trovavano all’osteria.

     “Mangiare da soli non è divertente” aveva salutato Nicola, “sarebbe meglio cenare con qualche amico”, e i due, prima un bicchiere di vino poi lo stesso tavolo, avevano cominciato a simpatizzare. Si…, erano proprio diversi e lo sapevano, ma avevano scoperto che li accomunava il desiderio e l’esigenza di prendere moglie e la difficoltà di trovarne una; li accomunava la capacità dell’uno di ascoltare senza interrompere e il piacere e la voglia dell’altro di parlare, parlare, come si dice, senza mai sputare per terra, convinto di raccontare le storie più interessanti del mondo.

     “La donna che pretende di comandare e scegliere l’uomo” pontificava Nicola, come gli capitava spesso, “è sicuramente un poco di buono e, nel migliore dei casi, non adatta alla famiglia” e prendeva a raccontare i mille segreti della sua vita. Storie e avventure che sembravano prese da certi programmi televisivi e, spesso, inventate di sana pianta.

     Matteo lo ascoltava, a volte sorrideva compiaciuto, a volte lo prendeva in giro divertito. Quel chiacchierone gli era diventato simpatico e, col passare dei giorni, gli era diventato amico.

      “È proprio difficile trovare la moglie giusta” aveva preso a raccontare una sera davanti al bicchiere di vino che faceva difficoltà a mandare giù, “Carmela, la figlia di Orazio Santaridde1 mi ha lasciato senza alcun motivo; sembrava proprio che potesse nascere un buon rapporto. Quel giorno pioveva e io, previdente come sempre, avevo tirato fuori l’ombrello. Carmela, approfittando della pioggia mi aveva preso il braccio e, strada facendo, mentre mi raccontava che stava ricamando delle lenzuola per il corredo, io avevo visto davanti al Gran Bar la signora Ernestina.

     “Vieni con noi…” le ho detto: “lasciamo Carmela e ti accompagno a casa. Mi ha guardato come se l’avessi offesa; ha lasciato il mio braccio con un atto di stizza, ha girato la testa ed ha preferito andare via sotto la pioggia battente. Ho avuto la sensazione che la mia vicinanza le desse fastidio”.

     “E già…” aveva sorriso Nicola: “Ma tu ci staresti con una ragazza che, mentre cerchi di baciarla, invita un suo amico ad accompagnarla a casa?”

     “Forse hai ragione” aveva risposto Matteo: “ho sempre qualche difficoltà quando mi trovo con altre persone, specialmente con le donne. Gli anni passano e di questo passo resterò solo come un cane. E tu, con tutte le storie che hai vissuto e che racconti così bene, perché non hai incontrato la donna da sposare?”.

     “E che ne so. L’ultima donna che ho incontrato, mi ha mandato a quel paese senza tanti giri di parole” aveva subito cominciato a raccontare Nicola, “mi aveva chiesto cosa pensassi del matrimonio e io, per scherzare, avevo solo ripetuto la battuta di quel comico napoletano morto un po’ di tempo fa, un certo Massimo, Massimo… di cui non ricordo il cognome: io non è che sia contrario al matrimonio, però mi pare che un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi, e quella se l’è presa e mi ha risposto che potevo anche andare al diavolo e sposarmi con un mulo. È proprio vero. Le donne sono difficili da capire” aveva concluso Nicola.

     I due, per un motivo o per l’altro, erano riusciti a sconfortare anche le zitelle meno esigenti.

     “Ecco… arriva lingua di pesce” scherzavano le conoscenti appena intravedevano Matteo, e tiravano dritte senza salutare e quando incontravano Nicola, si fermavano ad ascoltare qualche storiella e, al primo negozio, alla prima porta amica, entravano e lo lasciavano da solo.

     “Senti” aveva detto Matteo, “in paese non c’è trippa per gatti, forse è meglio cercare nei paesi qui vicino. Sicuramente di donne da marito ce ne saranno ancora”.

     Sembrava una buona idea e avevano passato le feste di capodanno in un bel locale sul mare a Mattinata e tutto il periodo di carnevale avevano girato per Manfredonia. Durante la primavera si erano recati spesso a Carpino, dove Matteo aveva anche alcuni affari, ma di risultati concreti non ne venivano fuori. I primi caldi di metà giugno, infine, avevano spezzato la resistenza dei due. Girare con la seicento di Nicola, anche con i finestrini aperti, era proprio un tormento. Quando si arrivava in salita la spia dell’acqua continuava ad accendersi e Nicola era costretto a fermarsi per rabboccare il radiatore. “Questa macchina consuma più acqua che benzina” continuava a ripetere e quando si era fermata per strada ed erano stati costretti ad aspettare il carro attrezzi sotto il sole impietoso, avevano deciso di smettere quella ricerca infruttuosa.

     “Meglio rinunciare” aveva suggerito Nicola, “inizia l’estate e si sta meglio in paese, al fresco”.

     “Scusate…, avete visto Giovanni U Mulunère1?”. Francesco Pacckjène1 si era avvicinato ai due amici e senza dare particolare peso alle parole, aveva sparso il miele sul davanzale.

     Come sempre, addobbato a festa nel suo abito dal colore indefinito. La giacca ormai stretta col bottone di centro che tirava vistosamente e il pantalone abbondantemente alla caviglia, lisi per gli anni e non sempre puliti e stirati. Una corta cravatta con tonalità d’oro e un grosso orologio scrostato al polso. Saltavano agli occhi un paio di scarpe bianche e nere di quelle che indossavano i musicisti di jazz degli anni cinquanta.

     Ufficialmente barbiere, con pochi clienti, non disdegnava di fare il mediatore e combinare matrimoni dietro piccoli compensi.      La bottega gli era particolarmente utile per i pettegolezzi e le informazioni necessarie ai sui commerci e lui, attento, non perdeva occasione per incoraggiare clienti e avventori a raccontare i loro segreti e quelli dei conoscenti e molti non perdevano occasione per entrare nella bottega per conoscere le ultime notizie, le ultime indiscrezioni e le ultime maldicenze.

     Conosceva tutto di tutti in paese e nei paesi vicini.      Conosceva la situazione patrimoniale dei benestanti e la miseria dei poveri cristi; conosceva vizi nascosti e virtù apparenti dei suoi concittadini; conosceva corna, zitelle, scapoli e imbroglioni. Era una preziosa fonte di informazioni per ogni esigenza.

     “Finalmente ho trovato la donna che fa per lui.” aveva aggiunto bonario. Dovevamo incontrarci qui e ancora non si fa vedere. Sapete, non è stato facile, ma con pazienza e perseveranza si arriva a tutto. Io ho sempre notizie di prima mano” aveva continuato, “il mese scorso Arrigo Ciccadolce mi ha detto che Carlino Foramesure1 vuole comprare un immobile importante. Da come si è presentato e da come è vestito non mi pare che disponga di una somma importante”.

     “Lascia perdere le apparenze…” gli ho detto, “Carlino Foramesure, se vuole, compra in contanti anche tutta la tua azienda”.      Matteo e Nicola si erano guardati l’un l’altro come se un lampo li avesse colti d’improvviso. Rivolgersi a quel mediatore poteva essere rimedio sicuro per tentare di combinare un buon matrimonio.

     “Siedi con noi” lo aveva invitato Matteo stranamente ciarliero, “vogliamo farti una proposta”.

     “Tu sicuramente sai che cerchiamo moglie”. Nicola aveva preso l’occasione al balzo per raccontare le loro preoccupazioni e avanzare la richiesta comune, “ma non sappiamo perché e per come, come dire… abbiamo qualche difficoltà a individuare quella giusta. Tu che conosci tanta gente, potresti darci una mano, dietro un buon compenso”.

     Francesco aveva portato la mano alla bocca, si era guardato attorno e aveva chiesto un bicchiere al cameriere, poi, lentamente, soppesando le parole, aveva iniziato a parlare in tono confidenziale. “I matrimoni che ho combinato in tanti anni di onorata professione” aveva detto Francesco “sono stati sempre benedetti dal Signore; chiedete, chiedete in giro. Occorre innanzitutto sapere il tipo e le caratteristiche del partner che si desidera: altezza, robustezza, carnagione, capelli situazione economica, cultura e in pochi giorni riesco a fare l’elenco di quelle disponibili. Non sempre è facile mettere in contatto persone con gli stessi gusti e le stesse caratteristiche. Per voi due ad esempio, da quello che si dice in giro, la situazione appare complicata”.

     Aveva messo il gomito sul tavolo e portato la mano davanti alla bocca come per riflettere sulle cose da dire. Dopo alcuni secondi di silenzio aveva alzato gli occhi da terra e aveva guardato pensieroso i due che pendevano dalle sue labbra.

     “Io potrei anche assumere questo incarico ma i rischi di fallimento sono consistenti. Il problema, e mi piace essere sincero e onesto, non è trovare due donna a due scapoli, e l’incarico è già particolarmente gravoso, ma convincerle a sposare voi due”.

     “Sappiamo che le donne del paese fanno le difficili con noi e poi si mettono con persone come Carlino U Mulunère, ma tu potresti fare qualche tentativo usando le giuste parole e, se proprio non è possibile trovare donne “dei paesi tuoi”, potresti anche cercarne qualcuna nei paesi vicini” aveva suggerito Nicola mentre Matteo muoveva la testa in segno di assenso.

     Francesco aveva iniziato ad accarezzare il bicchiere e a sorseggiare il vino. “Va bene…” aveva detto posandolo sul tavolo, “ma dovete capire che il matrimonio è una sala da barba dove uno ha il rasoio dalla parte del manico e l’altro ci mette il collo e tra i due ci deve essere molta fiducia per andare avanti assieme. Trovare la persona giusta” aveva aggiunto, “non è sempre facile. Innanzitutto occorre che mi diciate cosa cercate”.

     Furbastro, inaffidabile come certi politici sempre pronti a promettere, non si capiva mai se Francesco diceva il vero o prendeva bellamente in giro chi gli stava vicino ma i due, per coronare il loro sogno, avevano bisogno di un professionista.

     Matteo ‘Nsaccarecotte, incerto, titubante chiedeva di conoscere una donna attorno ai trent’anni, normale: né alta né bassa, né magra né grassa, con i capelli di qualsiasi colore e che fosse capace di governare la casa. Se portava con sé un poco di dote tanto meglio ma non era una condizione importante.

     Queste erano le caratteristiche dichiarate ma in cuor suo non sapeva cosa realmente cercasse, anche perché non sembrava proprio in condizione di fare il difficile. “Se mi farà conoscere qualche ragazza” pensava “deciderò di conseguenza”.

     Nicola Péddanèreje, sicuro, vanitoso, voleva la donna dei suoi sogni. Andava bene attorno ai trentacinque anni; abbastanza alta, non doveva essere né grassa né magra; possibilmente bionda; capace di governare la casa ma sempre pronta ad andare in giro con gli amici. La dote doveva essere proporzionata alla sua, considerato il fatto che possedeva un buon patrimonio.

     Queste erano le caratteristiche dichiarate ma anche Nicola, in cuor suo sperava di incontrare una donna che innanzitutto lo volesse sposare, affettuosa, dolce, rispettosa. Voleva una donna sempre con il sorriso sulle labbra.

     Per un paio di settimane Francesco non si era fatto sentire.

     I due amici aspettavano con impazienza la chiamata del sensale un po’ per la curiosità di conoscere il risultato delle sue ricerche, un po’ con la speranza di trovare, finalmente, la donna che avrebbero portato all’altare.

     Il sabato sera, come di consueto, stavano cenando nella cantina “Mare e Monti” quando Francesco era entrato nel locale e si era seduto vicino ai due committenti.

     “Ho girato come un matto.” aveva detto “La maggior parte delle donne di questo paese, e voi lo sapete, vi conoscono e, come sentono i vostri nomi, si tiravano indietro. In tanti anni di onorata carriera non era mai capitato che donne da marito non desiderassero conoscere possibili pretendenti. La missione è diventata più difficile del previsto”.

     Aveva preso il bicchiere e lo rigirava tra le mani, un sorso, un sorrisino malizioso e aveva ripreso a raccontare.

     “Tuttavia, per ora sto aspettando la risposta di una donna speciale che sicuramente andrà bene per uno di voi. Si chiama Angela. E la figlia della buonanima di Pier Paolo Mezzacozze1. Non so se la conoscete. Ha vissuto molti anni a in un paesino della provincia di Bari e, da quando è rimasta sola, è tornata al paese natio. Trentasette anni ben portati, ha quasi concluso le scuole superiori; capelli biondo-castani, forse dipinti, lunghi sulle spalle; grandi occhi smeraldo, forse porta le lenti a contatto; denti sani e bianchissimi. L’ho vista sulla spiaggia e la sua carnagione è dorata e liscia; ben fornita di seni e sedere su due belle gambe”.

     I due ascoltavano la descrizione della possibile moglie e di tanto in tanto cercavano di fare il punto della situazione.

     “E che m’importa se ha i capelli tinti e le lenti a contatto per cambiare il colore degli occhi” pensava tra sé ‘Nsaccarecotte, “a me basta che stia in casa, non dia troppa confidenza agli estranei e non si dedichi alla bella vita quando io vado a lavorare. A me basta che non scappi prima del matrimonio”.

     “No!… no” rifletteva Péddanèreje, “capelli tinti, lenti a contatto e chissà quali altri imbrogli nasconde questa donna venuta da fuori. No! no, non è la donna per me. Io ho bisogno di una donna allegra, aperta, capace di cucinare, che non si offende per qualche battuta che di tanto in tanto mi scappa dalla bocca e non scappi prima del giorno del matrimonio”.

     “Volevo aggiungere” aveva continuato Francesco, “che è allegra e capace di stare in mezzo alla gente. Le bistecche che ha preparato al barbecue erano buonissime e straordinario il dolce che ci ha fatto assaggiare alla fine del pranzo. Ha detto che mi avrebbe dato la risposta per la fine della prossima settimana”.

     Aveva aperto la borsa degli attrezzi che portava con sé e aveva tirato fuori con un ampio gesto della mano una foto della donna.      “Ecco il capolavoro che ho trovato” aveva annunciato e l’aveva mostrata, orgoglioso, prima a ‘Nsaccarecotte e poi a Péddanèreje.

     Non era proprio quello che aveva raccontato.

     Nicola Pèddanéreje, come al solito senza riflettere, aveva subito iniziato a parlare. “La ragazza si presenta benino. Non c’è proprio nulla da dire, però capelli tinti, lenti a contatto, non pare poi alta come ce l’hai raccontata e ha messo su un po’ di carne. Con quella gonna a tubino, troppo stretta in vita mette in mostra un po’ di pancia e il sedere mi sembra abbondante. E poi… io non mi fido molto delle donne che si tingono. Hanno sempre da nascondere qualcosa”.

     Matteo ‘Nsaccarecotte taceva. Ascoltava Nicola e quando apriva bocca gli dava ragione.

     “Sono d’accordo con te” diceva, “queste donne prima cominciano a pittarsi e a camuffarsi, poi chissà che cosa nascondono, però è meglio aspettare le sue decisioni. Stiamo dicendo tante cose e forse questa signora o non ci vorrà neppure conoscere o quando ci conoscerà andrà via come le altre”.

     “Questo è ragionare” aveva approvato il sensale, “entro sabato vi farò conoscere le decisioni della signora Angela, e poi si deciderà il da farsi”.

     Si erano alzati dal tavolo; Nicola avevano preso la strada di casa serio e pensieroso mentre Matteo e Francesco, che abitavano nella parte alta del paese, avevano preso la direzione opposta. “Ci vediamo sabato sera” aveva salutato Francesco mentre canticchiava. “E Angiolina bell'angiologia, innamorato sono di tè”.

     Anche Matteo appariva serio e pensieroso. Non voleva dispiacere l’amico accettando di conoscere una donna tanto criticata ma non voleva perdere anche questa occasione. Da buon contadino aveva già fatto i conti e aveva tirato la somma. 

     “Senti!…” aveva richiamato l’attenzione di Francesco, “io tanto tempo da perdere non ne ho in questo periodo. In campagna c’è molto lavoro da fare; voglio solo dirti” aveva aggiunto con un certo imbarazzo “che sarei interessato a conoscere questa Angela. A me sta bene anche con i capelli tinti e non mi sembra che abbia messo su pancia e sedere. Anche se non è molto magra, a me va proprio bene così come si vede”.

     Luglio bruciava le messi nelle terre del Gargano. Matteo aveva passato i primi giorni della settimana nella polvere dei campi a raccogliere orzo e avena. Giorni molto indaffarati, giorni di lavoro senza sosta.

     Nicola, di fronte alla possibilità di trovare, finalmente una donna da portare all’altare, aveva avuto paura. “Sabato non posso tornare al paese” aveva detto al sensale il martedì sera quando si erano incontrati, “forse…, non so…. Dobbiamo consegnare una villetta al mare e sono necessari gli ultimi ritocchi”. Aveva tirato fuori dalla tasca alcune banconote e le aveva messe in mano a Francesco.

     “Potete anche andare aventi senza di me” aveva fatto sapere, “la donna non mi interessa particolarmente. Trova tu una scusa con Matteo e con Angela. Non mi far fare brutte figure”.

     “Non ti preoccupare…” aveva risposto il barbiere, “io sono sempre a tua disposizione. Se lo vorrai, potrò sempre aiutarti”.

     “Al telefono mi hai detto che hai individuato un paio di pretendenti” aveva chiesto Angela mentre offriva il caffè a Francesco che, il giovedì sera era andato a trovarla a casa sua.

     “Si… si. Due brave persone. Forse le hai anche incontrate in paese.

     Nicola Pedanteria, trentotto anni, un bravo muratore e una persona simpatica se non stesse sempre a dire la sua su ogni argomento, su ogni questione che gli capita attorno. Ma non mi pare sia la persona giusta per te. Avrebbe voluto conoscerti, ma non mi sono piaciuti alcuni apprezzamenti fuori posto che ha fatto sulla tua persona senza neppure conoscerti e, così, mi sono preso la libertà di prendere un po’ di tempo con lui, se vorrai, posso sempre combinare l’incontro, altrimenti, troverò qualche scusa e dimenticheremo questa faccenda.

     Il suo amico, Matteo ‘Nsaccarecotte, un agricoltore con una bell’azienda verso il Piano di San Martino, mi sembra una persona molto più equilibrata. Ha circa quarant’anni e il lavoro e la famiglia sembrano la ragione della sua vita. Quando gli ho parlato di te e gli ho mostrato la foto che mi hai dato è rimasto affascinato e ha detto che vorrebbe conoscerti al più presto.

     Ha gran parte delle caratteristiche che mi avevi rappresentato e se un difetto lo devo cercare, devo dire che parla poco ed è timido. Però è sicuramente una brava persona con una buona posizione economica. Con il tuo aiuto e le tue capacità, eliminerà sicuramente qualche piccolo difetto che si porta appresso”.

     “Se è come dici, Matteo potrebbe essere il mio tipo e potrebbe piacermi”. Angela aveva preso una busta dal centrotavola e l’aveva messa nelle mani di Francesco.

     “Questo è un buon anticipo. Se si arriva al matrimonio” aveva aggiunto: “ti pagherò il resto con un regalo aggiunto”.

     Il giovedì sera, lavato e profumato, Matteo aveva avvertito il suo fattore che sarebbe tornato l’indomani presto ed era arrivato in paese. Francesco lo stava aspettando nella sua bottega.

     “Ho parlato con la signora Angela” aveva subito iniziato a raccontare mentre gli stringeva calorosamente la mano in segno di saluto, “e le ho riferito alcune delle vostre perplessità, quelle tue e quelle di Nicola”.

     “Hai però riferito che io sono interessato a conoscerla?” aveva interrotto Matteo, “ti ricordi… avevo detto che condividevo in via di principio il parlare di Nicola, ma ho anche sostenuto che avrei conosciuto volentieri la signora”.

     “Ricordo bene sia il ragionamento che ha fatto Nicola sia le parole che hai detto la volta scorsa” aveva ripreso e, capendo che l’affare stava prendendo la giusta piega, aveva continuato, “e io ho riferito alla signora Angela che il partito migliore per lei potresti essere proprio tu. Non è stato facile convincerla. Le voci che circolano in paese sono arrivate anche alle sue orecchie e mi ha fatto mille domande, ma io le ho detto che si tratta di pettegolezzi interessati, di piccoli impedimenti facilmente risolvibili e lei, alla fine, ha accettato di conoscerti. Non che io voglia forzare le tue decisioni o indirizzare le tue scelte, ma mi sembra che Angela potrebbe esser proprio la donna che fa per te”.

     “E Nicola…?”

     “Con Nicola ho già parlato. In un primo momento anche lui voleva conoscere la ragazza, anzi, e ti prego la massima discrezione su quello che non vorrei proprio dirti, mi ha offerto anche qualche soldo in più per mettere una buona parola con Angela. La proposta del tuo amico mi ha proprio offeso e gli ho detto che con tali comportamenti sarà difficile trovare una moglie. Ho dovuto dire ad Angela, per correttezza, che Nicola per certi aspetti era inconsistente e poco serio”.

       “E lei cosa ha detto…” aveva chiesto titubante Matteo.

     “Ha aggiunto che desidera un uomo gentile e accorto, un uomo capace di ascoltare e di essere premuroso con la moglie e con la famiglia e le sembrava che tu avessi giusto le qualità richieste. Caro Francesco, io mi fido del tuo intuito e della tua esperienza e…” ha concluso, “sono interessata all’incontro e se sono rose fioriranno”.

     Prima di congedarsi, con il cuore in subbuglio e con la consapevolezza che, forse questa volta aveva trovato la donna giusta, aveva tirato fuori dalla tasca il suo portafogli.

     “Questo è solo un anticipo” aveva detto a Francesco, “se la cosa va in porto ti faccio un bel regalo”.

     “Ci vediamo sabato sera al solito posto per mettere a punto gli ultimi dettagli” aveva salutato Francesco mentre chiudeva la bottega, “e non ti preoccupare, lascia fare a me, fammi parlare con la tua futura sposa e il matrimonio, è cosa certa, si farà in fretta”.