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Solo poche settimane fa si svolgeva a Monte Sant’Angelo il festival culturale dedicato a San Michele in cui, tra le altre cose, si è analizzata la nascita del culto micaelico sul Monte Gargano. Proprio a proposito della storia del culto micaelico, il cui evolversi, fino ai giorni nostri, è uno degli argomenti preferiti dagli storici locali, sono state avanzate diverse teorie da studiosi e professori universitari (anche nell’ambito del festival che è stato chiamato, in latino,  Michael). Nel novero di questi studiosi, pur non essendo un accademico di rango universitario, rientra anche il professor Giuseppe De Padova, cha al nostro quotidiano rivela quella che è stata l’importanza dei cammini altomedievali (e via via meno risalenti) verso il Monte Gargano, da parte di pellegrini provenienti perlopiù dal Nord Europa, ma anche dalla Penisola Iberica e nella fase iniziale soprattutto dall’Oriente, pellegrinaggi che attestano la incontestabile notorietà del culto e del cammino di San Michele nell’Europa dell’epoca, in maniera prevalente rispetto ad altri cammini. Il cammino di San Michele sul Monte Gargano risale infatti agli anni immediatamente successivi al 490 d.c., ovvero agli anni che sono venuti dopo quella che è conosciuta come apparizione del Toro, alla quale è succeduta l’apparizione della Battaglia, immediatamente prima di quella finale detta del Pallio. Fu il vescovo di Siponto, Lorenzo Maiorano, ad avviare la venerazione per San Michele Arcangelo sul Monte Gargano. Maiorano era cugino dell’imperatore di Costantinopoli, Zenone, una parentela che non era certo un caso, visto che il culto micaelico ha avuto origine nell’Oriente bizantino da cui poi si diffuse, grazie alla notorietà che acquisì il santuario garganico, in tutta Europa. Il culto micaelico nasce, infatti, in Oriente, dove si venerava Mitra, la divinità pagana che precorre la devozione cristiana per San Michele Arcangelo, in ottemperanza ad un principio che tutti riconoscono essere di sincretismo religioso. Il sincretismo religioso attestava in qualche modo la continuità coi culti pagani della nuova religione cristiana, diventata religione, finalmente, non più vietata, solo nel 313, con l’editto di Milano, emanato dall’imperatore Costantino, e poi divenuta religione di Stato per volere dell’imperatore Teodosio sul finire del IV secolo dopo Cristo. Il pellegrinaggio verso il Monte Gargano, avviato dal vescovo di Siponto, Lorenzo Maiorano, ebbe grossa importanza durante il Medioevo, quando fu meta di lunghi cammini penitenziali che coinvolsero non solo fedeli e devoti comuni, ma anche re, imperatori, santi, principi, Papi, cavalieri crociati (Templari, Teutonici ed Ospitalieri), viaggiatori in genere. I primi pellegrinaggi di una certa rilevanza presero avvio dall’Oriente bizantino, passando per Venezia, enclave bizantina, e per Ravenna, capitale dell’Impero bizantino d’Occidente, e proseguendo lungo la dorsale adriatica fino a giungere sul Gargano. Man mano che gli anni passavano, immediatamente dopo la conversione dei Longobardi al Cristianesimo, prese avvio il pellegrinaggio dal Nord Europa, soprattutto di Longobardi, Sassoni e Angli, i quali passando per il Friuli giungevano sul Gargano da Nord Est, approdando su quella strada che costituisce il tratto finale del lungo pellegrinaggio dei Germani longobardi, la Via Sacra Longobardorum. La Via Sacra Longobardorum, passando per Stignano, saliva, attraversando la valle di Carbonara, fin su al santuario di Monte Sant’Angelo che, tra il VII e VIII secolo, fu riedificato sulle vestigia di quello bizantino, dai Longobardi, scesi dalla Pannonia (anche se provenienti dalla Foce dell’Elba) fin giù nel Sud Italia. Ma i cammini micaelici, nel corso dell’Alto Medioevo, si moltiplicarono  esponenzialmente a partire da quelli che provenivano, questa volta, dall’Inghilterra e dalla Francia (confondendosi con la Via Francigena) prendendo avvio da Canterbury,  in Inghilterra, vicino alla Normandia, dove nei primi anni dell’VIII secolo d.c. (702 d.c.) fu edificato il santuario di Mont Saint Michel dedicato a San Michele e costruito su una pietra portata in Normandia dal santuario garganico. A metà strada, fra il santuario micaelico di Mont Saint Michel e quello garganico, fu edificato, negli anni successivi al mille, il Santuario micaelico del Monte Pirchiriano in Val di Susa, valico alpino che fungeva sia da stazione di posta (lungo il cammino che conduceva al Monte Gargano) che da meta di pellegrinaggio. La Sacra di San Michele in Val di Susa convogliava in Italia i pellegrini che provenivano dal Nord Ovest dell’Europa (perfino dall’Irlanda) attraverso il cosiddetto valico del Moncenisio. Numerosi pellegrini, inoltre, diretti al Monte Gargano provenivano anche dalla Penisola Iberica, precisamente da San Miguel della Cuxa, nei Pirenei. Provenienti dalla Spagna, questi devoti di San Michele si radunavano a Genova dove si univano ai camminatori inglesi, francesi e irlandesi, in un luogo di preghiera dedicato alla Madonna dell’Incoronata nelle cui vicinanze sorgeva la chiesa di San Michele. Qui i pellegrini si rifocillavano e lasciavano molto spesso tracce del loro passaggio scrivendo preghiere sui banchi della chiesa, spesso invocanti l’intercessione di San Michele Arcangelo per grazie particolari. La meta finale dei pellegrinaggi micaelici era dunque il Monte Gargano attraverso le strade che molto spesso venivano usate dai pastori abruzzesi e molisani per la Transumanza, vie molto larghe, talvolta molto più di quelle romane. Spesso, dopo aver fatto tappa sul Monte Gargano, i pellegrini si imbarcavano per raggiungere la Terra Santa, nei cui territori, nei due-tre secoli successivi al Mille, ebbero luogo le Crociate, per sottrarre i luoghi sacri ai Musulmani, coi quali ci si scontrò in battaglie epiche in cui anche i cristiani si macchiarono di eccidi efferati passati poi alla Storia. Tutto ciò a riprova di come nell’Alto e Basso Medioevo l’ ausilio dell’Angelo guerriero San Michele Arcangelo, principe delle milizie celesti, avesse un ruolo predominante nella devozione e nell’immaginario collettivo dei credenti, animando il loro spirito bellicoso. San Michele è dunque il Santo europeo per antonomasia, la cui devozione riusciva a tenere insieme popoli di provenienza etnica differente, dai Germani ai Celti, dai Romani ai Greci, fino a coinvolgere anche i popoli Slavi durante il Basso Medioevo. La Via Maxima Michaelica è dunque la summa di tutti i cammini micaelici che convogliavano verso il Monte Gargano, in posizione di preminenza perfino sulle Vie Romee (che conducevano a Roma), e sulle altre di epoca medievale come la Via Nicolaiana (che conduceva a Bari dall’Oriente), la Via verso Santiago di Compostella, le Vie Francigene, le Vie Antoniane e tutti gli itinerari francescani. Ora non resta che attendere la pubblicazione degli studi e delle ricerche del professor De Padova per approfondire la tematica e per saperne di più, anche se da questi rilievi si può già comprendere quanto siano importanti gli scritti vergati personalmente da   De Padova che attendono a questo punto solo di essere divulgati.

Matteo Rinaldi


Officina Creativa