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Non possiamo più parlare di speranza per il futuro ma imprimerci il termine certezza. Certezza di cambiamento.
Ancora altre vittime sulla montagna del sole. Ancora dei figli dello Stato che, nell'esercizio del proprio dovere, sono stati strappati dall'amore dei propri cari. Sono anni che l'associazione Ultimi contro tutte le mafie di don Aniello Manganiello di Scampia, in cui il poliziotto, Pietro Paolo Mascione, riveste il ruolo di vicepresidente nazionale, si impegna senza mezze misure a diffondere il tema della legalità. "Mi sento costernato" - dice don Aniello - "da tale abbrutimento della società Garganica, costretta a subire uno svilimento di valori da parte dei pochi. Oggi lo Stato ha perso perché un tale, già con precedenti penali, si è sentito nella possibilità di aprire il fuoco con la propria arma, detenuta presumibilmente illegalmente, nei confronti  di due servitori dello Stato. È un atto che eviscera in sé violenza criminale nei confronti di tutta una comunità, che adesso è chiamata a chiedersi il perché di tale gesto. In questi mesi sono stato molte volte sul Gargano a parlare di legalità e criminalità e la sensazione che ho sempre avuto è stata lo stretto nesso di correlazione con la n'drangheta calabrese, in scala ridotta. Interi paesi imbavagliati, con sedi comunali sciolte per infiltrazioni mafiose e bovini che pascolano ovunque, anche nei paesi, indisturbati, quasi a ricordare le sacre vacche della locride. Oggi mi sento ancor più toccato da questo evento perché, sia oggi che durante i miei anni a Scampia, l'Arma dei Carabinieri è stata sempre una dolce compagnia. Oggi in comunione di una triste quotidianità con il mio vicepresidente Pietro Paolo, ci stringiamo alle famiglie delle vittime promettendo loro immortalità nei prossimi incontri affinché la loro vita non sia stata sacrificata inutilmente".