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Terminati i primi lavori di restauro l’Amministrazione di Sant’Agata di Puglia ha inteso aprire al pubblico Il Castello Imperiale fissando allo scorso 28 di aprile 2019 la data di inaugurazione.

Il Sindaco di Sant’Agata, Luigi Russo, alle ore 11,00, così come da programma, presenti la funzionaria della Regione Puglia in luogo dell’Avv. Silvia Pellegrino, dirigente della Sezione Valorizzazione Territoriale della Regione Puglia, il Sindaco di Accadia, dott. Pasquale Murgante e dell’Ing. Balacco, titolare dell’Impresa che ha realizzato i lavori di restauro e naturalmente del folto pubblico Santagatese e non, ha dato avvio alla cerimonia di inaugurazione dell’apertura del “Castrum S.Agathe” come venne definito il 5 ottobre 1239, con proprio decreto imperiale, da Federico II di Svevia.

Dinanzi al portale chiuso lo stesso Sindaco, prima di tagliare il nastro e spalancare il portone ha portato i saluti di tutta l’Amministrazione Comunale ed i ringraziamenti ai quanti si sono prodigati per rendere reale quell’evento ed ha effettuato una disamina del percorso tecnico, sociale ed economico che è stato compiuto per poter giungere alla riapertura di quel bene storico di grande rilevanza storico_culturale di proprietà, oggi, della comunità Santagatese che, dopo everlo acquisito dalla Famiglia del Buono, si è adoperata attraverso i suoi rappresentanti governativi per la ristrutturazione, il recupero e, finalmente la fruizione, adoperandosi per la partecipazione e l’ottenimento di bandi pubblici con riferimento ai fondi SMART IN e l’accensione di mutui a copertura dell’impegno economico dei lavori di recupero.

Ha sottolineato poi che lo straordinario complesso sarà anche sede di molteplici attività che verranno collocate all’interno del complesso come la biblioteca di comunità, i laboratori di restauro e il museo archeologico. Tutto questo anche in relazione alla possibilità di porre in rete le straordinarie peculiarità del territorio Santagatese coni territori viciniori dei Monti Dauni e persino delle comunità Garganiche che nel loro insieme offrono eccezionali attrattori turistici di natura storico, culturali e ambientali.

 La Rappresentante regionale che sostituiva la Dirigente della Sezione Valorizzazione Territoriale del Dipartimento Turismo Cultura della Regione Puglia, l’avv. Silvia Pellegrino, ha esternato i saluti della sua Dirigente ed ha reso pubblico tutta l’agenda economica con le relative cifre che sono state spese e che si sono impegnate per la realizzazione delle opere di ristrutturazione del Maniero Santagatese.

Dopo tutto ciò il Sindaco ha girato la chiave nel chiavistello e ha aperto i battenti dell’ingresso al Castello e dato l’accesso ai visitatori.

Il Castello di Sant’Agata ha una lunga ed antica storia alle sue spalle, passando dall’era romana con la denominazione di Artemisium a quella medievale quando al passaggio delle spoglie di Sant’Agata da Catania a Roma, in onore della Santa fu denominato Castello di Sant’Agata. Nel periodo Longobardo diventò avamposto del Ducato di Benevento che ivi ubicò un proprio Gastaldato. Una leggenda lega questo periodo al Capitano Agatone signore di Sant’Agata il quale morì per mano del suo barbiere che non poteva accettare il diritto di quel signore alla pratica dello “Jua primae noctis” con la propria sposa. Questo episodio poi fu rappresentato ed è tutt’ora esistente, dai marchesi Loffredo con un ritratto del Capitano sotto la volta dell’atrio d’ingresso al cortile del Castello.

Dopo il mille vi fu la presenza Normanna e poi ancora Sveva, periodo quello in cui la provincia militare di Sant’Agata era chiamata Castellania e, con doppio decreto imperiale, la Rocca doveva essere manutenuta e riparata da tutto un gruppo di paesi circostanti del distretto di Benevento e di Capitanata. Inoltre, il 5 ottobre 1239 Federico II dichiarò parte dei propri castelli “Castra Exempta” cioè Castelli Esentati e che quindi di importanza primaria come fortezze e come dimore preferite dell’Imperatore. In Capitanata i castelli compresi in quel mandato erano 2, quello di Sant’Agata e quello di Monte Sant’Angelo. 

Seguirono poi gli Angioini per poco meno di due secoli ed ancora gli Aragonesi quando la proprietà passò alla famiglia Orsini che ne fecero residenza ducale apportando modifiche che poi proseguirono quando la proprietà passò alla Famiglia dei Marchesi Loffredo che lo detenne fino alla metà dell’800 quando a morte dell’ultima erede del casato il possedimento passò prima al coniuge di Maria Luisa Loffredo, il Marchese Francesco di San Felice e poi alla famiglia del Buono da cui il Comune di Sant’Agata lo acquistò nel 2000.

Miky Lauriola

Presidente Archeoclub d’Italia, sede di Monte Sant’Angelo