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E’ stata immediata la risposta dell’arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, Monsignor Franco Moscone, al durissimo e vile attacco mediatico a don Luca Santoro, parroco di Mattinata, paese commissariato a marzo 2018 per infiltrazioni mafiose. Nella giornata di martedì, il vescovo ha contattato il sacerdote per esprimergli la piena vicinanza e fiducia, all’indomani di un articolo apparso su una testata online in cui il parroco veniva preso di mira per una foto scattata in una trattoria di proprietà della famiglia del mattinatese Francesco Ciuffreda, detto Pasqualotto, da lungo tempo noto agli inquirenti perché vicino al clan sipontino Romito. Don Luca si trovava nella trattoria insieme ad una associazione di Mattinata, che stava festeggiando con un pranzo. La “colpa” è stato sedere allo stesso tavolo di Ciuffreda. Se qualcuno, nel paese garganico, ha voluto mettere in dubbio operato ed etica del parroco ha però fatto un clamoroso buco nell’acqua, perché già nelle ore successive all’invio della segnalazione al net journal e alla pubblicazione sono state numerosissime le dichiarazioni di solidarietà a don Luca, dalla Diocesi come dai comuni cittadini. “Un attacco totalmente immeritato”, commentano diversi mattinatesi a l’Attacco, “nato nel clima tossico fomentato quotidianamente da questo prendere di mira, contattando i media ed indistintamente, pregiudicati locali, politici, ex amministratori, l’ex prefetto Michele di Bari (promosso da Salvini pochi giorni fa, ndr), passando da ultimo finanche a privati cittadini e al parroco, questi ultimi colpevoli soltanto di poter rappresentare modelli positivi, riferimenti per la comunità”. Nel giro di pochi giorni si è passati dall’ira dell’incolpevole vicepresidente del consiglio regionale Giandiego Gatta (tirato in ballo pretestuosamente solo perché con alcuni cittadini si è assunto l’onere di seguire in prima linea le vicissitudini dei lavori infiniti alla galleria Monte Saraceno) alla levata di scudi in difesa di don Luca Santoro. La sera stessa della pubblicazione online dell’attacco al sacerdote, molto amato dalla comunità in cui si è trasferito da pochi anni, in parrocchia c’è stato un incontro, in cui si è discusso del da farsi. Mentre mercoledì è stato il vescovo in persona, Monsignor Moscone, a chiamarlo per assicurargli che sarà al suo fianco per l’intero pomeriggio e la sera del 18 maggio, il giorno dell’iniziativa “Un Passo alla Volta – in marcia per la Legalità”, organizzata da coloro (tra cui lo stesso parroco) che a Mattinata, senza mai cercare la ribalta mediatica, in silenzio e con umiltà, stanno lavorando dallo scorso anno ad un percorso di vera antimafia e legalità, che sarà coronato (a settembre) dalla nascita del presidio cittadino di Libera. Il vescovo sarà a Mattinata dapprima per incontrare i familiari delle vittime di lupara bianca, poi celebrerà la messa e infine parteciperà alla marcia. Questa marcia rappresenta l’evento finale del progetto FABLES (Formazione Adulti e Bambini sulla Legalità e   l’Educazione   Sociale), che ha  interessato   Mattinata   negli   ultimi   mesi.   Un   progetto   nato   dalla collaborazione  tra  l’Istituto  Comprensivo  di  Mattinata,  la  Parrocchia  Santa  Maria  della  Luce ,  il  meet-up PacificAzione,  con  l’autorevole  supporto  tecnico  dell’assoociazione  Libera  –  coordinamento  di  Foggia.  Durante questo  cammino  altri  soggetti  si  sono  affiancati  ai  promotori  ma  soprattutto  numerosi  singoli  cittadini. Tante le attività che passo dopo passo hanno caratterizzato questo percorso: laboratori nelle scuole per i ragazzi, laboratori per e con gli adulti, doposcuola popolare, etc. “Ci ha fatto piacere essere coinvolti in questo percorso, aver dato il nostro contributo”, afferma a l’Attacco Sasy Spinelli, referente del coordinamento foggiano di Libera. “In una situazione come quella di Mattinata, col comune sciolto, penso sia importantissimo promuovere momenti di aggregazione e confronto, riprendere lo spazio di dibattito per creare la partecipazione della comunità e riempire quei vuoti in cui si è creata quella zona grigia che ha portato allo scioglimento. Ovviamente è importante dare continuità all'impegno, a prescindere dall'evoluzione politica del paese, magari costituendo un presidio di Libera”. Anche Spinelli difende il parroco: “Su don Luca mi sento di dire solo che, per quello che ho potuto vedere durante il percorso, non avendo una conoscenza personale antecedente, mi sembra una persona che sta provando a costruire un impegno concreto in una realtà difficile, all'interno di un percorso che è sempre stato aperto a chiunque fosse interessato. La risposta della comunità mi sembra confermi il suo impegno e la sua volontà. La bontà di un progetto, poi, sta in quello: essere aperti e inclusivi, plurali, non è il singolo ad esporsi, ma tutti insieme, e tutti fanno anche da controllo”. “Pensare di poter avvelenare tutti i pozzi, da ultimo scagliandosi contro il nostro don Luca, è sbagliato”, spiegano a l’Attacco alcuni cittadini, sgomenti. “Lungi dallo screditare don Luca, questa mossa ha anzi fatto avvicinare ancor più persone a lui e a chi sta portando avanti il percorso antimafia. Anche chi finora si era tenuto in disparte ha chiesto di essere coinvolto. Non c’è bisogno di firmarsi, in questo paese così come tra gli inquirenti di Foggia l’origine dell’odio è chiara”. “E’ l’operazione di chi intende fare terra bruciata”, afferma a l’Attacco un libero professionista. “Chiunque si avvicina o mostri interesse per la cosa pubblica, che rappresenti un potenziale candidato o una guida per la comunità, viene fatto fuori “a mezzo stampa”. Non ultimo il parroco don Luca, che da ateo stimo. La stampa come elemento dissuasivo e ritorsivo: se ti interessi alla cosa pubblica, io ti sbatto in prima pagina. Paradossale combattere la mafia con queste modalità”.

(fonte:l'Attacco-Lucia Piemontese)