Di Michele Illiceto

 

Una delle definizione che il filosofo Nietzsche da del nichilismo è che in esso cresce il deserto. Il filosofo Lipovetsky dice che dopo il “deserto tragico” di Nietzsche noi stiamo vivendo il “deserto apatico”.

Certo non è facile far gioire il deserto, eppure Isaia oggi nella prima lettura ci dice «Si rallegrino il deserto e la terra arida, esulti e fiorisca la steppa. Come fiore di narciso fiorisca; sì, canti con gioia e con giubilo».

Nel tempo del niente e del nulla, nel tempo della modernità liquida siamo tentati a scaricarci a vicenda, a vivere ciascuno la morte dell'altro. La precarietà ci mette l’uno contro l’altro e ci rende indifferenti oltre che nemici. E invece sempre Isaia oggi ci dice «Irrobustite le mani fiacche, rendete salde le ginocchia vacillanti. Dite agli smarriti di cuore: “Coraggio, non temete! Ecco il vostro Dio”». Cioè ecco Colui che vi manca!

Nel tempo degli sguardi corti Isaia ci dice: «Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi: Torneranno le parole non per dire banalità ma per dire la bellezza che si nasconde nelle cose che viviamo...Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto».

Nel tempo dove le mappe sono state cancellate e le finalità sono scomparse, siamo un po’ tutti smarriti. Isaia ci dice «Ci sarà un sentiero e una strada...gioia e felicità li seguiranno e fuggiranno tristezza e pianto». Costruire sentieri sui quali camminare insieme per darci una mano a vicenda e non lasciare indietro nessuno.

Ecco allora la terapia contro il nichilismo: risvegliare le cose che dormono il sonno della ragione e l'apatia del cuore. Risvegliare i cuori appesantiti dalle delusioni costruite su illusioni insostenibili. Un sano realismo misto a un moderato ottimismo.

Buon risveglio a tutti!