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 O Signore, ti prego, quest'anno non venire, non nascere. Non venire nelle nostre case dorate dalle cui finestre però non ci facciamo alcuno scrupolo a gettare l'immondizia che non abbiamo la pazienza e il buon senso di gestire in modo responsabile. Non venire per percorrere le nostre strade delle quali non sappiamo prenderci cura.

Non venire nelle nostre grotte dalle quali abbiamo cacciato tutti i bambini facendoli annegare nelle acque del Mediterraneo o che abbiamo lasciato morire sotto le bombe della Siria, della striscia di Gaza o della Libia. Non venire nelle nostre culle rimaste vuote a causa di quei milioni di bimbi non nati per paura di una maternità e paternità che più non meritiamo. Non venire nelle nostre chiese che sono piene di incenso e di paramenti sacri ma con lampade spesso spente per il poco olio che vi abbiamo messo dentro.

Non venire per nascere nei nostri mari inquinati, nei nostri parchi violati, nelle nostre oasi oltraggiate. Non venire in questo nostro ecosistema deturpato e venduto ai fabbricanti di veleni e di rifiuti industriali messi in campo da imprenditori senza scrupoli e da politici corrotti.

Ci siamo troppo abituati a te da non accorgerci che tu sei nel creato, nel volto dei bambini che non meritiamo, di tanti fratelli ai quali neghiamo la cosa più naturale come un minimo di accoglienza, un poco di pane e di ospitalità. Non ci accorgiamo che tu abiti nel bene comune delle nostre città, nella giustizia e nella carità. Come anche nella fraternità e nel nostro saper essere vere comunità. Se tu venissi verresti nelle nostre contese e nei nostri litigi.

Abbiamo dimenticato che tu dimori nei luoghi di lavoro dove la gente si guadagna il pane col sudore della fronte e non nei giochi di mercato, o nei contratti imposti per sfruttare la fame di lavoro che attraversa le nostre piazze. Ci siamo scordati che tu non abiti nei conflitti e nelle parole violente cariche di odio, ma al contrario ti piace sostare negli sguardi miti di chi sa mettersi nei panni degli altri. Negli occhi di chi non osa alzarli per non trafiggere quelli altrui.

A te piace nascere negli abbracci che scaldano e includono, nelle mani che si elevano non per imprecare ma per raccogliere, consolare e accarezzare. Tu metti la tua tenda sui confini e sulle frontiere dove gli apolidi, gli esclusi e i senza fissa dimora scappano da ogni luogo.  Nella tua grotta c’era il mondo intero. C’erano tutti. Forse anche noi che invece di costruire ponti erigiamo muri.

Non venire ,o Signore, anche perché se non vieni non fa alcuna differenza. Si, o Signore, abbiamo ucciso la differenza in nome di una identità più ideologica che reale e che solo i forti e i potenti riescono a sostenere e difendere. E’ venuta meno la differenza tra Te e le cose, tra noi e gli oggetti, tra le persone e le merci, tra l’essere e l’apparire, tra il mero interesse privato e il bene pubblico, tra ciò che è soltanto utile e il bene e il giusto che esigono fatica e rinuncia. La differenza tra la giustizia e le pretese, tra ciò che ci rende uguali e ciò che ci rende unici. Tra la verità scomoda che non piace a nessuno e le consumate opinioni omaggiate  e consolidate da un consenso fatto di mille preferenze costruite a colpi di maggioranza emotiva.

Ti prego, o Signore, non venire, tanto siamo già pieni. Siamo saturi. E come a Betlemme, anche oggi per te non c’è posto nei nostri cuori che sono come spazi pieni di tutto e di niente. Ci manca la mancanza. Se tu venissi saresti confuso con un idolo qualsiasi. Oppure se tu nascessi oggi verresti a disturbare i nostri facili compromessi, la nostra banalità e i nostri egoismi anche religiosi e spirituali. Si, o Signore,  perché forse non sai che abbiamo avuto anche la sfacciataggine e il potere di spiritualizzare il narcisismo come scusa per non darti il permesso di chiederci di convertirci al bene che sei tu. Di lasciare il nostro ego per un noi che sia sociale e coinvolgente.

Ma, o Signore, che te lo dico a fare di non venire e di non nascere. Tu verrai lo stesso. Lo so. Ti conosco. Sei uno che ha la testa dura. Tu non guardi le ragioni per le quali non meritiamo la tua nascita. Tu guardi dentro di te. Nell’abisso del tuo cuore immenso e lì trovi la vera ragione per venire e nascere ancora. Per incarnarti di nuovo. Motivo che io non capirò mai. Per questo ci stupirai ancora.

E’ per tale motivo che, ecco, anche quest’anno mi metto in viaggio per venire alla tua grotta.  Ho visto la tua stella sorgere di nuovo. E’ piccola ma luminosa. Non si trova in cielo, né nei grandi supermercati, ma dentro di me. E come è in me essa si trova in ognuno di noi. Seguirò questa stella e ti troverò. Mi troverò. Ci troveremo. E a farlo saranno anche quelli che si sono perduti. Perché nulla si perde di fronte a te che da lontano ci raccogli.

E, come dice il profeta Isaia, il lupo dimorerà insieme con l'agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un fanciullo li guiderà. La vacca e l'orsa pascoleranno insieme; si sdraieranno insieme i loro piccoli. Il leone si ciberà di paglia, come il bue. Il lattante si trastullerà sulla buca dell'aspide; il bambino metterà la mano nel covo di serpenti velenosi. Non agiremo più iniquamente né saccheggeremo la terra perché la tua saggezza riempirà i nostri cuori come le acque ricoprono il mare

E forse sarà Natale. Per me. Per tutti. Per la mia città. Lo sarà per il bue e l’asinello. Per le pecorelle e per i cammelli. Per il creato. E chissà se anche quei lupi che ci volevano divorare si lasceranno ammansire dalla tua mitezza che disarma tutti. Anche i violenti. Quelli che uccidendo gli altri hanno ucciso anche se medesimi. Perché a te piace nascere nella piccolezza e nella debolezza per confondere i potenti.

Solo allora capiremo la ragione del tuo venire che ha nell’amore l’unico vero motivo che farà sì che, nonostante tutto, anche quest’anno sarà Natale.

E, allora, Maranathà! Vieni Signore Gesù!