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 Cara libertà, eccomi qui a scriverti.

Come tanti, anche io da questa mia stanza in cui in questi giorni forzatamente sono stato rinchiuso, ti guardo da lontano. Eri abbondante e ci sei stata tolta. Eri in eccesso e non ce ne siamo accorti che invece potevi essere centellinata. Infatti, ora non siamo liberi neanche di muoverci in quegli spazi nei quali abitudinariamente ci muovevamo dando tutto per scontato e come se nulla fosse.

Quando ti avevamo non ti abbiamo saputo apprezzare. Ti abbiamo trattato come se tu fossi un regalo, e invece tu sei una conquista. Tu non hai prezzo eppure costi. Solo che nessuno può comprarti. E molti proprio per questo ti hanno spesa male.

Non sono state poche le volte nelle quali abbiamo abusato di te, e  approfittando dei tuoi favori, siamo arrivati a fare cose che non ci era concesso di fare.  Molte volte ti abbiamo frainteso, trasformandoti da possibilità in delirio, da dono in gioco.

Non abbiamo capito che la tua bellezza non consiste solo in ciò che ci è concesso di fare, ma anche in ciò che ci è negato. La tua bellezza non risiede solo in ciò che tu rendi appetibile e desiderabile ma anche in ciò che non è in nostro potere avere o desiderare. La tua bellezza sta nel limite. Nel fatto cioè che tu non sei solo di qualcuno. O peggio solo di alcuni. Non sei solo dei potenti o dei ricchi.

Tu sei di tutti. E di tutti ti fai sorella e madre. Tu sei divina e il divino in te si fa traccia in noi. Non sei solo individuale, ma anche sociale.

La tua bellezza sta nel fatto che, mentre ci permetti di incontrarci, tu esigi che ci rispettiamo. Perché mentre ti concedi a qualcuno non ti neghi agli altri.

Ed è proprio questo che non abbiamo capito cara libertà: non abbiamo compreso che tu saresti nulla -  anzi saresti pericolosa -  se noi ti sganciassimo dalla responsabilità che con te costituisce un tutt’uno. Infatti, mentre tu ci rendi liberi, allo stesso tempo ci rendi responsabili gli uni degli altri.

Tu non ci isoli, ma ci leghi, mettendoci gli uni nelle mani degli altri. Per questo abbiamo imparato che la libertà di ciascuno finisce dove comincia quella altrui.  

Ciascuno ha commesso il grande errore di considerarti una proprietà esclusiva del proprio io, non capendo invece che tu sei il cemento che tiene unita una comunità. Una città.

E ora che ci manchi, ci rendiamo conto di quanto davvero tu sia importante. Forse non ti meritavamo. E tu per un attimo ti sei ritirata nelle tue stanze. Sei emigrata altrove. E noi siamo come persi in questa clausura forzata.

Spero solo che, quando tutto questo finirà,  tu possa tornare. Noi non ti separeremo mai più dalla responsabilità. Non faremo di te una proprietà individuale. Non ti assolutizzeremo. Rispetteremo i limiti che tu ci imporrai. Perché nel limite di ciascuno tu hai posto il perimetro per incontrare l’altro. 

E così, mentre ci renderai liberi tu ti libererai da noi.  Mai di noi. Ci farai liberi dentro per essere davvero liberi fuori. Non da soli. Ma insieme. Perché la libertà di ciascuno si compie solo nella libertà di tutti. Nella libertà della comunità