logo

Questo giorno è per quanti non sono tornati, allo scopo di salvare quelli che erano restati.

Per quanti hanno sacrificato il loro amore, le loro storie personali, i loro progetti personali,  perché si potesse continuare ancora a credere nell’amore anche se allora era negato.

Per quanti hanno sacrificato il loro futuro, per dare futuro agli altri. Per questa generazione che ha saputo guardare alle generazioni non ancora nate. A noi, che non saremmo qui liberi e benestanti se loro non si fossero sacrificati.

Per quanti hanno dato la loro vita per la libertà che gli era stata sottratta e la cui dignità era stata calpestata.

Per ogni goccia del loro sangue, caduto nell’arido terreno della ideologia nazifascista che come un fiume in piena sembrava travolgente e imperante. Invincibile e inarrestabile.

Per il loro coraggio non di eroi eccezionali, ma di  uomini semplici e normali, che hanno saputo ribellarsi non tanto al male quanto piuttosto al male banale. 

Per i loro nomi troppo presto dimenticati e a volte anche oltraggiati da revisionismi fuori posto.

Per quanti non hanno idolatrato l’ordine istituito, anche se garante di una vita apparentemente buona e protetta, ma hanno saputo accettare la sfida difficile e ardua di una democrazia che fa dell’ordine il frutto di una scelta collettiva,  libera e responsabile. 

Per quelle gocce di sangue di tutti coloro che le hanno versate e che sono diventate un germe da cui è fiorita la nostra libertà, i nostri diritti, la nostra democrazia.

Per quanti hanno scelto di vivere di stenti e in povertà, per preparare la nostra attuale prosperità.

Per quanti hanno saputo condividere il poco pane rimasto, in attesa di potere presto tornare a vedere raccolti più ricchi e più abbondanti.

Per quanti, vivendo sulle montagne, hanno salvato i nostri campi, i nostri mari e i nostri cieli. Le nostre strade e le nostre città. I nostri borghi e le nostre case. Le nostre chiese e i nostri monumenti. E con essi questa nostra patria. Questa nostra italianità.

Per quanti hanno combattuto non per denaro ma per un ideale che non ha prezzo. Per averci detto che gli ideali non si comprano né si barattano per nessun tipo di compromesso.

Per quanti hanno subito offese e oltraggi, fino anche a morire, per aver difeso la dignità e il valore di ogni persona umana, per restituirci la bellezza di sentirci una comunità libera di autodeterminarsi. Un popolo con una propria identità e una propria dignità. Una propria storia e una propria progettualità.

Per quanti hanno resistito in ogni modo: alle idee sbagliate, alla violenza, alle armi, alle torture e alle prigioni; alle spedizioni punitive, al pubblico vituperio, alla latitanza, all’isolamento e all’esilio. Ma anche al consenso facile ipotecato dalla paura.

Per tutti quegli uomini e quelle donne che non si sono girati dall’altra parte e che non hanno scelto la via del silenzio o dell’indifferenza, ma che hanno saputo schierarsi dalla parte dei diritti offesi e negati. Che hanno saputo scendere in campo e mettersi personalmente in gioco. E che non hanno temuto di perdere qualcosa di se stessi allo scopo di salvare ciò che poteva essere invece patrimonio di tutti.

Per tutti coloro che, per la libertà che non hanno avuto, hanno sacrificato quel poco di margine di vita che era loro rimasto.

Sì, perché forse la libertà di chi ha combattuto per averla, è molto più grande di quella che molti hanno senza aver combattuto per averla.  

E l’unico modo che noi abbiamo di onorarli, ogni 25 aprile, è riuscire ad essere all’altezza del loro sacrificio.