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 Di Michele Illiceto

In questi mesi di pandemia stiamo sperimentando una realtà non dico nuova, quanto piuttosto spesso dimenticata: il fatto cioè che siamo legati l’uno all’altro, che siamo un legame, siamo relazione. Il destino di ciascuno è nelle mani degli altri. La salute, gli affetti, i riconoscimenti, le attenzioni. La vita e la morte, come ci ha ricordato uno dei più grandi filosofi dell’Ottocento, G.W.F. Hegel.

La Bibbia dice che nessuno è fatto per essere solo. E questo ci accade fin dalla nascita: nessuno nasce solo. Nessuno nasce da solo. In filosofia questo aspetto lo si esprime dicendo che nessuno comincia da sé. Tutti veniamo da un altro. E il primo altro è di certo la madre, perché la madre è l’inizio da cui veniamo. L’origine prima in cui siamo stati. Ella rappresenta il grembo. Il trait d’union tra l’essere e il nulla. Il passo più breve che custodisce il segreto in cui è posta sia la soglia della nascita che quella dell’ultimo addio. L’andata e il ritorno di ogni respiro. Il primo luogo in cui siamo stati prima di andare in giro per il mondo. Il materno è metafora della recezione, dell’accoglienza e dell’ospitalità. La prima dimora in cui ci siamo accasati.

Lo psicanalista lacaniano M. Recalcati ha scritto che la maternità è “l’ospitalità sena proprietà”. Infatti, la madre ci porta dentro. Ci dà forma, ci contorna, ci perimetra. Fin dall’inizio è tutt’uno con noi. Ci dorme dentro. Ci attraversa. Ci segna e ci contorna come un abbraccio che rimarrà per sempre.  E’ il dentro che riscalda ogni fuori. E ovunque saremo, se avremo ancora in noi la madre che ci ha portati dentro, saremo sempre al caldo. Mai soli.

Anche quando fuori farà molto freddo. Perché il calore vero è quello che viene dal di dentro. Esso resiste ad ogni gelo esteriore, ad ogni deprivazione, ad ogni fallimento, ad ogni caduta. Per questo motivo Pasolini si rivolgeva alla madre con queste sublimi parole: “Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore, ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore.”

La madre simbolicamente rappresenta l’interno. La radice di ogni nostro andare, la matrice di ogni nostro viaggiare. Per tale ragione essa simboleggia la casa che protegge e rassicura, inglobaavvolgeinclude. La madre rappresenta la dimora e indica appartenenza. Lei non sta a casa: ma è la casa. La prima grande oikia come la chiamavano i greci. E rende casa anche i luoghi più ostili. Se sarà così, ovunque saremo trasformeremo i luoghi in dimore: trasformeremo tutti i luoghi in luoghi familiari.

In questi giorni di pandemia, fatti di paura e di grandi incertezza, celebrare la madre è celebrare la forza che ci aiuta a ripartire. Il coraggio di ricominciare di nuovo curando in primo luogo i legami che ci tengono. Siano le madri il punto fermo che resiste al crollo di ogni tipo di fondamento.  Perché la madre rappresenta quel legame originario, che quando è caldo genera profondità.

Nel tempo delle mascherine il volto delle madri rimane lì, nudo e scoperto, accogliente e ospitale, che ci aspetta per raccoglierci e rilanciarci, Sul volto delle madri ognuno di noi ha disegnato gli spazi della propria interiorità. Ed è lì che la prima volta ci siamo raccolti, laddove siamo stati accolti. Sul suo volto. Laddove per la prima volta ci siamo persi. Ci siamo persi e ritrovati. Il volto di mia madre è come un grande mappa­mondo sul quale è scritta la geografia del mio domani.

La madre indica il raccoglimento. Luogo dal quale non vorremo mai andare via. Luogo fatto per restare. Luogo a cui poter tornare. In cui trovare riparo quando tutto fuori di noi crolla. Quando, abbandonati, rimaniamo soli. Soli anche senza di noi.

Da bambini il nostro corpo frammentato ha trovato una sua unifi­cazione nel volto della madre. Se il bambino non trova unità nel volto resterà un corpo caotico e quando comincerà a desiderare qualcuno farà lo spezzatino.

Per questo il materno è il dono che resiste ad ogni forma di abbandono. Per sentirsi parte di un tutto che comincia altrove. Luogo divino in cui Dio stesso comincia a prendere forma.

E, allora, in questo tempo di ripartenza, celebriamo la festa della mamma come una festa dell’alterità, in modo da poter passare dall’alterità biologica all’alterità affettiva, educativa, sociale. Diamo spazio alle madri, perchè siamo tutti, sempre e ovunque, figli di qualcuno.