LE BEATITUDINI EVANGELICHE di Michele Illiceto

Oggi nelle chiese si proclama il vangelo delle beatitudini, sempre disarmanti, scomode, attuali e profetiche. Gandhi diceva che queste sono «le parole più alte del pensiero umano». Esse indicano la carta di identità del cristiano. l'utopia di una umanità ferita e a volte stanca e scoraggiata. Sono anche un messaggio contro tutte le varie forme di potere (anche quello religioso), contro l'arroganza, la presunzione, la prepotenza, l'autosufficienza, la stupida furbizia, e soprattutto contro le varie forme di idolatria. I poveri di spirito e i miti sono coloro che non si aspettano nulla dal mondo, dagli altri, perchè il mondo non può saziarli. Essi hanno scoperto la bellezza di essere liberi dentro. Non scappano dal mondo, ma lo trascendono, interiorizzandolo e trasfigurandolo. E lo fanno perchè si aspettano tutto da Dio, perchè solo Dio può saziare il cuore dell'uomo. E dio non è visto come un surrogato che serve a compensare mancanze frutto di ingiustizia e di disuguaglianze sociali. La loro povertà non è motivo di rivalità o di invidia, né di conflittualità. Non è un povertà risentita, sopportata, ma povertà scelta quale via per essere accanto a chiunque. I poveri e i puri di cuore si aspettano tutto da Dio, non con un’attesa passiva, di chi è rassegnato, ma un’attesa attiva, che mette in moto le energie che sono dentro la nostra anima fatta per amare. Chi capisce questo si spoglia di tutto senza spogliare nessuno, si libera delle false ricchezze perchè vuole avere il cuore sgombro e libero da tutto ciò che gli impedisce di amare e di gioire. Ed è allora diventa mite, umile, pacifico, operatore di giustizia, misericordioso, perché ha disarmato ogni forma di violenza e di sopruso, ogni forma di abuso. Vince l’ingiustizia con la sua povertà, l’arroganza e la prepotenza con la mitezza, la superbia con l’umiltà, la vendetta con il perdono, l’ambiguità e l’ipocrisia con la purezza. E tutto questo nella consapevolezza che sarà incompreso, o frainteso, anche calunniato. Fino ad essere anche perseguitato. Ma egli è già lontano dal rumore di chi vince. Egli sa che la beatitudine è nel generare vita, anche se per fare questo dovesse essere necessario morire. Se dovesse essere necessario perdere.