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Le campane che da molti anni non riuscivo a sentire mi hanno svegliato in questa alba domenicale estiva. Dal buio dell’oblio in cui da tempo mi hai rinchiuso ho deciso di parlare. Ho taciuto per molti anni, e forse questo è stato l’errore. Ma come potevo parlare io a te se tu mi hai sempre evitato? Ridotto al silenzio, sono rimasto all’angolo della tua stanza, come uno straniero che non hai mai conosciuto, che non hai mai incontrato. Ma ora non posso più tacere, e per questo ho deciso di scriverti. Ora tu dormi, e mentre cerchi nel sonno del giorno di trattenere ancora le emozioni della notte, io guardo il tuo corpo come una casa vuota e sola. Ecco, ti guardo e ti vedo: mentre tu sei un corpo senza un io, io invece sono un io senza un corpo. Siamo stati divisi, tu da una parte ed io da un’altra.

Anche ieri, come ogni sabato sera, il solito rito ci ha divisi ancora: la doccia, le telefonate, ore davanti allo specchio per decidere se portarmi con te. Ti sei guardato e non ti sei trovato, perché io non c’ero. Ero io che ti mancavo, ma tu non lo sapevi. Sdoppiato ed estraneo, sono stato dribblato da un altro “io” comprato all’ipermercato di chi ti vuole idiota, per poterti plagiare senza che tu ti possa difendere. Hai sostituito il tuo “io” reale con un “io” artificiale: un “io” di tutti e di nessuno, e forse per questo più accattivante.

Mi hai lasciato appeso al tuo attaccapanni, come uno straccio passato di moda, mai entrato in scena e sempre sulla soglia di una vita che non hai ancora il coraggio di guardare negli occhi. Quando sei uscito ieri sera eri magnifico, attrezzato, come non mai, a conquistare ogni cosa, a fare tuo tutto ciò che ti sarebbe capitato di fronte, tranne te stesso. Ma in fondo questo te stesso tu non l’hai mai cercato, non lo hai mai incontrato. Senza il tuo “io” ti sentivi sicuro e invincibile. Avresti affrontato il mondo intero: quel mondo che tu pensavi di non avere dentro, in questi anni lo hai cercato fuori; un mondo da sfidare, da trasgredire, un mondo da uccidere per non morire, per dire che in fondo ci sei anche tu.

Poi la piazzetta, la discoteca, il giro in macchina, forse qualche pasticca. Hai fatto anche l’amore ieri sera, e forse qualcuno si è innamorato di te. Il piacere che hai provato non è bastato a lenire il dolore di questa grande bugia. Hai fatto l’amore, ma tu non c’eri, perché io, il tuo “io”, non ero là con te. E non è bastato il tuo corpo a compensare questa mia assenza. Senza di me quell’amore ti ha solo bruciato, e di esso non ti è rimasto nulla, se non un leggero desiderio. E se l’amore dovesse tornare, vuole che ci sia pure io, perché te lo possa consegnare ancora più puro. Nasconditi ancora, sarai eternamente assente, anche se illusoriamente in scena, una scena che disegna intorno a te, e dentro di te, un vuoto che lentamente ti divora.

Ma in questa alba una campana mi ha svegliato, la voce di Colui che dicono che non c’è rimbomba come un richiamo profondo a farti fare questo viaggio in questa terra di nessuno. Se tu ti raccogliessi da questo stupido gioco, se ti guardassi dentro e se ti fermassi sulla soglia dei tuoi occhi, a tu per tu, mi troveresti - ti troveresti - e finalmente ti prenderesti per mano, per gioire di ciò che sei, per vincere le paure che ti porti dentro, per non perderti ancora nelle notti di questa lunga estate.

E quando di nuovo farai l’amore, finalmente ci sarai tu, ed io con te, ci sarai con tutto il peso del tuo esserci. Ma ciò che appariva un peso si trasfigurerà in dono, perché avrai qualcosa da dare - quel te stesso ritrovato - e non solo un corpo da usare, ma un volto da abitare, uno sguardo da incontrare, una storia da fecondare.

Tutto questo però ha un prezzo, perché dovrai, nella tua infinita solitudine, guardarmi negli occhi, per forse scoprire che in quel fondo buio c’è una luce che nessuna sconfitta potrà mai spegnere. Solo allora uscirai dal grembo di questo nulla e dall’anonimo scambio delle mille facce costruite in serie.

Per la prima volta proverai la fatica di esserci, ma anche la gioia vera e pura che come te non ci sarà mai nessuno, in quanto unico e irripetibile, esistenza disegnata nella notte dei tempi, ed ora consegnata ai frammenti degli attimi, per poter dire di giorno in giorno “ecco ci sono”. E non sarai più solo, perché sarai per qualcuno e in qualcuno.

La campana ha smesso di suonare, mi ha martellato abbastanza. Fra poco ti alzerai, ed “io”, il tuo “io”, sarò qui ad aspettarti, pronto per questo nuovo e coraggioso viaggio che ti porterà a cercarti: cercarti per ritrovarti, trovarti per non tenerti per te, ma per donarti e consegnarti ad un altro, a quell’Altro dal quale sei fuggito, a quell’Altro per cui sei stato fatto.

E questa volta finalmente, se ti donerai, sarà per non perderti nella prigione della tua libertà, perché un’altra libertà già ti sta aspettando per liberarti da questo stesso io che hai ritrovato.