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SUL VOLTO DELLE MADRI E’ DISEGNATA LA GEOGRAFIA DEL DOMANI

Il mondo comincia dal volto di nostra madre. Dal suo abbraccio. Dai suoi silenzi. Dai suoi odori. Dai suoi silenzi e dai suoi sguardi.

La madre è l’inizio da cui veniamo. L’origine prima in cui siamo stati. Ella rappresenta il grembo. Il trait d’union tra l’essere e il nulla. Il passo più breve che custodisce il segreto in cui è posta sia la soglia della nascita che quella dell’ultimo addio. L’andata e il ritorno di ogni respiro. Il primo luogo in cui siamo stati prima di andare in giro per il mondo. Il materno è metafora della recezione, dell’accoglienza e dell’ospitalità.

La madre ci porta dentro. Ci dà forma, ci contorna, ci perimetra. Fib dall’inizio è’ tutt’uno con noi. Ci dorme dentro. Ci attraversa. Ci segna e ci cicatrizza. E’ il dentro che riscalda ogni fuori. E ovunque saremo, se avremo ancora dentro la madre che ci ha portati dentro, saremo sempre al caldo. Anche quando fuori farà molto freddo. Perché il calore vero è quello che viene dal di dentro. Esso resiste ad ogni gelo esteriore, ad ogni deprivazione. Per questo motivo Pasolini si rivolgeva alla madre con queste sublimi parole: “Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore, ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore.

La madre simbolicamente rappresenta l’interno. La radice di ogni nostro andare, la matrice di ogni nostro viaggiare. Per tale ragione essa simboleggia la casa che protegge e rassicura, ingloba, avvolge, include. La madre rappresenta la dimora e indica appartenenza.. Lei non sta a casa: ma è la casa. E rende casa anche i luoghi più ostili. Se sarà così, ovunque saremo trasformeremo i luoghi in dimore: trasformeremo tutti i luoghi in luoghi familiari.

E il legame quando è caldo genera profondità. Sul suo volto ognuno di noi ha disegnato gli spazi della propria interiorità. Ed è lì che la prima volta ci siamo raccolti. Laddove siamo stati accolti. Sul suo volto. Laddove per la prima volta ci siamo persi. Ci siamo persi e ritrovati. Il volto di mia madre è come un grande mappamondo sul quale è scritta la geografia del mio domani.

La madre indica il raccoglimento. Luogo dal quale non vorremo mai andare via. Luogo fatto per restare. Luogo a cui poter tornare. In cui trovare riparo quando tutto fuori di noi crolla. Quando, abbandonati, rimaniamo soli. Soli anche senza di noi.

Da bambini il nostro corpo frammentato ha trovato una sua unificazione nel volto della madre. Se il bambino non trova unità nel volto resterà un corpo caotico e quando comincerà a desiderare qualcuno farà lo spezzatino.

Per questo il materno è il dono che resiste ad ogni forma di abbandono. Per sentirsi parte di un tutto che comincia altrove. Luogo divino in cui Dio stesso comincia a prendere forma.

La madre rappresenta lo spazio. Per tale ragione ogni volta che disegniamo i luoghi vogliamo caricarli dei caratteri che sono propri del grembo materno. Se sarà così, solo saremo a casa anche quando saremo fuori casa.

Perciò teniamoci le madri perché è da loro che comincia il mondo che verrà in noi e dopo di noi: la nostra identità, le relazioni, i desideri, la politica, la socialità, la fiducia e il coraggio. E’ proprio vero quello che dice un detto ebraico: “Dio non poteva essere ovunque, è per questo che ha creato le madri.