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Il primo Natale è stato un Natale da extracomunitario.

Ma che cosa vuol dire essere extracomunitario?

Vuol dire essere concepito da una giovane donna che sta per essere lapidata.

Avere un padre che rischia di non riconoscerti.

Nascere in una stalla, mentre chi ti viene a trovare sta peggio di te.

Al limite ti riconoscono alcuni re, ma guarda un pò: sono degli stranieri che non sono graditi.

Appena nato, tuo padre insieme a tua madre ti carica su un asinello e ti porta in Egitto perchè il "re" della tua comunità non ti vuole tra i piedi.

Qui vivi da straniero per alcuni anni.

L’esser nato ti fa sentire in colpa perché a causa tua il potente di turno fa strage di bambini innocenti.

Quando dopo alcuni anni, torni al tuo paese, tra i tuoi, i tuoi non ti accolgono.

Sei costretto a nasconderti altrimenti chissà cosa pensano che vai facendo.

Ti fai grande e dove te ne vai per crescere? Nel luogo di nessuno: nel deserto. 

Quando cominci a predicare, al primo discorso pubblico ti vogliono buttare giù dal precipizio, o al limite soltanto lapidare.

Che ci fa uno come te i mezzo a gente che ama servire più Mammona e che si serve dela Legge solo per mettersi in mostra?

Quando passi per i villaggi prima ti accolgono e poi ti cacciano.

Gli uccelli hanno il loro nido e le volpi hanno le loro tane, ma tu non hai neanche un sasso dove posare il capo.

Le tue parole sono troppo scomode, sono parole nomadi, feriscono i potenti che ti mandano le guardie e i ricchi che aizzano le folle contro di te.

Non solo non hai il permesso di soggiorno, ma neanche quello di guarire in giorno di sabato. Il calendario della morale è troppo rigido per ammettere eccezione per chi ci ha messo anni per dare un senso al proprio dolore.

Se prendi le difese dei deboli ti danno subito dell’accattone. E subito ti rinfacciano dicendoti “Medico cura te stesso!”

E tu che fai: cominci a frequentare brutte compagnie, come pescatori ignoranti, lebbrosi, ciechi e zoppi, prostitute, ubriaconi, esattori delle tasse, rivoluzionari idealisti, tutta gente fallita che ha un costo sociale e che bisogna eliminare.

Ogni tanto ti concedi una pausa e ti ritiri da solo sulla montagna a cercare un Dio nel quale nessuno più crede. Il tuo Dio è troppo diverso dal loro: il tuo è misericordioso, il loro è solo un giudice iroso che punisce e fa paura.

Proclami beati i poveri e i miti, i pacifici e i perseguitati. Vuoi rivoluzionare cambiando i cuori e non limitando a sovvertire le cose  o a rovesciare le gerarchie sociali. Ma vieni frainteso perchè inciti alla rassegnazione e proponi addirittura la alienazione, la fuga e la frustrazione.

E quando ti chiedono di dire che cosa è per te la verità, tu resti in silenzio. Non però come uno che non ha risposte, ma come uno che offre se stesso per fare dell’amore l’unica vera verità.

E alla fine, quando vieni crocifisso non lo fanno neanche in città: ma fuori le mura, perché anche da crocifisso fai paura. Neanche da morto hai diritto alla cittadinanza. Muori da straniero, tu che sei venuto come un forestiero.

E oggi?

Oggi vieni sui barconi. Figure postmoderne di croci inattuali. Figure postcristiane di culle rovesciate. Segni tangibili di un nichilismo che insieme ad un ipercapitalismo rende nulle le persone e sostanze le cose.

Ma noi preferiamo tenerci il presepe come surrogato di un Dio al quale viene impedito di nascere ancora. Perché farti nascere significa spogliarsi. Spodestarsi.

Preferiamo tenerci il crocifisso come simbolo che sostituisce i crocifissi veri e a noi più prossimi.

Se verrai, quest'anno, non ti riconosceremo.

Saremo troppo impegnati con le nostre funzioni religiose e i nostri riti tradizionali. Ci teniamo le norme e cacciamo fuori i volti.

Ancora una volta sarai un extracomunitario. 

Avremo le culle ma non avremo te. Avremo la croce ma senza di te.

Ed è per questo che per l'ennesima volta ti chiedo perdono. Perdono per questo nostro modo sbagliato di credere in te. Ma anche di credere in noi.

E mentre ti sentirò dire ancora e di nuovo: "Padre perdona loro perchè non sanno quello che fanno", dirò a me stesso...."E' di nuovo Natale"!

Grazie a questo perdono sarà di nuovo Natale.

Ma sarà di nuovo Natale solo se sarà un Natale nuovo.