I giovani e la ricerca della verità - Terza parte

In cammino verso il Sinodo Michele Illiceto

 Vi proponiamo questo cammino diviso in più parti

8. La verità e il registro del cuore
I giovani cercano una verità che sia capace di riscaldare il cuore, una verità che lasci un segno sulla loro pelle, perché, specie per un adolescente, il mondo comincia dalla pelle, laddove il confine tra mondo interno e mondo esterno passa attraverso il corpo. Perché il sentire dei giovani è un sentire che comincia dalla pelle. Questo accade perché i giovani non conoscono ancora la separazione di cuore-mente-corpo. Loro pensano tramite il sentire anche se non sempre riescono a trasformare il sentire in pensiero. Questo avverrà dopo, quando crescendo, acquisiranno gli schemi dicotomici e dualistici tipici degli adulti e cominceranno anche essi a dividere.
La pubblicità divide, la politica divide, l’attuale cultura divide, anche l’esperienza divide. E divide per assolutizzare e ridurre: così il giovane o assolutizza il corpo a discapito del cuore e della mente (vedi la logica dell’industria del divertimento che riduce il corpo a merce o a registro di un godimento illimitato) oppure a volte assolutizza la mente a discapito del cuore e del corpo (vedi la scuola che mette in campo un apprendimento dissociato dai processi motivazionali). O assolutizza i cuori a discapito dei corpi e delle menti, come un certo emozionalismo propone. Ala cultura consumistica dominate fa comodo avere giovani divisi dentro e in perenne conflitto tra una ragione che sta naufragando, un cuore che è in preda a deliri e un corpo che pensa solo a esibirsi.
È saltata la visione unitaria della persona che ha il suo centro nel cuore. Il cuore, infatti, come scrive Papa Francesco, unisce.
«Il cuore, nella Bibbia, è il centro dell’uomo, dove s’intrecciano tutte le sue dimensioni: il corpo e lo spirito; l’interiorità della persona e la sua apertura al mondo e agli altri; l’intelletto, il volere, l’affettività. Ebbene, se il cuore è capace di tenere insieme queste dimensioni, è perché esso è il luogo dove ci apriamo alla verità e all’amore e lasciamo che ci tocchino e ci trasformino nel profondo. La fede trasforma la persona intera, appunto in quanto essa si apre all’amore. È in questo intreccio della fede con l’amore che si comprende la forma di conoscenza propria della fede, la sua forza di convinzione, la sua capacità di illuminare i nostri passi. La fede conosce in quanto è legata all’amore, in quanto l’amore stesso porta una luce. La comprensione della fede è quella che nasce quando riceviamo il grande amore di Dio che ci trasforma interiormente e ci dona occhi nuovi per vedere la realtà». [1]

9. La verità e il registro del corpo
I giovani leggono Nietzsche, sentono Vasco Rossi. In Così parlò Zarathustra Nietzsche afferma:
«Dietro ai tuoi pensieri e sentimenti, fratello mio, sta un forte dominatore, un saggio sconosciuto: è il Sé. Nel tuo corpo dimora, è il tuo stesso corpo. C'è più senno nel tuo corpo che nella tua migliore saggezza. E perché mai il tuo corpo avrebbe dunque bisogno della tua migliore saggezza?». [2] 
I giovani ragionano con il corpo e qualche volta con il cuore (più le ragazze che i maschi a dir la verità). Ma hanno bisogno che qualcuno li aiuti a ragionare con la testa. Solo che questo è un processo complesso e difficile che va guidato e lo scopo è arrivare ad una visione unitaria di sé, delle cose, del mondo.
A una cultura debolista che propina una verità parziale e altrettanto debole, noi credenti adulti dovremmo obiettare che la verità è nell’intero vissuto della persona, nella visione unitaria dell’uomo che vede se stesso come una sinfonia di registri da armonizzare nell’unità delle differenze - sincroniche e diacroniche - di cui siamo fatti.
Oggi tendiamo ad assolutizzare la verità insita nelle parti che ci compongono. Ma come diceva Hegel, “Il vero è l’intero”: nel senso che la parte trova il proprio inveramento solo nell’unità del tutto, cioè nel legame con le altre parti. Legame che Hegel rievocando la filosofia greca, in particolare Eraclito, e l’incipit del Vangelo di Giovanni chiama Logos.

10. Risvegliare il Logos
Ecco allora il punto cruciale: oggi siamo senza Logos, e quindi,nell’accezione di V. Frankl, orfani di senso. Nietzsche, capovolgendo l’inizio el vangelo di Giovanni, diceva che “In principio era il Non-senso, e il Non-senso era presso Dio e il Non senso era Dio”. Quando viene meno il Logos che dà ordine, unità e senso, o ci perdiamo nel dissenso o ci appiattiamo nel consenso grazie al quale la verità è figlia della maggioranza e non più frutto del Logos, cioè di un senso che ama nascondersi nel fondo delle cose. Solo la profezia (e come adulti educatori siamo investi di tale dimensione profetica) può risvegliare il Logos e spezzare il domino del consenso accomodante date a verità che tali non sono.
Dobbiamo combattere un pensiero schizoide che produce verità assolute mascherate di relativo. Perché oggi il vero dogmatismo è il relativismo. Sempre più siamo chiamati a contrastare la verità della non verità: una sorta di scetticismo in versione postmoderna che afferma che non esiste alcuna verità. Ma negare la verità significa affermarne una: la verità della non verità. Come a dire che è più vero che non esiste alcuna verità piuttosto che ne esiste una. E così accade che si caccia la verità dalla porta, ma poi la si fa rientrare dalla finestra. Solo che quella che rientra dalla finestra è più assoluta di quella uscita dalla porta.

11. Verità e pathos
La verità quando è vera non è solo liberante, ma riesce anche ad appassionare, appunto a scaldare il cuore. La verità è ciò che mette in moto il desiderio umano. Nell’epoca, definita da Benasayag, “delle passioni tristi”, invece la verità viene ridotta a ciò che puramente sentiamo. È circoscritta nel’alveo delle pure emozioni. È prigioniera del bisogno di facili gratificazioni.
Se è vero che la verità non sta nell’emozione, resta pur vero che la verità coinvolge anche il nostro apparato emotivo. L’operazione con cui abbiamo separato la verità dalle emozione ha provocato un doppio danno: ha danneggiato la verità (o meglio la percezione e l’esperienza di essa) rendendola arida e astratta, e ha danneggiato soprattutto le emozioni condannandole a non essere quelle che sono: cioè la soglia che conduce al sentimento e che in seguito da qui ci fa arrivare alla virtù. Ai giovani mancano questi passaggi: dalle emozioni ai sentimenti e dai sentimenti alle virtù.
Dal canto suo, invece, la verità dando radice all’emozione la trasforma, per poi trasformare l’emozione in sentimento e quest’ultimo in virtù. Se l’amore è stato ridotto ad emozione è perché abbiamo separato l’amore dalla verità e la verità dall’amore. Lo dice Papa Francesco nella sua Lumen fidei:
«Se l’amore ha bisogno della verità, anche la verità ha bisogno dell’amore. Amore e verità non si possono separare». [3]

12. Verità e amore
Ecco qui gli errori educativi di oggi: si pretende di presentare una verità isolata, scorporata da tutti gli altri ambiti a cui la verità per sua natura si collega. La verità ha altri nomi. Ritornano le domande poste nella Deus caritas est di Benedetto XVI: che cosa diventa la verità sena la carità e che cosa diventa la carità senza la verità? La verità si lega con l’amore. C’è un circolo virtuoso tra amore e verità. Scrive papa Francesco:
«Senza amore, la verità diventa fredda, impersonale, oppressiva per la vita concreta della persona. La verità che cerchiamo, quella che offre significato ai nostri passi, ci illumina quando siamo toccati dall’amore. Chi ama capisce che l’amore è esperienza di verità, che esso stesso apre i nostri occhi per vedere tutta la realtà in modo nuovo, in unione con la persona amata». [4
L’altro errore è pensare ad una amore senza verità. Scrive ancora il Papa:
«All’uomo moderno sembra, infatti, che la questione dell’amore non abbia a che fare con il vero. L’amore risulta oggi un’esperienza legata al mondo dei sentimenti incostanti e non più alla verità. Davvero questa è una descrizione adeguata dell’amore? In realtà, l’amore non si può ridurre a un sentimento che va e viene. Esso tocca, sì, la nostra affettività, ma per aprirla alla persona amata e iniziare così un cammino, che è un uscire dalla chiusura nel proprio io e andare verso l’altra persona, per edificare un rapporto duraturo; l’amore mira all’unione con la persona amata. Si rivela allora in che senso l’amore ha bisogno di verità. Solo in quanto è fondato sulla verità l’amore può perdurare nel tempo, superare l’istante effimero e rimanere saldo per sostenere un cammino comune. Se l’amore non ha rapporto con la verità, è soggetto al mutare dei sentimenti e non supera la prova del tempo. L’amore vero invece unifica tutti gli elementi della nostra persona e diventa una luce nuova verso una vita grande e piena. Senza verità l’amore non può offrire un vincolo solido, non riesce a portare l’"io" al di là del suo isolamento, né a liberarlo dall’istante fugace per edificare la vita e portare frutto». [5]
Quindi la verità grazie all’amore fa unità dentro di noi e fuori di noi. E l’amore grazie alla verità mette radici, rendendo saldo e duraturo il rapporto con noi stessi, con gli altri e con il mondo. In un mondo diventato liquido, dove “le relazioni hanno una scadenza come il latte” (Bauman), la verità ci aiuta a mettere le basi per dare un poco di solidità.
Se la verità si lega all’amore in seguito si apre alla Karis, alla Caritas che è l’amore gratuito: qui la verità si fa desiderio, tensione, donazione che è anche donazione di senso. La verità libera l’amore dal delirio di onnipotenza e dal parossismo del possesso di cui oggi è prigioniero.

…Continua

(fonte: notedipastoralegiovanile.it)

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