LA VISIONE DI MARIA IN DON TONINO BELLO di M. Illiceto Parte IV - Monte S. Angelo Notizie - ilgiornaledimonte.it

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“Maria donna del primo passo”

«In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa n una città di Giuda» (Lc 1,39). Alla luce di questo versetto don Tonino definisce Maria la «donna del primo passo». In che senso? Il vescovo di Molfetta si sofferma sul verbo greco anastàsa, che letteralmente significa: "alzàtasi". Alzarsi è un verbo di resurrezione.

Emergono due messaggi. Il primo ci autorizza a dire che qui Maria viene presentata «come simbolo della Chiesa "risorta" che, in tutta fretta, si muove a portare lieti annunzi al mondo». Il secondo dice che «sotto quella parola si condensi il compito missionario della Chiesa la quale, dopo la risurrezione del Signore, ha il compito di portare nel grembo Gesù Cristo per offrirlo agli altri, come appunto fece Maria con Elisabetta».

Maria: donna risoluta. Qui emerge tutta «la risolutezza di Maria». Maria è risoluta nel senso che è libera di cominciare, libera di andare. Non si lascia incatenare a nulla, a nessuno schema e a nessuna convenzione. Non rimanda a domani una decisione frutto di quell’incontro che ha cambiato totalmente la sua vita. Maria è risoluta perché non è attaccata a nulla. E’ decisa, ferma a dare esito al suo “si”.

Dopo l’innamoramento nei confronti di quella Parola che l’ha scaldata il cuore e che allo stesso tempo ha sconvolto i suoi programmi, comincia per lei il tempo delle scelte. E anche delle piccole rinunce. In Aut-Aut Kierkegaard ha scritto che «Quanto più passa il tempo, tanto più difficile diventa lo scegliere». Maria sceglie, non rimane ferma. Non resta ingessata né imbambolata. Non si deposita in qualche ripostiglio aspettando che le cose crescano da sole, né si crea una nicchia dove trovare riparo da accadimenti troppo grandi e impegnativi per lei, ma li spinge verso un non-ancora non solo possibile, ma anche fattibile. Lei sa che l’utopia di domani fonda la speranza per l’oggi. Risponde adesso, senza delega o rimandi.

Maria non fa addormentare gli eventi, ma li forza a nascere. Non fa decantare la storia aspettando che diventi vecchia. Non crede nel fatalismo né nel determinismo. Crede nell’operosità di chi sa che se «semina nelle lacrime, mieterà con giubilo» (Sal 126,5).

«È lei che decide di muoversi per prima: non viene sollecitata da nessuno». Ecco la sfida che Maria fa sua: essere come Dio che ama sempre per primo (cfr. 1 Gv 4,19). La fretta di Maria è la fretta dell’amore. Infatti, quando ami, il tempo si accorcia e si fa breve.

Nell’amore non c’è tempo per i rimandi. Per questo, «senza frapporre indugi e senza stare a chiedersi se toccava a lei o meno dare inizio alla partita, ha fatto bagagli, e via! Su per i monti di Giudea». Dio mette le ali ai piedi, tanto che a volte non ti pare di camminare, ma di volare. E il cuore batte laddove i piedi non sono ancora arrivati.

Maria: donna del viaggio. L’amore di Dio rende creativi. E, infatti, si chiede don Tonino, che cosa si inventa Maria? «È lei che s'inventa questo viaggio: non riceve suggerimenti dall' esterno. È lei che si risolve a fare il primo passo: non attende che siano gli altri a prendere l'iniziativa». Maria si inventa questo viaggio per farsi donna del cammino che incrocia i sentieri dell’umano.

Maria si alza ancora oggi. Si alza dentro di noi e accanto a noi. Si alza prima di noi, quando ancora restiamo laddove siamo caduti. Quando ancora stazioniamo nella nostra stanchezza e nella nostra rassegnazione. Per rialzarci.

Maria è la donna che ci precede. Come afferma don Tonino, ella «non  attende la nostra implorazione, ma anticipa ogni nostro gemito di pietà. Si prende il diritto di precedenza su tutte le nostre iniziative». E «quando il peccato ci travolge, e ci paralizza la vita, non aspetta il nostro pentimento». Non lo aspetta, perché è lei che lo suscita. Infatti, è quasi impossibile guardare a Maria e non sentire pentimento per la grazia che ci manca. «Incapaci perfino di rimorso», noi non siamo nemmeno in grado di pentirci, perché l’unica cosa di cui siamo capaci è peccare. Il peccato è la cosa che ci riesce meglio!

Maria la donna che guarda oltre. Eppure Lei è quella che «corre subito accanto a noi e organizza la speranza attorno alle nostre disfatte». Maria «ci brucia sul tempo», per «scavarci nel cuore cisterne di nostalgia» sì da poter risentire di nuovo «il bisogno di Dio». Prima che il sole tramonti, Maria è già in viaggio dentro di noi, nei deserti del nostro io. In viaggio con noi verso di Lei. In viaggio con Lei verso di Lui.  In viaggio dentro di noi oltre noi.

Maria è donna del primo passo. E il primo passo è quello più difficile. Il più arduo. Esso è proprio di chi fa da apripista. Di chi si espone al fallimento. Di chi va avanti per tastare il terreno rischiando di sbagliare. Tutti fuggono dal primo passo, e se sei tu a farlo, stai certo che ti lasciano andare avanti senza farti compagnia. Tu diventi il capro espiatorio. Il primo passo è quasi sempre un passo solitario. E’ un passo di espiazione oltre che di sperimentazione. Passo dove offri te stesso come prova che forse ciò in cui stai credendo è veramente possibile.

Il primo passo esige coraggio e abbandono. Fiducioso abbandono. Con il primo si vince l’inerzia, con il secondo la rassegnazione e la disperazione.

Maria: donna  del perdono. Alzarsi è anche il verbo del perdono. Si ha fretta di liberare l’altro dal peso di una incomprensione, di un equivoco. Di un torto non chiarito. Scrive a riguardo don Tonino: «Santa Maria, donna del primo passo, chi sa quante volte nella tua vita terrena avrai stupito la gente per aver sempre anticipato tutti gli altri agli appuntamenti del perdono». Il perdono più grande è quello che l’altro non si aspetta di ricevere.

Maria: donna sollecita. Alzarsi è anche il verbo della sollecitudine: «Chi sa con quale sollecitudine, dopo aver ricevuto un torto dall'inquilina di fronte, ti sei "alzata" per prima e hai bussato alla sua porta, e l'hai liberata dal disagio, e non hai disdegnato il suo abbraccio».

Maria: donna dell’esodo. Alzarsi è anche il verbo di chi è pronto a fare esodo, di chi esce per andare in giro per le strade della città a trovare chi ha provato un fallimento, come è accaduto a due discepoli amati non solo da Gesù ma anche da Maria, e che hanno commesso molti errori gravi, come Pietro e Giuda. Scrive don Tonino: « Chi  sa con quale tenerezza, nella notte del tradimento, ti sei" alzata" per raccogliere nel tuo mantello il pianto amaro di Pietro. Chi sa con quale batticuore sei uscita di casa per distogliere Giuda dalla strada del suicidio: peccato che non l'abbia trovato».

Il credente è l’uomo del primo passo che trova «la forza di partire per primo ogni volta che c'è da dare il perdono». Noi dovremmo diventare “esperti nel fare il primo passo” si da «non rimandare a domani un incontro di pace che possiamo concludere oggi». Maria è quella che «brucia le nostre indecisioni», o che ci distoglie  «dalle nostre  calcolate perplessità». Come donna del primo passo, Maria «ci libera dalla tristezza del nostro estenuante attendismo».

Lei ci insegna a donarci per primi. A salvarci dall’ultimo passo. Dai ritardi che rendono lunghi e lenti i tempi di chi ormai ha perso la speranza.