ANDAR PER VILLAGGI... di Michele Illiceto

Mons. Castoro prima che ci lasciasse aveva intenzione i dedicare la sua lettera pastorale al verbo “Abitare”. In uno dei nostri incontri nel mese di gennaio mi aveva confidato che gli sarebbe piaciuto scegliere come icona biblica il brano del vangelo di Marco (Marco 6,1-6) che leggeremo proprio domenica prossima.  Qui c'è una frase che sempre mi colpisce e mi accompagna nelle mie riflessioni, quella dove si dice che Gesù «percorreva i villaggi insegnando». Tre parole scomode, pesanti e profonde.

Prima parola: "percorreva". Mi sa di chi attraversa le vicende umane, di chi è in cammino per incontrare e per ascoltare la gente e le persone. Per farsi carico delle storie, per entrare nei vissuti, abbracciare e tessere relazioni, per non lasciare solo o indietro nessuno. Per evitare gli abbandoni e rimarginare le ferite. E' un verbo di cittadinanza e di responsabilità sociale, di condivisione di luoghi e di situazioni. E anche verbo di ospitalità e di prossimità.

Seconda Parola: "villaggi". Per indicare le strade, sia reali che virtuali come il web, i luoghi dove la gente vive, nasce, soffre, lotta e muore, dove si cade ma anche ci si sforza per rialzarsi, si dispera e si spera, ci si innamora. I villaggi sono le comunità che si sfilacciano, i luoghi di lavoro ma anche le piazze e i condomini, le periferie verso le quali uscire. Abitare è stare accanto   farsi compagni di viaggio. E se non siamo più capaci di essere dei pellegrini, che almeno riusciamo ad essere dei viandanti che  sanno tenere il passo della vita.

Terza parola: "insegnando". Indica l'andare di chi attraversa la vita non in modo banale, ma con la sapienza del cuore, non da maestro saputello, ma da testimone umile e silenzioso. Non con le rispose in tasca, ma con un tesoro di domande che come il sale rimuovono il terreno dell’ignoranza e della scarsa formazione. Si insegna con la vita, stando accanto e non con le dottrine di chi  sale in cattedra.

E se anche noi accettassimo la sfida di queste tre parole?

Tre parole profetiche e scomode sia per i cristiani che domenica l’ascolteranno sia per i non credenti in cerca di valori autentici ed edificanti. Per non essere vissuti invano passando come cocci vuoti nell’insignificanza generale di una società che fa fatica a rialzarsi.

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