D’ESTATE DIO NON VA IN VACANZA... di Michele Illiceto - Monte S. Angelo Notizie - ilgiornaledimonte.it

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D’estate vedo le piazze riempirsi di fans che si agitano per sentire un cantante in concerto. Vedo spiagge affollate di gente che cerca un poco di riposo. Vado in un una piccola chiesetta e la vedo vuota. Un crocifisso abbandonato, tutto solo in una chiesetta di campagna. E mi chiedo: ma dov’è Dio? Cerca una risposta. Rifletto e penso.

Dio è una proposta debole. La più debole tra tutte. Non riempie le piazze come nei grandi concerti, non affascina nè seduce promettendo una felicità a corto respiro o di facile fruizione. Non usa la pubblicità per ingannarci e indurci a comprare un prodotto che dietro una bella confezione mascherata di buone intenzioni si nasconde una vita impegnativa.

Non ha la forza dell'evidenza per convincere senza prima dubitare. Non promette una vita facile per cui con Lui ci si può sistemare e acquietare, accasarsi. Dio non offre ripari e porti sicuri. Con Lui si naviga sempre in acque tempestose. Non regala emozioni per provare le quali si è pronti ad evadere dalla realtà. Dio non risolve i problemi perchè i problemi è proprio Lui che li crea ( o forse ce li mette davanti).

A volte Dio appare anche una proposta inutile, perchè non risponde mai alle nostre attese, o peggio alle nostre pretese e ai nostri capricci. Spesso Dio non "serve" se ciò che ci serve lo abbiamo deciso noi. Se diventiamo noi la misura per definire il nostro bene. In questo caso Dio non solo diventa inutile, ma addirittura "scomodo".

Dio diventa un di più di cui si può fare tranquillamente a meno, quando pensiamo di bastare a noi stessi. Lo mandiamo in vacanza. Preferiamo il Non-Senso che tutto permette (vedi Nietzsche) piuttosto che il Senso che invece ci limita e ci responsabilizza. Perché se le cose hanno un Senso meritano rispetto e premura, cura e attenzione.

Eppure proprio qui sta la sua forza: nel fatto che ha scelto di presentarsi come una proposta debole, una proposta inutile. D’estate poi questa sensazione sembra aumentare, visto che il tempo che abbiamo ci resta solo per riposarci, per divertirci, per non pensarci. Per avere un problema in meno.

Dio non costringe, non forza. Ci lascia liberi. Anche di non credere. La sua debolezza aumenta con l’illusione della nostra forza. Dio sceglie di essere dimenticato, piuttosto che dimenticarci. Dio non fa rumore. Non fa irruzione. Non fa spettacolo. Non fa raduni. Lui delle folle ha solo compassione, ma mai le sfrutta per inculcare la sua ideologia o il suo punto di vista.

A Dio non piace usare il suo potere per incutere paura, sì da usarla come la base di una eventuale fede in Lui.

A Dio basta essere senza troppo apparire. Stare relegato in un angolo del buio che ci portiamo dentro. O stare accanto alle mille luci della ribalta che gli fanno ombra. Piace stare confinato nell'ultima stanza del nostro labirinto interiore. A Dio piace aspettare senza forzare. Egli sta dietro la porta chiusa della nostra libertà. Qui sta e bussa con un tocco leggero. Talmente leggero che nessuno lo sente. Non fa violenza.

Dio non è nella tempesta, né nel vento impetuoso, ma nella brezza leggera come accadde ad Elia.

E’ un Dio debole, la cui debolezza però è la debolezza dell'amore. Solo che d’estate amiamo altro.  Giochiamo con gli amori come se nulla dovesse rimanere. E Dio rimane accovacciato tra le nostre delusioni. Accanto o dentro al nostro vuoto. Come proposta debole la cui forza però è il fatto che non possiamo fare a meno di Lui. Noi non lo sappiamo ma Lui si. E’ questo il nostro punto debole. E’ questa la sua forza: che anche se crediamo che non ci manca in fondo noi manchiamo a Lui.

Ma passerà l’estate e verrà l’autunno. E se ci siamo riempiti di cose inutili il riposo che abbiamo vissuto si trasformerà in una fatica che come quella di Sisifo ci riproporrà sempre lo stesso macigno.

Verrà l’autunno e Dio sarà un una foglia che caduta sarà pronta per essere raccolta. E raccogliendo Lui saremo raccolti da Lui.