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Beati quelli che sono stati abbracciati, perché saranno capaci di abbracciare. Quelli che sono stati portati in braccio perché lo saranno anche loro.

Beati quelli che sanno abbracciare perché saranno abbracciati. Quelli che tengono sempre aperte le mani perché anche se nude saranno sempre profumate da infiniti attraversamenti.

Beati quelli che pur non essendo stati abbracciati, abbracceranno lo stesso, perché ricomporranno abbracci che si sono spezzati, accenderanno luci che si sono spente, rafforzeranno mani che sono state infiacchite.

Beati quelli che abbracceranno coloro dai quali non sono stati abbracciati, perché non avranno paura di spostare continuamente i loro confini. Non avranno paura di morire se non amati, perché il loro amore ha saputo trasformarsi da dono in perdono.

Beati quelli che sanno abbracciare tutti, perché non saranno mai soli. Vivranno dell’abbraccio che daranno anche se non ne riceveranno alcuno. Abbracceranno ognuno come se fosse unico. E non temeranno la folla se li ignora, perché la fola è nulla senza ciascuno.

Beati quelli che abbracciandosi non temeranno la differenza  perché non saranno mai prigionieri della propria identità. Abbracceranno i colori e i suoni in una danza nuziale che ci fa tutti figli di una stessa comunità.

Beati quelli che abbracciando non catturano, non trattengono, ma semplicemente ospitano, lasciando sempre libero di andare via chi viene abbracciato, perché avranno la gioia di vederlo tornare per poterlo riabbracciare ancora e in un modo sempre nuovo.

Beati quelli che abbracciando i corpi arrivano a scaldare i cuori e smuovere le coscienze in cui è nascosta quella forma che ogni abbraccio o disegna o risveglia.

Beati quelli che abbracciando si guarderanno in volto per celebrare la dignità e la bellezza di ciò che gli passa tra le mani.  Per non restare indifferenti rispetto ciò che li passa acanto. Beati, perché non saranno mai soli anche quando saranno soli.

Beati quelli che si nutrono di un abbraccio universale che nasce da lontano e travalica muri e confini, perché vivranno la gioia di trovare nel frammento quel tutto che si nasconde e di cui sono custodi. 

Beati quelli che sanno raccogliersi  in un abbraccio solitario, che nel silenzio sanno vivere l’attesa di ciò che sta per nascere anche se gli altri non ci credono. Perché coglieranno il ritmo e l’anelito di tutto ciò che palpita nel grembo delle cose. 

Beati quelli che, abbracciando, sanno rialzare chi è caduto, chi si è perduto per strada, perché alla sera il pane spezzato in due, nell’amore che si fa bacio, sarà più dolce se conterrà le lacrime di chi non è stato mai amato da nessuno.

Beati quelli che non abbracciano per convincere, per ingannare, per sedurre, per corrompere, o per sentirsi migliori degli altri. Né per riempirsi o arricchirsi, per accumulare o dominare, perché saranno pronti a reggere il tempo in cui tutti i poteri cadranno. 

Beati quelli che si sentono figli di un abbraccio invisibile, che tace nella debolezza del fallimento la potenza di ciò che promette, perché anche quando saranno sconfitti saranno consolati non da una facile vittoria o sterile rivincita, ma dalla fatica dell’attesa che  prepara la venuta di Colui al quale nessuno ha creduto.