Tempo fa Papa Francesco indicò tre parole con le quali chi si ama si promette affetto sincero, rispetto, cura reciproca e fedeltà. Tre parole impegnative, certamente magiche e ricche di sana idealità, di spinte altruistiche, ma anche difficili da rispettare, e pur tuttavia fondamentali per far crescere il sentimento dell’amore che, se inizialmente nasce come pura emozione, con il tempo si vorrebbe far evolvere in sentimento e anche in virtù, fino  consolidarsi in un habitus  che resiste alle sfide e alle difficoltà che una vita vissuta insieme comporta.

Queste tre parole, come è noto, sono “permesso, scusa e grazie”. Come interpretarle nel contesto degli amori oggi diventati liquidi, o nell’epoca caratterizzata secondo Giddens dalla fine dell’intimità? Vediamole una per una.

PERMESSO”. E’la parola del rispetto, perché non sei mia, né lo sarai mai. Non vengo a te da padrone, ma da ospite, da custode. Entro in punta di piedi nella terra sacra del tuo corpo, tanto che mi devo togliere i sandali come Mosè davanti al roveto ardente. Tu mi spogli di tutto perché io possa farmi dono. Devo bussare alla porta della tua libertà che si apre solo dal di dentro. Io sto fuori e vi starò fin quando tu non deciderai di farmi entrare. L’amore non crea dipendenza, ma è sempre il frutto di una libera scelta. E’ la parola che non mi conferisce alcun diritto su di te, che non mi autorizza a trasformati per nessun motivo in un oggetto, ma che mi ricorda sempre che sei una persona. Che sei più che un corpo, e che cominci dal tuo volto. Non ti prenderò, perché le cose si prendono e si usano. Invece ti accoglierò, perché accogliendo te sarò più ricco che senza di te. Non ti amerò per me, ma ti amerò per te. E per questa ragione mi prenderò cura di te. Ma per farlo chiederò sempre il tuo permesso. E lo farò solo se tu lo vorrai.

SCUSA”. E’ la parola dell'attesa, perché già so che non sarò mai all'altezza del tuo valore, di ciò che ti meriti, di ciò che ti aspetti Infatti, ho bisogno di tempo per imparare a capirti, a conoscerti, e anche se sbaglierò, so che la mia fragilità non sarà un motivo per smettere di amarti e di farmi amare. Sono consapevole fin d'ora dei miei limiti, e del fatto che non saprò amarti mai abbastanza. I miei e i tuoi errori saranno l’occasione per trasformare il nostro amore da dono in perdono. E il perdono che ci doneremo ci incoraggerà a non smettere di cercarci ogni giorno come se fosse il primo, per rinascere dai nostri errori, in modo nuovo. Per onorarci e rispettarci indipendentemente dalle situazioni nelle quali ci troveremo. Se cadrò tu mi rialzerai, come io farò con te. Capiremo che ogni crisi sarà un apprendistato, perché chi ama l’altro non lo adora, ma lo accetta e lo accoglie con tutte le sue fragilità.

GRAZIE”. E’ la parola della sorpresa. Perché l’amore non è scambio in nome dell’utilità o di ciò che è solo conveniente o puramente gratificante, ma dono gratuito che spiazza l’altro che non si aspetta nulla. Grazie per il semplice fatto che ci sei e per quello che sei. Perché ciò che mi ha donato non l'ho mai davvero meritato. Perché pur essendo libera di non amarmi, hai scelto di farlo. Grazie perché non mi hai amato per necessità, ma liberamente. Grazie perché mi hai sorpreso e mi hai scelto anche quando ti ho dimenticata. Grazie perché mi sei rimasta accanto anche quando, distratto, ho lasciato cadere nel vuoto le tue attenzioni,  perché non sei mai stata un peso ma sempre un dono. E ora ti lascio libera di andare, perché mi piacerebbe vederti tornare sapendo che hai sempre la possibilità di non farlo. E se lo farai, già fin d'ora ti dico grazie. Grazie per avermi scelto ed eletto ogni giorno all'altezza del tuo valore, per avermi elevato fino alla vetta della tua sacralità, per avermi ritenuto degno di farmi arrivare fin dentro la tua intimità. Ora qui rimango e celebro con te la bellezza di ciò che da sempre è stato e che per sempre vorrebbe continuare ad essere.