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 GENERARE IL VIAGGIO INTERIORE

La seconda tappa dell’educazione generativa è saper generare il viaggio interiore. Per illustrare tale tappa possiamo usare la metafora del castello interiore della mistica del ‘500 Santa Teresa d’Avila. Questa metafora può essere usata anche didatticamente.

Immaginiamo di vedere i nostri ragazzi (già nella scuola dell’infanzia) come un grande castello fatto di molte stanze, per aprire le quali ci vogliono le chiavi. Ecco che offriamo loro già due aspetti: le stanze e le chiavi. Infatti, ci sono stanze chiuse e stanze aperte: si può chiedere loro quali stanze hanno aperto e quali invece sono ancora chiuse e perché.

Per noi educatori si tratta di educare il ragazzo a intraprendere il viaggio interiore per cercarsi e trovarsi: si può chiedere ai ragazzi se si cercano, dove bisogna cercare, che cosa cercare e come farlo. Dobbiamo aiutarli a fare questa operazione per insegnare loro a guardarsi dentro senza spaventarsi e senza ignorarsi, senza fuggire e senza rassegnarsi.

E’ la ripresa del vecchio oracolo di Delfi ricordato da Socrate in alcuni dialoghi di Platone: “Conosci te stesso”. Chi resta straniero a casa propria non potrà mai portare nessuno in casa. L’ospitalità non è mai figli dell’estraneità, ma al contrario è generata da quel riconoscimento che ciascuno attua nei confronti del proprio sé. Solo un sé riconosciuto potrà in seguito aprirsi all’altro da sé. Se siamo poco ospitali oggi è perché siamo fondamentalmente estranei a noi stessi.

I ragazzi, infatti, si guardano più dall’esterno che dall’interno. E allora si può chiedere loro di descrivere quali sono i condizionamenti esterni più diffusi, da che cosa sono plagiati e sedotti, quali forme di dipendenze vivono, quali resistenze.

Con questa metafora noi dovremmo generare la ricerca e alla ricerca, generando il dubbio, o meglio le domande per cominciare a trovare alcune verità che meritano di essere credute: si può chiedere ai ragazzi i loro dubbi, quali domande si pongono, e quali domande non si pongono.

Meglio una verità che resiste al dubbio piuttosto che una verità che ha paura del dubbio. I dubbi aiutano a crescere. Servono a decostruire le false verità e le grandi bugie del nostro tempo. E allora si può chiedere ai ragazzi quali sono alcune bugie che travestite di verità vengono proposte loro. 

Si tratta di generarli  al viaggio, generando il viaggio, per aiutarli a passare dal mondo che li domina dall’esterno al mondo che li libera dall’interno. Senza interiorità dentro di noi nasce e cresce il deserto. Solo così possiamo aiutare i nostri ragazzi a passare dalla stanza della propria solitudine a quella dove si comincia a costruire la relazione.

L’educazione oggi deve generare i ragazzi alla verità di sé medesimi. Per fare questo dobbiamo aiutarli a liberarsi dagli sguardi altrui per poter cominciare a guardarsi con occhi propri. Aiutarli a stare da soli sen aver paura di restare soli. Si può chiedere ai ragazzi che cosa vedono quando sono da soli.  Se vivono la solitudine come un fallimento o come un ripiegamento. Come un abbandono o come il tempo di una feconda gestazione che apre lo spazio a un serie di relazioni che li metteranno in gioco.

Infine si può far riflettere sul viaggio. Ci sono due tipi di viaggio: quello circolare di Ulisse (che parte da casa e fa ritorno a casa) e  quello lineare di Abramo (che lascia la propria terra per un luogo soltanto promesso).

Siamo chiamati a tornare ad essere viaggiatori in un’epoca, come diceva Bauman, nella quale siamo diventati tutti o turisti o giocatori. Soltanto il viaggio  -  in particolare il viaggio interiore – potrà salvarci sia dall’estraneità che dal narcisismo come forma sbagliata di attaccamento ad un io che in fondo non teme solo gli altri, ma anche se stesso.

E, allora, buon viaggio! Dentro e fuori, percorrendo le infinite stanze che ci portiamo dentro.