Tutti conosciamo le beatitudini. Le abbiamo sempre lette come un impedimento a cambiare l’ordine delle cose, come se fossero una forma subdola di consolazione che fa dei poveri dei rassegnati, che lascia gli sconfitti nel sottosuolo della disperazione.

E invece è tutto il contrario. Le beatitudini non avallano il potere di chi crea dolore, di chi usa la religione come uno strumento per controllare le masse dei sfruttati. Non propone una religione come forma di alienazione, anche se storicamente molte volte lo è stato. Non propugnano una logica della rassegnazione e del disimpegno.

Le beatitudini sono il manifesto della vera rivoluzione, di quella che comincia dal  cuore. Rivoluzione silenziosa che prima di cambiare le strutture cambia i cuori e le menti, cambia la visione delle cose. Una rivoluzione interiore. Perché solo se cambiamo l’uomo dal di dentro potremo cambiare tutto ciò che è al suo esterno. Rivoluzione non violenta che disarma ogni forma di sopraffazione, le beatitudini ci rimettono in piedi, rialzano gli uomini e le donne oltre il loro scoraggiamento. Ci rimettono incammino. Sono la rivoluzione della tenerezza contro ogni forma di violenza.

Esse avallano la logica dell’amore dove vince chi sa perdere. La logica di chi lascia agli altri lo spazio che non gli spetta. Le beatitudini fanno incontrare la libertà con la povertà intesa come capacità di non attaccarsi a nulla se non a ciò che è essenziale non solo per se stessi ma per tutti.

Le beatitudini propongono uno stile di vita che non va nella direzione dell’appropriazione ma in quella della condivisione. Dove i beni non sono uno strumento per soggiogare, sfruttare e dominare,  ma semplici mezzi per umanizzarci e per vivere la vera felicità.

La vera beatitudine è donare la propria libertà a un’altra libertà perché insieme possiamo realizzare la nostra comune umanità.