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Dalla croce alle croci

Da dove parla la Croce oggi? «Cambiano le croci, ma la croce resta» (Primo Mazzolari, Tempo di passione. Meditazioni per la settimana santa, Paoline, Milano1995, p. 79). Il Golgota ha cambiato luogo, ma la forma e la sostanza resta sempre la stessa. I suoi caratteri sono identici: abbandono, solitudine, violenza, silenzio, dolore, oscurità, tradimenti, paura, complotti. C’ è anche chi scappa. Ci sono i delusi e anche i presuntuosi e i sapienti.

Per chi muore Gesù? Sulla croce Gesù muore per coloro che lo stanno uccidendo (cfr. p. 80). Per loro e per coloro che dopo di loro continueranno a ucciderlo. A uccidere l’Amore. I suoi aguzzini non sono soltanto coloro che lo uccidono ma anche coloro per i quali Egli si lascia uccidere. 

Posti un questa condizione, essi non hanno diritto di essere amati. Eppure lo sono ugualmente. Ecco lo scandalo. «L’amore è oltre il diritto» scrive Mazzolari (p. 80). L’amore è il superfluo che resiste al necessario. Quando non è creduto, resta inutile. Viene deriso e denigrato. Ma se resiste  a tale insignificanza, diventa necessario. Più necessario del necessario. Perché l’amore non si appoggia sull’evidenza.

L’amore si mostra apparentemente inutile quando è rivolto a chi non ha il diritto di riceverlo. A chi non lo merita. A chi lo spreca. Ma è nella natura dell’amore amare senza fare i calcoli. Lontano dalla logica del do ut des. In questo senso la croce è follia. E la sua è la logica del perdono (cfr. p. 80).

Gesù non muore per i bravi e i sani, ma per i peccatori e per i malati. Per chi non lo merita. Per chi non ancora si è pentito. La croce non presuppone il pentimento, ma è ciò che essa suscita. La croce supera anche la morale per fondare la logica della radicale alterità che è totale ospitalità.

Parafrasando Kierkegaard, sulla croce Gesù crocifigge l’etica e inaugura l’era della mistica. Crocifigge l’etica delle norme e dei precetti e inaugura l’etica dell’espiazione che va a braccetto con la mistica del dono. Per questo Mazzolari scrive che la Croce è «il bene che si perde» (p. 72), e chi decide di seguirne le orme decide di  «Lavorare in perdita». Perché la croce è una «Evidenza insultante» (Ivi).

Il dolore inutile

Sula croce Dio decide di fare suo il dolore umano. Eppure «Il dolore ha i suoi diritti, che Dio rispetta» (p. 88). La più grande arma del dolore è quella di dare la sensazione che soffrire non serva. Il «Soffrire in perdita» (ivi). Proprio perché non serve soffrire,  a Gesù viene rivolta la quarta tentazione: “Scendi dalla croce e ti crederemo”. E’ come se gli dicessimo: “Fin quando sei sulla croce non sei credibile, perché sei un perdente. Non possiamo credere a uno che perde. Scendi e vinci, solo allora ti crederemo”.

Gesù deve resistere a questa tentazione: la tentazione del dolore inutile. Quella per cui il soffrire non porta a nulla. Perché in fondo a prima vista il dolore è la porta del niente. Eppure il dolore inutile è un dolore doppio. Soffri per la sofferenza e per il fatto che sai di non soffrire per nulla.

«Giuda vende il maestro divenuto inutile» (p. 72). La follia della Croce sta nella sua nullità. Nella nullità elevata ad essere. Nella pretesa di colmare il vuoto della perdita di un senso che deriva dalla logica dell’amore.

«Non sanno quello che fanno». Non solo ci perdona, ma ci giustifica. La lotta non è tra lui e noi che non sappiamo, ma tra lui e colui che sa più di noi, e che proprio per questo ci ha ingannati: il satana che si trova anche in Giobbe (Gb 1).

Satana teme la croce per questo fa di tutto per distogliere Gesù dall’abbracciarla. Il diabolico non è in chi mette in croce ma in chi distoglie dalla croce. Satana teme la croce perché teme l’amore. Vuole impedire a Dio di essere ciò che di fatto è: un  “Dio-amore” (1 Gv 4,8).

Satana sa. Conosce Gesù e sa perché è venuto. Conosce il suo progetto e anche di che cosa è capace di fare. Conosce il suo amore senza tuttavia lasciarsi amare. Sa fin dove questo amore per l’uomo è capace di condurre Gesù e fin dove lo sta conducendo. Ed è da questa fine che il satana lo vuole distogliere. Satana vuole impedire che Gesù ami. Che sia ciò che è: amore incarnato del Padre.

Siamo scusati perché siamo ignoranti o perché la bontà supera la nostra stessa ignoranza? Se avessimo saputo che cosa stavamo facendo e a chi, lo avremmo fatto? Qui torna tutto il dilemma della morale di Socrate secondo il quale conoscere il Bene è volerlo. Con il peccato l’uomo non solo ha perso la capacità di volere il Bene, ma anche di conoscerlo nella sua totalità. Per questo non sappiamo ciò che abbiamo fatto sul Golgota: “Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno”. Eppure ci è dato di conoscere. Proprio a ragione di questo non siamo scusabili. L’ignoranza non ci giustifica, perchè è nelle nostre facoltà poter conoscere. E, in base a ciò che conosciamo, anche volere… (continua….)