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 L’era digitale ha prodotto grandi  e profondi cambiamenti, anzi una vera e propria mutazione antropologica che a sua volta ha provocato effetti a livello sia sociale che familiare. Internet è una grande risorsa ma anche una sfida educativa che rischia di mandare in crisi alcuni legami specie quelli familiari. Come sempre però accade le sfide vanno trasformate in opportunità. Ritengo che l’avvento dell’era digitale non vada vista solo come la causa di tutti i cambiamenti oggi in atto ma che essa stessa costituisca un suo effetto. La cultura digitale è sia causa che effetto della attuale società da più parti definita “liquida”.

A livello educativo non si tratta di proibire né di essere troppo permissivi, ma di riuscire a  regolare, educando ad un uso del digitale sobrio ed equilibrato. Compito di chi educa è attrezzare le nuove generazioni a saper navigare senza naufragare. Come Ulisse. Attrezzarli a tre livelli: cognitivo, affettivo e relazionale-sociale.

Sono tante le sfide che provengono dall’ingresso del web nella vita familiare. Qui ne verranno prese in considerazioni cinque e per ciascuna di esser  indicherò di volta in volta la scommessa educativa che ci sta di fronte.

Una prima sfida riguarda l’uso. Dobbiamo chiederci se si tratta di uso o di abuso. Molti invece di relativizzare, assolutizzano tali strumenti. La questione allora riguarda il tempo (quando e quanto?), ma anche il luogo (dove e con chi?) e la modalità (come?).

In altri termini si tratta di capire se Internet costituisce uno strumento o è diventato un ambiente. Per le nuove generazioni chiamate opportunamente “Nativi digitali”, ormai Internet non è più soltanto uno strumento, un semplice mezzo di cui servirsi, ma l’ambiente stesso in cui si muovono e nel quale vivono. Internet ormai ci è entrato dentro. Ci invade, ci pervade. Ci condiziona e ci manovra. Ci manipola. Ci seduce e ci plasma. Fino a plagiarci e usarsi. Ci cambia dentro e fuori senza che ce ne accorgiamo. Incide sulle nostre relazioni e spesso si frappone tra noi e i nostri figli. A volte anche tra noi e il nostro partner condizionando molto la vita e la relazione di coppia.

Paradossalmente non è più Internet lo strumento, perché ora lo strumento siamo noi. Quando uno strumento viene elevato a padrone ecco che scadiamo nell’idolatria. Non so se si deve parlare di padronanza o di sudditanza. Certamente assistiamo già a molte forme di dipendenza. E i sintomi da dipendenza sono tanti come vanno denunciando molti psichiatri.

Di certo bisogna ricordare che Internet non è uno spazio vuoto. Al contrario, obbedisce ad alcune logiche dettate da alcuni che hanno il potere di usarlo per diversi fini. Internet è in mano a alcuni poteri forti che ci studiano, ci sorvegliano e ci controllano, ci manipolano. E noi ci troviamo in mano a tali poteri che creano modelli, paradigmi di pensiero, stili di vita, stereotipi, criteri di valore e di giudizio. L’unico potere che abbiamo è la nostra capacità critica e il nostro filtraggio.

Ma questo potere è molto limitato, in quanto i messaggi e le immagini non entrano dentro di noi passando attraverso la nostra riflessività che ci consentirebbe di opporre un filtraggio critico e selettivo.

Al contrario, per entrare dentro di noi gli strumenti digitali usano come canale la nostra impulsività. Non bussano alla porta del nostro desiderio ma delle nostre pulsioni. Solo che tramite le pulsioni attaccano i nostri desideri fino a modificarli. Fino a cambiare la tavola dei nostri bisogni che ormai stanno assumendo sempre più la forma del capriccio.

Come stanno reagendo le famiglie? Nell’ultimo rapporto a cura del Centro Internazionale Studi sulla famiglia del 2017, il prof. Pier Cesare Rivoltella, ha classificato alcuni tipi di famiglia contraddistinte da una maggiore o minore capacità di tenuta educativa rispetto al web.

Vi è la famiglia restrittiva o luddista la quale si caratterizza per un alto livello di controllo da parte dei genitori, o che addirittura elimina i media dall’universo familiare (pensando così di non dover più esercitare alcuna mediazione), cercando a volte di rimandare al più tardi possibile l’acquisto del primo smart-phone ai figli.

Al suo opposto vi è la famiglia permissiva la quale si caratterizza per il basso livello di educazione e di controllo. Una variante della famiglia permissiva è la famiglia lassista la quale lascia fare, confidando nel fatto che i propri ragazzi abbiano strumenti sufficienti per cavarsela da soli, rinunciando così a mediare il rapporto dei figli con le tecnologie digitali che secondo loro non rappresenterebbero un problema educativo.

Poi vi è la famiglia affettiva che controlla poco quello che fanno i figli nel digitale ma hanno un alto livello di presenza educativa, che si manifesta attraverso l’aiuto costante  e una forte convivialità. Una variante di quella affettiva è la famiglia mediattiva, simile alla precedente, ma molto più attenta alle pratiche mediali dei figli, fornendo loro strumenti per diventare fruitori critici. Ed è proprio quest’ultima che, secondo gli autori della ricerca, sembrerebbe centrare gli obiettivi educativi in maniera efficace.

L’ideale sarebbe quella che il prof. Rivoltella ha chiamato “famiglia ibridata”, dove non c’è né sovrapposizione né interferenza, ma neanche conflittualità o peggio ancora sostituzione, ma solo integrazione tra mondo reale e mondo virtuale.

Da queste prime considerazioni emerge già una prima difficoltà e una prima sfida per chi educa: su che cosa interveniamo? Sui bisogni, sui desideri o sui capricci? Per contrastare una tale sovrapposizione e interferenza è necessario proporre un’educazione alla sobrietà e al distacco. Alla libertà e alla riflessività. Alla coscienza critica e alla consapevolezza come vie per arrivare ad una sostanziale di padronanza di sé. Tutto questo significa fare i contri con un secondo registro: la costruzione della identità. (continua…)

(Tratto dalla relazione di Michele Illiceto tenuta a Vieste)