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Chi dice che Dio  - almeno per il cristiano - non fa politica fa un grande errore sia teologico che antropologico, sia culturale che politologico.  Infatti, se la politica è schierarsi dalla parte del bene e fare di tutto per realizzarlo, allora prima che essere una dimensione umana, la politica è  - almeno per il cristianesimo - una dimensione divina. Dio è intrinsecamente politico in quanto è comunità ed è relazione di tre persone. La dimensione trinitaria di Dio indica la natura essenzialmente politica di Dio. La sua comunione interna non è solo segno della sua infinita intimità, ma anche segno della sua più profonda alterità. Alterità che si esplicita nella più alta forma di prossimità che è l’ospitalità. In questo senso la dimensione politica appartiene a Dio prima che all’uomo.

Dio in politica non si schiera, perchè è già da sempre schierato: è sempre dalla parte del bene e mai del solo utile, del giusto e mai di ciò che all’occorrenza è soltanto conveniente.

La cosa difficile è intendersi su questo suo aspetto e cercare di vedere quali sono i caratteri salienti del suo essere politico.

In primo luogo se Dio è politicamente connotato, la sua è certamente una politica inclusiva nel senso che il bene che Egli vuole deve essere per tutti e non solo per alcuni. Il bene non divide, ma accomuna; include e mai esclude; contagia e affascina. Al limite sono i “beni” che ci separano e ci vedono in conflitto. Ma questo è umano, radicalmente umano, frutto però di un grande fraintendimento. E’ nell’uomo che la politica rischia di degradarsi a pura ricerca del proprio interesse.

Al contrario, la politica di Dio è disinteressata. E’ basata sul principio che l’altro viene prima e che io e l’altro insieme formiamo una comunità (locale e universale), dove se lui non sta bene io non posso godermi il mio bene da solo. Anche perché nella concezione cristiana nulla è abbastanza “mio” per non essere anche dell’altro, per non essere condiviso.  La politica è l’arte di curare due movimenti: quello con cui rendiamo sociale ciò che è personale e quello con il quale ciò che è personale riesce a diventare una risorsa anche sociale.

Lo dice S. Paolo quando parlando della comunità  -  e quindi quanto dice è estendibile anche alla società – la paragona ad un grande corpo di cui ciascuno è membro. Scrive Paolo: “Come infatti il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo” (1 Cr 12, 12).

Oggi ciò che manca è proprio questa dimensione comunitaria perché domina una logica puramente individualistica e narcisistica, dove ciascuno, vivendo ripiegato su di sé, vede l’altro come una minaccia, un nemico da combattere (il vecchio Homo homini lupus ripreso in età moderna da Hobbes)  e non come una risorsa per il suo essere sia personale che comunitario.

  1. S. Paolo arriva a dire che “se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui” (1 Cor 26). Questa empatia sociale è il presupposto di ogni iniziativa politica fondata sulla ricerca del bene comune che non va inteso come la semplice somma dei beni individuali, ma come quel bene che si riflette, come i raggi dal sole, nei beni di ciascuno. Più che la somma degli egoismi individuali io direi che il bene comune è il superamento di ogni egoismo e di ogni individualismo.

La politica è l’arte che il governo usa per fare in modo che tutti i cittadini membri della comunità abbiano accesso al bene comune e alla ricchezza prodotta, nell’auspicio che ogni cittadino vi contribuisca ciascuno con le proprie capacità e con i propri talenti. Quindi con il proprio lavoro.  

Inoltre la politica intesa teologicamente come dimensione intima del Dio cristiano non lascia indietro nessuno. Non produce scarti attraverso privilegi accordati ad alcuni a discapito di altri. Anzi la logica politica usata da Dio è cominciare dagli scarti e  dagli esclusi: “L'arco dei forti s'è spezzato, ma i deboli si sono rivestiti di vigore. I sazi si sono venduti per un pane, hanno smesso di farlo gli affamati. La sterile ha partorito sette volte e la ricca di figli è sfiorita…Il Signore rende povero e arricchisce, abbassa ed esalta. Solleva dalla polvere il debole,
dall'immondizia rialza il povero, per farli sedere con i nobili e assegnare loro un trono di gloria.
Perché al Signore appartengono i cardini della terra e su di essi egli poggia il mondo”! (1 Sam 12,4-8).

Questi elementi formano il nucleo originario di qualsiasi filosofia politica di ispirazione cristiana- Pertanto, se un cristiano vuole impegnarsi in politica non può assolutamente ignorare tutti questi ingredienti.

Buona politica!