I recenti fatti di cronaca che hanno macchiato il buon nome e la reputazione della città di Monte Sant’Angelo impongono una serie di riflessioni che in qualche modo tentino di motivare e capire le cause che portano al compimento di tali atti criminali, nell’intento di andare al di là delle semplificazioni giornalistiche, per ponderare una serie di riflessioni che andremo ad esplicitare in questo nostro intervento sulle colonne de l’Attacco i cui articoli spesso vengono fraintesi e giudicati fuorvianti da certa parte della comunità angiolina. Monte Sant’Angelo è ormai in preda allo choc a causa degli ultimi episodi di cronaca nera che hanno caratterizzato la vita di questa piccola città adagiata sul Monte Gargano come era chiamato un tempo, meta continua di pellegrinaggi sin dall’Alto medioevo, centro propulsore del culto micaelico nel mondo, un paese che gode del prestigio conferitogli dalla presenza del santuario entrato nel patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, e che si fregia del titolo di città sin dal XV secolo, un blasone che dovrebbe permettere a Monte Sant’Angelo di uscire dal pantano in cui si è cacciata anche alla luce dei recenti episodi di cronaca nera che ne hanno infangato il buon nome a livello nazionale, dopo i servizi in tv e gli articoli comparsi sul quotidiano La Repubblica all’interno delle pagine regionali, che hanno dato notizia dei recenti fatti di reato. In primo luogo, come ormai più  o meno tutti sappiamo, anche per merito degli articoli comparsi sul quotidiano l’Attacco e sui siti di informazione locali nei giorni scorsi si è verificato un grave episodio di accoltellamento nei confronti di due adolescenti montanari intenti ad orinare nei pressi dell’abitazione di un sessantenne, cittadino di Monte Sant’Angelo, che di mestiere fa l’autista dell’ambulanza 118. L. A. R., questo il nome dell’aggressore, esasperato per l’ennesima intemperanza dei giovani che frequentavano un circolino vicino al luogo del delitto, ha inferto diverse coltellate ai due malcapitati rispondenti ai nomi di F. F., 23 anni, appartenente ad una famiglia di ristoratori (morto qualche giorno fa in ospedale) abbastanza noto in città, e G. P., anche lui poco più che ventenne, abbastanza conosciuto in città, ferito solo leggermente, due giovani che non erano delinquenti nè facevano parte di organizzazioni criminali, ma che hanno pagato caramente la bravata commessa una decina di giorni fa. A seguire, nei giorni scorsi, si è verificato l’incendio della giostrina dei bambini ubicata nei pressi del belvedere e cosa assai riprorevole si sono verificati diversi incendi, di aree boscate garganiche e non solo montanare, che stanno mettendo in serio pericolo il polmone verde locale costituito dai boschi del promontorio. Va detto che, in una situazione critica come quella che la città sta attraversando, la prima cosa da fare è cercare di cambiare mentalità, uscendo dalle ristrettezze anche mentali che un paese di montagna ingenera nei suoi cittadini, aprendosi tanto per fare un esempio alle potenzialità che darebbero le faggete del Gargano come patrimonio Unesco, se solo si desse la possibilità, a chi sceglie il Gargano per le ferie, di visitarle (perché avrebbero ampie ricadute in termini economici), un ragionamento che dovrebbe valere anche per il santuario longobardo di San Michele. Ma, al momento attuale, gli attrattori Unesco, nonostante i tentativi e le tante chiacchiere spese in questi anni, tirano davvero poco. Andrebbe poi richiesto un maggior senso civico da parte dei cittadini anche in condizioni normali  e non solo in occasione di determinate ricorrenze o festività dotando la città di maggiori servizi a cominciare dai bagni pubblici aperti solo di giorno e mancanti o non agibili ad esempio anche durante kermesse e manifestazioni importanti in cui la città è presa d’assalto. Ma in primo luogo occorre usare una maggiore educazione nelle relazioni interpersonali che caratterizzano la convivenza tra i consociati che non è solo educazione civica propriamente detta, ma anche semplice educazione nei rapporti con le persone o anche fra amici e parenti, un garbato modo di fare, che i montanari, senza scomodare per questo la lontanissima origine longobarda, conoscono solo in parte. La situazione si sta facendo davvero critica anche in considerazione del fatto che il calo demografico in atto sta riducendo la città ai minimi termini con ricadute negative in quasi tutti i settori economici.  La scarsità delle occasioni di lavoro insieme alle poche occasioni di svago (starebbe per scomparire il Montesantangelo calcio per il disinteresse di troppi) fanno della città micaelica un luogo dove è difficile vivere se non si ha il coraggio di cambiare marcia e di aprirsi alle potenzialità che possono venire anche da fuori città. Aprirsi ai nuovi orizzonti che potrebbero dischiudersi ad esempio con la valorizzazione del patrimonio archeologico locale (monumenti, chiese, musei, dolmen) sarebbe un ottimo tentativo per sperare in un’inversione di tendenza. La nuova classe dirigente venuta fuori dalle elezioni dello scorso giugno potrebbe fare inoltre la sua parte intercettando i finanziamenti necessari per fare di Monte Sant’Angelo una città degna di ben 2 riconoscimenti Unesco

Matteo Rinaldi