L'ultimo libro del prof Giuseppe De Padova in cantiere...

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 L'ultimo libro del prof Giuseppe De Padova in cantiere per la prossima primavera. Commenti e note al "Paradise Lost" di John Milton

Sarà dato alle stampe nella prossima primavera il volume, di commento e note, alla notissima opera (Il Paradiso Perduto), in versi, del poeta inglese del seicento John Milton, un volume scritto dal professor Giuseppe De Padova che ha impiegato per scrivere questa sua grande opera circa dieci anni di impegno e di studio, durante i quali si è dedicato anima e corpo alla stesura (della versione autentica) e allo studio del Paradise Lost di John Milton, senza risparmiarsi minimamente nei commenti e nelle note, commenti e note che  sono stati definiti da lui stesso, icasticamente, “ricami storici”, per un’opera enciclopedica destinata ad un pubblico non solo di letterati, ma anche di lettori comuni. L’opera consta di più di 250 note apposte in calce ad ognuno dei dodici libri che compongono il Paradise Lost, numerato con precisione da amanuense dal professor De Padova.  Esattamente come per la stesura dell’opera in versi di John Milton, il professor de Padova ha impiegato più di due lustri per portare a termine i commenti e le note ad un volume che abbraccia più di ventimila anni di storia, spaziando dalla preistoria alla storia antica, fino al Rinascimento-barocco, passando per il Medioevo con in primo piano quello che per molti secoli, nel passato, era stato il libro per antonomasia, la Bibbia, da cui De Padova ha tratto la maggior parte dei suoi “ricami storici” come egli stesso definisce il complesso di note e commenti al Paradise Lost. Da segnalare che nelle prime edizioni del Paradiso Perduto (in inglese Paradise Lost) di Milton hanno collaborato alla stesura dell’opera, in versi, illustratori e  commentatori autorevoli, di cui solo alcuni contemporanei di John Milton. Tra questi illustratori e commentatori va citato anche William Blake, poeta, pittore e disegnatore inglese, tra i più noti ed apprezzati all’epoca, autore tra le altre cose delle “Songs of Innocence” e delle “Songs of experience” sonetti, in versi, cantati, che recentemente il gruppo rock irlandese degli U2 ha riportato alla memoria incidendo due album di bellissime canzoni  con dei brani dal sapore rock tradizionale ed innovativo allo stesso tempo che si richiamano ai sonetti di Blake almeno nel titolo (nell’ottobre 2014 è uscito “Songs of innocence”, nel dicembre 2017 “Songs of experience”). “Il desiderio di leggere il Paradiso Perduto – scrive De Padova nella Prefazione al libro che uscirà molto probabilmente tra circa due mesi o poco più – risale agli anni del Liceo. Ho cercato invano il libro nelle diverse librerie, senza alcun esito; ho girato a Napoli per le diverse bancarelle, specie in Galleria, ma invano. A distanza di molti anni, andato in pensione, mi è ritornata la voglia di leggerlo, quindi chiesi al prof . Antonio Nasuto, insegnante di Filosofia al Liceo, se ci fosse in biblioteca il poema. Avendomi detto che c’era una copia, andai a prelevarla per leggere il capolavoro di Milton. Notato che non c’erano note, anche se cercate vanamente specie in Internet, mi sorse il buon senso di stenderle io personalmente, pur se in modo artigianale, secondo lo stile del Rinascimento però, e non accademico. “Il Paradiso perduto” fu iniziato originariamente nel 1654 e terminato nel 1665; fu stampato nel 1667 e pubblicato in 10 libri poi divenuti 12 nella ristampa del 1674 dell’opera di John Milton, che amò la poesia latina e greca, di cui riconobbe la perfezione dello stile. Per il suo poema maggiore le fonti sono state il “Pentateuco” e “La Genesi dell’Antico Testamento” e l’opera dell’italiano Gian Battista Andreini, “Adamo”. Il poema “Paradise Lost” è articolato in tre episodi con la creazione dell’uomo, la sua caduta, la cacciata dall’Eden.  Esso verrà seguito da un’altra opera di John Milton (Paradise regained)  “Il Paradiso riconquistato” in 4 libri pubblicato nel 1671. In questi 4 libri Milton racconta l’episodio del Vangelo di San Luca della tentazione di Cristo nel deserto. Nella composizione dell’opera il poeta John Milton esalta l’umana e titanica ribellione, rappresentata dalla figura di Satana, sottolineando la tensione etica del puritanesimo, il richiamo per gli autori classici greci e romani e rinascimentali, fra cui particolarmente Torquato Tasso in una perfetta sintesi di biblico e di classico. Nelle più alte espressioni dell’arte di Milton concorrono al raggiungimento della perfezione elementi di natura e d’origine diversissimi. Già in un’opera precedente, “Comus”, il poeta aveva mostrato un’abilità notevole nell’elaborare i frutti della sua vasta ed eterogenea cultura, ma nelle opere maggiori, in particolar modo nel Paradiso Perduto, la componente libresca si fonde alla varia ed intensa esperienza di vita. Alla creazione di una poesia sublime, dunque, partecipano, con tutte le loro radici d’essere umano gli aspetti caratteristici dell’autore, essendo stato egli, il riformatore fanatico, l’amante deluso, la creatura sensuale espressi già nel Paradiso Perduto e nel Sansone agonista (nei quali sono riflessi i tormentati rapporti di Milton con la donna), il genio con le sue doti, conscio di sé, egocentrico e orgoglioso, con cui rivestirà Satana, che diverrà la quintessenza dell’orgoglio e dell’egocentrismo, facendone un ritratto grandioso in quest’opera immortale. Durante la sua vita, Milton, tra il 1638 e il 1641 viaggiò in Francia, Svizzera e Italia, dove nella sua permanenza studiò la lingua italiana sotto lo stimolo di Carlo Diodati. Sebbene di modeste condizioni, fin da giovanissimo rivelò inclinazione per le scienze  e per le lettere. Fu discepolo di Galileo Galilei, che fu conosciuto da Milton tramite Diodati. L’opera del professor De Padova comparirà molto probabilmente nelle librerie locali nel mese di Aprile. Dunque dovremo aspettare ancora quasi tre mesi ma l’attesa è già tanta. Intanto verranno apportati gli ultimi ritocchi ad un volume che, c’è da crederlo, andrà a ruba forse perché tocca da vicino il mito dell’Arcangelo Michele che scaccia Lucifero dal Paradiso per relegarlo negli abissi d’Inferno.

Matteo Rinaldi

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