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Due significativi numeri che forse dicono di un disagio ancora presente anche nella città dell’Arcangelo. Dati diffusi dal parroco di Monte Sant’Angelo, don Domenico Facciorusso, particolarmente sensibile alle tematiche sociali. Tra le opere segno, infatti, realizzate nella chiesa parrocchiale “Santa Maria del Carmine”, c’è un servizio mensa per le persone sole, un dormitorio col servizio doccia per persone di passaggio, la distribuzione vestiario e l’emporio alimenti promosso insieme alle altre comunità ecclesiali della città. Servizi attivati in risposta ai diversi bisogni del territorio. “Non voglio allarmare -sottolinea don Domenico Facciorusso, parroco a Monte Sant’Angelo- ma condividere in semplicità ciò che conservo nel mio ufficio parrocchiale. Quei sessantasette foglietti raccolti in pochi mesi raccontano le storie di persone comuni, per lo più cinquantenni, la maggior parte donne della città, che consegnano non solo la richiesta di un lavoro, come assistente familiare o altro, ma anche il desiderio di essere ascoltati nel loro grido muto disperato. Qualcuno mi ha consegnato il triste pensiero del togliersi la vita. Nei lori occhi c’è sofferenza e fatica ad andare avanti, tra bollette e debiti da pagare. Una dignità graffiata dalla concreta difficoltà a reinserirsi nel mondo del lavoro”. Un travaglio lavorativo difficile fatto di volti e nomi riportati dal parroco su foglietti custoditi con cura insieme alla speranza di aiutarli nel riscatto sociale. Tanta sofferenza mentale, solitudini e depressioni, dolori nascosti e raccontati tra lacrime amare da chi non riesce ad uscire dal buio di un periodo iniziato con la chiusura delle vicine fabbriche, con la mancanza di richiesta di lavoro nel settore commerciale o edile. “Quei pro memoria -ribadisce don Facciorusso- sfatano anche i facili luoghi comuni della ‘gente che non vuol lavorare, che ne approfitta, che sono tutti stranieri’. Non è così! Tra i nomi ci sono anche alcuni della Romania, ma quasi tutte quelle persone sono di Monte, gente serie, con famiglie a carico, in cerca di lavoro, qualsiasi lavoro. Quando poi sono contattati per un lavoro come badante, tornano a ringraziare o a restituire i soldi prestati a suo tempo”. Tra le riposte al disagio del territorio, infatti, la Caritas sipontina ha da tempo attivato il progetto “prestito della speranza”, una forma di micro credito rivolta a famiglie in difficoltà. D’altra parte, ci sono nella città dell’Arcangelo associazioni e comunità religiose impegnate da tempo in servizi di sostegno a persone in povertà. “C’è tanta brava gente che alimenta la banca del tempo -conclude don Domenico- impegnandosi nel volontariato anonimo, fatto di calore umano, di vera solidarietà partecipata, dedita all’ascolto dei dolori altrui, pronta a dare tutto di se nel piccolo gesto quotidiano. È la speranza che si riorganizza con i piccoli passi sostenuti da cuori aperti all’atro”. Tra le ultime iniziative promosse al “Carmine” per sostenere la promozione umana delle persone in sofferenza economica, c’è quella dell’orto solidale. Si tratta di aiutare la gente bisognosa con la coltivazione della terra. Un sistema di scambio e di produzione senza fine di lucro che ha coinvolto finora decine di individui in stato di vulnerabilità sociale.