Monte Sant’Angelo

Oggi, uno dei ruoli più importanti per lo sviluppo economico di un territorio è la cultura o più specificatamente l’azione culturale, che rappresenta la forza propulsiva di ogni processo riguardante non solo la politica, come elemento basilare dell’azione umana, ma la cultura come elemento base per produrre idee e innovazione. Tutto ciò riguarda principalmente il territorio che ha in se l’azione cultura e quindi la cultura come processo storico per il patrimonio culturale. Cultura riferita da una parte al territorio in senso generale e dall’altra alla popolazione che vi abita e da cui trae espirazione per l’azione politica. La cultura non riguarda solo il settore delle arti e delle lettere, ma essa è l’espressione di un modo di vita, di valori, di conquiste scientifiche e non. In altri termini essa rappresenta il processo di civilizzazione dell’uomo verso l’acquisizione del proprio patrimonio culturale, da cui poi deriva il progresso e quindi la società civile. In questo senso fare cultura significa creare le condizioni per fare progresso, in tutti i campi, da quello artistico a quello letterario, dalla religione alla scienza, in un processo in continuo divenire. E la riflessione sullo sviluppo locale, di cui stiamo portando avanti, non può in ogni caso scindere la cultura della popolazione, dalla cultura per la popolazione. In altri termini la dimensione culturale non può essere assente nei progetti di sviluppo locale, altrimenti questi ultimi, verrebbero privati in parte della loro efficacia. Al centro di tutto ciò tuttavia vi è l’identità di un territorio e quindi l’identità di una popolazione che si riconosce poi in definitiva all’interno dell’azione culturale. Purtroppo la globalizzazione tende a limitare o ad omologare le identità territoriali e quindi le identità delle popolazioni, presenti, in vario modo, attraverso le migrazioni, su uno stesso territorio. In questo caso non si può più parlare di una sola identità, bensì di più identità, che a volte producono tensioni e lotte di sopravvivenza, se non di genocidio. E spesso queste rivendicazioni culturali o identitarie assumono livelli importanti, non solo a livello generale, ma soprattutto sul piano locale, tanto da bloccare o impedire qualsiasi sforzo di sviluppo. Nel nostro caso il passato acquista una dimensione fondamentale per lo sviluppo locale, Per esempio, se prendiamo in esame la città di Monte Sant’Angelo, ci accorgiamo che essa presenta una identità plurima o

 

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pluridimensionale, legata da una parte al sacro e quindi alla presenza del culto micaelico, e dall’altra alla civiltà contadina o agro-pastorale, con i suoi miti e le sue leggende, ma soprattutto con le sue tradizioni popolari che hanno plasmato la sua culturale e la sua identità. Il tutto in un processo di varie culture e di varie identità, che si possono rintracciare nei vari secoli di storia , ma soprattutto attraverso la presenza di vari popoli, fra cui i Dauni, i Greci, i Romani, i Bizantini, i Longobardi, i Normanni, gli Svevi, gli Angioini, gli Aragonesi e così via, i quali hanno contribuito a creare una Città polivalente sul piano culturale e ambientale, lasciandoci un ricco patrimonio storico-artistico, oltre che ambientale, fra cui le numerose case rurali, i terrazzamenti, le masserie fortificate, grandi estensioni di boschi e foreste, ecc. Il tutto nell’ambito di una fitta rete di camminamenti e itinerari che portavano i pellegrini da Roma, attraverso la Campania, verso il Gargano. Un territorio ricco di fascino antico, ma di una bellezza naturale inconfondibile, che da solo potrebbe dare lavoro ed occupazione a quasi tutta la popolazione, a patto che tale patrimonio, di cui possediamo sia messo in condizione di essere tutelato, valorizzato e oggi più che mai rigenerato, nella sua specifica identità culturale ed economica. In altri termini, oggi più che mai, c’è bisogno che la politica deve favorire lo sviluppo legato alla cultura, coinvolgendo in primis i diretti interessati “sul campo”. Cioè un’azione politica che diventi un’azione culturale e viceversa. In questo modo bisogna andare alla ricerca di una cultura endogena, che noi abbiamo ereditata non solo dal passato, ma anche dal presente. Un’azione culturale che metta in primo piano la specificità e l’identificazione locale e regionale. Del resto sappiamo che ogni sviluppo locale è il frutto delle sinergie e capacità locale e mezzi esogeni (investimenti privati e/o stanziamenti pubblici). E questo è valido specialmente nel settore cultura e nel settore turistico-ambientale. In questo senso bisogna saper “vendere” il nostro patrimonio culturale (monumenti, chiese, santuari, musei, biblioteche, siti archeologici, l’intero patrimonio ambientale e naturalistico in generale), con un processo di marketing del proprio territorio, con i suoi prodotti di qualità. Tutto ciò fa crescere non solo la qualità estetica del nostro patrimonio storico-naturalistico, ma soprattutto fa crescere il livello culturale dei cittadini. Il paesaggio come elemento trainante dello sviluppo locale, sia esso paesaggio storico-artistico, che paesaggio rurale, legato all’agricoltura, ma sopratutto all’agriturismo, Purtroppo le difficoltà nascono non tanto nella progettazione, quanto nella coesione degli attori e quindi degli esponenti delle realtà economiche territoriali. Manca, cioè, la coesione sociale. In altri termini uno spirito cooperativo di fare “rete” e di unire in un unico sforzo tutte le sinergie del territorio. In tutto ciò un ruolo importante dovrebbe avere la politica, che dovrebbe diventare un’azione culturale di sviluppo locale. Cioè i politici dovrebbero diventare, oggi, più che mai, attori della politica culturale, una organica concertazione fra tutti gli operatori esistenti sul territorio, imprese, agenzie turistiche, associazioni, enti pubblici e privati, ecc. In altre parole l’azione politica dovrebbe diventare, in maniera concreta e reale, un’azione culturale per il “bene comune”.

GIUSEPPE PIEMONTESE
Società di Storia Patria per la Puglia