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          Oggi la cultura dovrebbe venire al primo posto nell’ordinamento politico di ogni cambiamento, tale da incidere profondamente nel tessuto sociale della gente, ma specialmente nel tessuto economico di un territorio, che si identifica, oggi come non mai, nell’attività di una città e di una comunità. Tutto questo ci porta verso una progettualità istituzionale che dovrebbe coinvolgere soprattutto le strutture economiche, in modo tale da creare le basi per un organico e reale sviluppo locale, basato principalmente sulla promozione delle proprie potenzialità culturali e sulla promozione di pensieri innovativi, indirizzati verso la sperimentazione e l’esplorazione del nuovo. Del resto, dopo le elezioni del 4 Marzo, i cittadini sembrano più coscienti del loro ruolo sia in politica che nel campo culturale.Una nuova consapevolezza di voler partecipare e determinare il corso della propria storia, ma soprattutto del destino della propria città, che oggi sta acquistando una nuova dimensione più rappresentativa sul piano politico, oltre che economico. Una città che sembra diventare, anche in un momento di grave crisi sociale ed economica, oltre che politica, parte integrante di un processo che possa determinare un cambiamento di rotta per affrontare determinati problemi, quali la disoccupazione, il malessere individuale e collettivo, il decoro urbano, ma soprattutto una nuova dimensione sociale, che tenga presente il “bene comune” e quindi il benessere collettivo.

Da quanto si è potuto constatare nelle ultime elezioni, ciò che è emerso è stato il fallimento dei vecchi partiti, che  purtroppo si sono allontanati dalla gente e dai loro reali problemi esistenziali, determinando così, come abbiamo detto in altri articoli, un “vuoto” di potere o di rappresentanza, che un tempo era insito nei partiti tradizioni, o nelle loro ideologie sociali e culturali. Un vuoto he ha determinato progressivamente l’allontanamento della gente dalla politica e quindi  lo straniamento o una totale assenza di partecipazione e di corresponsabilità per quanto riguarda la realtà e i progetti da portare avanti e quindi da realizzare. Ed ecco, quindi, la sconfitta dei vecchi partiti e delle loro ideologie, dalla destra alla sinistra, e la nascita di nuovi movimenti “populisti”, più consapevoli delle reali esigenze dei cittadini e dello loro aspettative. Tutto ciò in un quadro abbastanza preoccupante, in quanto i nuovi movimenti basano i loro programmi più che sulla realtà culturale del paese, quanto sulle “attese” della gente. Infatti, oggi,  tutto è rapportato ad un possibile cambiamento basato su determinati principi, che teoricamente sembrano giusti e utili, come il reddito di cittadinanza e una maggiore detassazione a livello generale, ma poi in pratica bisogna vedere se il tutto coincida con la realtà economica del paese. Da parte nostra siamo convinti che ogni cambiamento debba partire dalla sviluppo locale e quindi dalla conoscenza del proprio territorio e da un serio piano di valorizzazione delle sue potenzialità, sia sul piano economico che culturale, in una simbiosi fra le istituzioni, la comunità e le imprese economiche che opera sul territorio. Il tutto visto in un processo attivo di partecipazione e di condivisione degli obiettivi da raggiungere, ma soprattutto da porre in essere. Quindi un connubio stretto ed efficace fra comunità e territorio, fra la città,  intesa come “bene comune”  e il senso di appartenenza, da cui può nascere inevitabilmente qualsiasi coinvolgimento sul piano della partecipazione e della responsabilità nel gestire la “cosa pubblica”. Del resto non vi può essere partecipazione, se le istituzioni non si aprono alla società attiva del territorio e quindi rendere essa stessa  partecipe di ogni scelta. Ma ciò sembra al di là da venire. Del resto la politica rimane ancora chiusa nel proprio guscio, senza aprirsi alle forze vive e attive del mondo culturale e del volontariato.

Tutto questo discorso presuppone, oggi più che mai, una nuova “costituente” fra politica e cultura, fra lo Stato e gli Enti locali, fra la gente comune  e il territorio, fra il pubblico e il privato, in nome del rispetto reciproco, ma soprattutto in nome di una condivisione di intenti, in cui al centro di ogni progettualità, vi sia il “bene comune”, ma soprattutto la persona umana nella sua integrità sociale, economica, politica e culturale, È tempo di superare qualsiasi steccato ideologico fondato sui vecchi pregiudizi di parte, che hanno posto in primo piano il bene personale, l’egoismo di parte, in contrapposizione all’altruismo e al principio di “alterità”. Una “costituente”, anche a livello locale,  che si faccia promotrice di un programma politico-culturale di alta formazione delle coscienze, indirizzata verso una maggiore apertura alle esigenze della gente.

                                               GIUSEPPE PIEMONTESE
                                                Società di Storia Patria per la Puglia