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Il 25 Giugno 2018 ricorre il settimo anno del riconoscimento come Sito UNESCO al Santuario di San Michele sul Gargano. Una data, quella del 25 Giugno 2011, che ha in se un significato non solo storico, ma simbolico, in quanto segno tangibile di una presenza culturale che oggi ha fatto della città micaelica un luogo dove si incontrano più popoli, di lingue e culture diverse. Popoli non solo europei, come i francesi, i tedeschi, gli inglesi, gli spagnoli, i polacchi, ma extraeuropei, fra cui molti giapponesi e cinesi. Tutti in visita al nostro santuario, diventato, con il riconoscimento UNESCO, Patrimonio Mondiale dell’Umanità. E tutto ciò è il segno tangibile di una cultura millenaria, che affonda le sue origini in quella che è stata la storia di una città, come Monte Sant’Angelo, che ha visto la presenza di vari popoli già dalla tarda antichità. Popoli, come i Longobardi, Franchi, Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi, che hanno costruito e formato l’Europa, con la loro cultura e la loro civiltà. E Monte Sant’Angelo, con il suo santuario, ne rispecchia l’anima e l’identità europea, tanto da creare le basi per una nuova civiltà e una nuova cultura, formatasi proprio lungo i grandi itinerari della fede. Del resto è a tutti noto che l’unità politico-culturale dell’Europa si è venuta a formare proprio lungo le strade del pellegrinaggio cristiano, e quindi lungo quello che era il trittico fondamentale della fede cristiana; Deus, Angelus, Homo, cioè Gerusalemme, San Michele sul Gargano, Roma e San Giacomo di Compostela. E il nostro santuario, con la sua città, oggi, rappresenta lo spirito e il Genius Loci di tale trittico, in quanto trade-union, fra l’Oriente e l’Occidente, fra la Terra Santa e Roma. Un luogo che nasce dalla presenza del popolo longobardo, da cui ha inizio il nuovo corso della civiltà europea e quindi italiana. Un popolo che, fra il VI e il VII secolo, subito dopo le Apparitiones, fecero del santuario di San Michele il loro santuario nazionale e quindi loca sanctorum per eccellenza.E sarà proprio questa presenza tangibile e visiva lungo le pareti del nostro santuario micaelico

 

 Santuario di San Michele

altomedievale, con le iscrizioni latine e longobarde, che determinerà il riconoscimento UNESCO. Quindi la fede per un Angelo, San Michele e per un santuario, come quello micaelico, ha fatto del nostro luogo un luogo santo e quindi degno di essere visitato e conosciuto da tutto il mondo, come centro spirituale, ma soprattutto come luogo di incontro fra i popoli, siano essi di origine occidentale, ma anche di origine orientale. Del resto la religiosità popolare è stata per molti popoli al centro della loro civilizzazione e da essa hanno tratto la loro ragion d’essere e la forza per creare le basi per una nuova cultura, basata sulla solidarietà e sul rispetto reciproco. Oggi, quindi, stiamo rivivendo tale riconoscimento, ma soprattutto vogliamo far rivivere nel nostro cuore, lo spirito fondativo dell’UNESCO, che consiste nell’esaltare ed evidenziare la fratellanza dei popoli, la necessità che essi si incontrino per meglio conoscersi e rispettarsi, al di là delle differenze di lingua, di razza, di cultura e di tradizioni. Differenze che non devono esistere, in quanto ogni cultura e ogni identità merita di essere rispettata e condivisa, all’insegna della solidarietà dei popoli e del rispetto reciproco. In questo senso lo spirito di un riconoscimento UNESCO va al di là di ogni effimera contrapposizione culturale e politica, in quanto esso si basa soprattutto sul rispetto reciproco e sull’unità di intenti nel preservare la propria memoria storica e la propria cultura. Un luogo che rappresenti la voglia di una comunità protesa, non solo verso il passato, ma soprattutto verso il proprio futuro. E tutto questo deve essere alla base, specie per una città come Monte Sant’Angelo, di una nuova rigenerazione non solo urbana e quindi storico-culturale, quanto di una nuova rigenerazione umana, basata su un nuovo modo di vivere il presente, per costruire il futuro. Una nuova rigenerazione culturale, in cui non vi siano più muri da costruire e più barriere da abbattere. Una nuova era, in cui l’individuo si riconosca attraverso la propria cultura e la propria identità, che proviene da vari popoli e da varie civiltà. Del resto l’attuale fenomeno emigratorio, nelle sue varie entità socio-economiche e culturali, non è altro che l’espandersi, a volta per necessità e a volta per spirito di conoscenza, di diverse culture e civiltà nel mondo, di cui l’UNESCO ne rappresenta lo spirito e l’anima, attraverso la tutela e la conservazione dei suoi luoghi più rappresentativi ed emblematici, fra cui appunto il santuario micaelico sul Gargano. Un luogo che, anche dopo secoli di storia e cultura, non ha cambiato la sua identità legata al sacro e quindi al pellegrinaggio, come elemento di fede, ma soprattutto di scambio di cultura e civiltà dei popoli. Un luogo che nel suo significato simbolico è rimasto sempre uguale. Luogo dell’anima che parla al cuore di tutti, desiderosi di nuovi significati da dare alla propria vita e di nuove mete da raggiungere. Luogo dello spirito, ma anche del corpo, nella sua dimensione legata alla fragilità della vita. Il riconoscimento dell’UNESCO ne esalta la vera dimensione umana e spirituale, nell’ambito di una riscoperta delle proprie radici storiche e culturali, non solo del Gargano, quanto dell’Italia e dell’Europa, attraverso la valorizzazione della presenza longobarda in Italia. E generalmente i luoghi dell’UNESCO sono luoghi che non cambiano attraverso i secoli e le generazioni, fatti per essere punti di riferimenti dell’uomo alla ricerca della bellezza, sia essa spirituale che artistica. Luoghi sacri, ma nello stesso tempo luoghi pieni di misteri e di fascino, come la grotta dell’Arcangelo Michele, luogo che parla al cuore di ogni uomo e di ogni persona. In tutto ciò vi è il desiderio di conoscere e di scoprirne il mistero di Dio, ma soprattutto dell’uomo alla ricerca di Dio stesso. Del resto il mondo senza mistero sarebbe un mondo senza conoscenza e senza cultura. In tutto ciò, in questa perenne ricerca della bellezza, noi scopriamo l’universalità del luogo stesso, la sua unicità e la sua vera identità legata, nel nostro caso, all’eterno desiderio dell’uomo di scoprire il mistero della vita e il mistero che va oltre la dimensione umana. In questo senso, quando ci troviamo davanti ad un luogo, da conoscere e da guardare, bisogna sempre andare verso ciò che esso nasconde, per poi poterlo svelare a noi stessi e agli altri. La nostra assuefazione al quotidiano, spesso ci priva di ciò che ogni luogo ha di meraviglioso e di unico. Eppure ogni luogo ha una sua anima, come afferma J. Hillman, ed è nostro compito quello di scoprire la sua vera identità e il suo vero significato culturale. Del resto ciò che spinge l’uomo verso i luoghi non è altro che un desiderio di conoscere l’ignoto e quindi ciò che è alla base del mistero della vita. E in questo senso, scoprendo tale significato, creiamo quel legame con la nostra Madre Terra, da cui è nato il senso della re-ligione (legame) con il soprannaturale. Un legame che deve essere tenuto sempre presente dall’uomo, in ogni sua azione culturale e politica, al fine di rendere la vita più consone alle sue aspettative.

 GIUSEPPE PIEMONTESE
Società di Storia Patria per la Puglia