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Il fax è da sempre uno dei principali protagonisti per quel che riguarda la comunicazione tra aziende e tra privati. Da anni, infatti, il fax è utilizzato per l’invio di documenti, talvolta importanti. Questo strumento oltre ad essere un ottimo alleato per quanto riguarda lo scambio di documenti ha anche valenza legale.

La ricevuta del fax, ove è indicato il nominativo di chi lo invia, di chi lo riceve, il numero di telefono nonchè le pagine inviate, è mezzo sufficiente di controllo ad assicurare la ricezione del documento spedito. In questo modo il fax è ammesso come prova documentale a sostegno della propria posizione in una causa. Tuttavia si tratta di una prova che può, in determinati casi, vacillare ed è quindi più debole di una scrittura privata o, come è ovvio che sia, di un atto notarile. La legge, infatti, stabilisce che il fax possa costituire una prova documentale solo se non contestato dalla controparte.

Sul conetto di contestazione, quindi, fa perno la possibilità di provare, ad esempio, attraverso il fax, un rapporto contrattuale, un credito, una lettera di sollecito, un atto interruttivo dei termini della prescrizione ed altre vicende.

La contestazione del fax in causa

Per contestare il valore probatorio di un fax è necessaria una dichiarazione di disconoscimento, fatta in causa e quindi messa a verbale. Questo disconoscimento, però, non può essere generico come avviene, ad esempio, nell’ipotesi del disconoscimento di copia di scrittura originale.

Al contempo è necessaria una puntuale contestazione sulla riconducibilità dei fax all’apparente autrice oppure sulla veridicità del suo contenuto. Sotto il primo profilo, ad esempio, ci sarebbe bisogno di affermare che il numero di telefono che su di esso appare è diverso da quello della mittente. In tale contesto una contestazione generica non è in grado di far venir meno il valore di prova scritta del fax che potrebbe quindi essere utilizzato per dimostrare l’esistenza di un rapporto contrattuale tra le parti in causa, secondo quanto affermato in una recente sentenza dal Tribunale di Taranto.

Secondo il Consiglio di Stato, infatti, la comunicazione inviata tramite fax, nell’ambito dei rapporti con la pubblica amministrazione, si presume giunta al destinatario quando il rapporto di trasmissione indica che questa è avvenuta regolarmente, senza che colui che ha inviato il messaggio debba fornire alcuna ulteriore prova.

Per la Cassazione, invece, l’obbligo di provare il mancato ricevimento di un fax grava, in linea di principio, su chi lo riceve. Più nello specifico, una volta dimostrato l’avvenuto inoltro del documento a mezzo telefax al numero corrispondente a quello del destinatario, è logico presumere che detta trasmissione sia effettivamente avvenuta e che il destinatario abbia perciò avuto modo di acquisire piena conoscenza di quanto comunicatogli. È allora il destinatario a dover dimostrare l’esistenza di elementi idonei a confutare l’avvenuta ricezione. A tal fine, però, non basta una generica dichiarazione in cui ci si limiti a negare la suddetta ricezione, ma bisogna fornire elementi di prova convincenti. In pratica, non è facile sconfessare il contenuto di un fax. Tutt’altra sarebbe la situazione se per l’invio dei documenti si utilizzasse strumenti più avanzati come e-Fax che salvano in automatico proprio cloud tutto ciò che viene inviato e ricevuto senza limiti.