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Un giostra incendiata è ferire l’innocenza di un bambino. Il racket va debellato denunciando

 [Scriviamo facendo appello all’art. 18, all’art. 21 e all’art. 28 della Costituzione della Repubblica Italiana]

Il vile gesto compiuto da idioti del crimine, che campano sulla pelle e col sangue di chi onestamente si guadagna il pane quotidiano lavorando ogni giorno, non va solo stigmatizzato ovvero segnato con un marchio indelebile di disapprovazione con un comunicato, ma condannato a gran voce e seguito da fatti concreti. Chi estorce va punito, va rinchiuso nelle patrie galere (e se fosse per noi butteremo via la chiave). Monte Sant’Angelo ripiomba nelle tenebre della mala locale. Seppur ha già subito l’onta di rapine e omicidi mentre lo Stato lo amministrava, questa volta è l’ombra malefica del racket a oscurare una comunità ospitale. Gli inquirenti non si spingono oltre l’usuale dicitura del “presumibilmente” perché giustamente non hanno prove e testimonianze. Noi andiamo oltre, lo diciamo, lo denunciamo, poiché il disegno è quello: liquido infiammabile cosparso sulle giostre che le inceneriscono. Non è un atto estorsivo giacché chi l’ha subito non si dichiara, e chi ha visto non dice? Allora è un dispetto, grave, ma pur sempre un atto da condannare. Le faide e i clan che si contendono territori e proventi a suon di proiettili e minacce, che di padre in figlio tramandano usanze delinquenziali senza vergogna altrui, sul Gargano e nell’Alto Tavoliere continuano a destar paura in nome di un’omertà che va prima circoscritta e isolata e poi combattuta e annientata. Noi diciamo debelliamo la mafia, altri si limitano a dire combattiamola. Differenza sottile quanto importante e strategicamente detta.

Incenerire una giostra è un atto da condannare più volte, è un atto codardo anche di chi si nasconde dietro il “non vedo, non sento, non parlo”, è un atto criminale, è un atto vile. La notte tra il 22 e 23 luglio 2017 qualcuno e qualcosa ha voluto ferire indelebilmente il cuore di una comunità di per sé segnata da un commissariamento prefettizio. Noi non entriamo nei meriti del commissariamento poiché presunte frequentazioni e parentele in un comune di poco meno di 13mila abitanti indirettamente ci possono anche essere, senza che si palesi la volontà. E se non ci sono prove tangibili, inconfutabili, nessuno può accusare l’altro. Lo diciamo pur sapendo con certezza dell’esistenza di faide e organizzazioni criminali, in ossequio ai clan foggiani (e questo è un punto chiave del nostro sapere), che hanno cancerizzato quel territorio. Ma il cancro preso per tempo, e tempo c’è se si vuole, può essere estirpato, non solo combattuto. 

Un danno, quelle delle giostre, che ha ferito i bambini montanari e quelli dei turisti, tutti innocenti e puri, giocondi nella loro candida vita e che ora non possono più trascorrere momenti felici. È stato un colpo basso, inaccettabile da tutti e in particolare da chi amministra Monte Sant’Angelo, che ha il dovere di intervenire direttamente. Il sig. Stango Pasquale, il giostraio, va aiutato, sorretto nella sua attività che fa mangiare la sua famiglia e quella dei suoi lavoratori. Il Comune potrebbe aiutarlo fattivamente ridandogli quelle giostre, semmai con un azionariato popolare tale da imprimere il marchio della democrazia e della legalità condivisa e popolare. Ma dovrebbe anche metterci la faccia laddove ci fosse un processo costituendosi parte civile, come del resto facciamo noi con i processi di mafia, racket, crimini vari.

Noi dell’Associazione Antiracket Capitano Ultimo Onlus da sempre siamo vicini ai più deboli. Lo facciamo non solo supportandoli, bensì aiutandoli fattivamente, lavorando nel silenzio al fianco della vittima. Siamo contro ogni forma di sopruso e abuso, affiancando le vittime, supportandole e schierandoci se necessario anche come parte civile.  Questo perché Noi Ci Siamo! Siamo vicini a chi subisce il racket, lo accompagniamo nelle denunce, ci facciamo carico dei suoi problemi, denunciamo noi al posto loro, mettendoci la faccia, con tutti i rischi del caso, che non sono pochi. Abbiamo, e lo stiamo ripetendo in più luoghi, un Piano Territoriale di Sicurezza Urbana e Pubblica denominato “Ultimo Atto” che prevede, oltre a specializzati informatori anonimi  -N.O.C. (Non Official Cover)-, anche presidii messi in campo da personale preposto ma con modalità  studiate da tecnici di elevatissima preparazione in campo di sicurezza. Abbiamo messo a punto un sistema per abbattere l’omertà con un nostro modulo denominato “Modulo di Denuncia Passiva”, un prestampato che permette al cittadino di inviare informazioni riguardante notizie di reato perseguibili d’ufficio in perfetto anonimato. I comuni se ne potrebbero far carico anche con la semplice distribuzione, tanto ha costi bassissimi, quello delle fotocopie.

Noi Ci Siamo e se il sig. Stango Pasquale vuole contattarci, e lo vuol far anche chi a Monte Sant’Angelo ha visto e/o sentito, finanche il Comune e suoi amministratori si vogliono avvalere della nostra competenza, professionalità e discrezione, ci chiamino, ci scrivano, noi garantiamo la massima segretezza, quell’anonimato che noi conferiamo facendoci carico della denuncia.

Se davvero si vuol combattere la criminalità mafiosa, e similare, per debellarla bisogna aver almeno il coraggio di  uscir fuori da quel guscio omertoso rivolgendosi a chi poi rischia al posto suo.

In rete diffidate da imitazioni, da chi col nostro nome vuol altro. Gli unici nostri contatti sono quelli riportati di seguito, in particolare il numero del cellulare  3398909472 e la e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.; tutto il resto sono imbonitori perseguiti dalla legge.

 

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