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Monte Sant’Angelo (FG) è rinomata nel mondo per la sua storia tra il tardoantico e l’altomedievale cominciata il 490 d.C. con la prima apparizione dell’Arcangelo Michele che, dopo l’episodio del toro, appare l’8 maggio di quell’anno al Vescovo di Siponto, Lorenzo Maiorano per dirgli: «Io sono l’Arcangelo Michele e sto sempre alla presenza di Dio. La caverna è a me sacra, è una mia scelta; io stesso ne sono il vigile custode… là dove si spalanca la roccia possono essere perdonati i peccati degli uomini… Quel che sarà qui chiesto nella preghiera sarà esaudito. Va’ perciò sulla montagna e dedica la grotta al culto cristiano».

Da quel momento, Bizantini, Longobardi, Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi e fino al Regno d’Italia hanno scritto pagine storiche di una lunga teoria di avvenimenti, pellegrinaggi, visite principesche, militari e religiose e infinite presenze, in ogni tempo, di fedeli oranti alla venerazione dell’Arcangelo.

Ma, da un po di anni, c’è anche chi si è chiesto e si chiede ancora: E PRIMA?

E sì, è prima cosa c’era? C’era popolazione? Ha avuto fruizioni, frequentazioni? La località è stata popolata o era boscaglia abitata bestie selvatiche e solo da armenti e greggi?

La mitologia e la tradizione parlano di zona di culto a Calcante, a Pilunno, a Podalirio, ma ancora prima?

 Beh! A quest’ultimo “ancora prima” si sta cercando, studiando, riflettendo e analizzando. Molti segni sono all’attenzione delle molte persone appassionate. Dico appassionate perché non sono a mia conoscenza attività di studio sistematiche perseguite da Archeologi specializzati in preistoria, però, come dicevo, vi sono diverse persone con buona cultura e molto appassionate alle epoche preistoriche e tutto quello che poteva, appunto essere la vita sul territorio garganico e soprattutto quella intorno al territorio di Monte Sant’Angelo.

Uno di queste persone è l’arch. Raffaele Renzulli, il quale, imbattutosi in un organismo litico intorno al quale sin da bambino ci era andato a giocare e che è conosciuto praticamente da tutti gli abitanti di Monte Sant’Angelo come un grande masso circolare, posato sopra un altro grande masso che lo sostiene e che, vista la forma nel suo insieme simile ad un gallo con la sua grande cresta ben aperta fu chiamato da tempo immemore “Il Galluccio”, dando persino il nome alla contrada in cui si trova, da più di un decennio, 

 ha deciso di cercare di dare un significato a quel megalite, perché, ad oggi di Megalite si tratta. Cercare il perché un opera di quelle dimensioni e di quella forma fosse lì. Di ricercare le eventuali possibilità che, stante il fatto che è un manufatto non realizzatosi naturalmente e che non può che essere ricondotto ad epoca neolitica o ancora precedente, non fosse il simbolo di qualche pratica sacra o espressione d’arte dei tempi.

Lo studio che così caparbiamente ha condotto anno dopo anno lo ha portato al convincimento che dovesse essere l’icona litica del sole a cui i sacerdoti dell’epoca dedicassero i riti sacri: I Riti del Sole sul Monte Gargano, la Montagna del Sole appunto, Monte Sant’Angelo.

Nella progressione delle ricerche e degli studi la sua convinzione si è sempre più radicata e ha cercato, in quella zona altre espressioni litiche che si legassero a quel primo monumento tanto da pubblicare, nel 2015 un libro con i risultati dei suoi studi: La Valle dei Dolmen sul Gargano.

Il libro fu presentato al pubblico con una conferenza nella sala del Castello Normanno Svevo Angioino, patrocinata dal Club Unesco che la presidente dott.ssa Silvia d’Iasio di Monte Sant’Angelo, ha coordinato, portando al tavolo dei relatori eminenti studiosi quali Il dott. Armando Gravina, Il prof. Pierfrancesco Rescio, la dott.ssa Santa Picazio, il prof. Giuseppe Piemontese, mentre nel pubblico vi era il meglio degli storici locali, le rappresentanze dell’Amministrazione Comunale, della Sovrintendenza Archeologica della Puglia e tanti altri appassionati ed interessati.

La meta della pubblicazione per l’Architetto però, non fu il punto di arrivo, bensì l’inizio di una ricerca più sistematica e anche più valida sotto l’aspetto tecnico, infatti ha cominciato a contattare Archeologi e Archeologi astrofisici delle Università di Roma e di Milano e ad ampliare il suo campo di ricerca.

In uno di quei momenti di ricerca fu informato di un ulteriore possibile megalite dalle sembianze molto simili a quelle del Galluccio e insieme ad alcuni altri amici che nel frattempo si sono uniti ad aiutarlo nelle ricerche, come lo scrivente, fu portato sul posto del nuovo megalite e la scoperta fu strabiliante. Il secondo megalite realmente è molto simile al primo: Disco molto simile a quello del Galluccio, appoggiato su una base rocciosa altrettanto simile, fatte salve probabili variazioni che si sono avute nei secoli ma che, con una ricostr uzione virtuale diventa Gemello del ricostr uzione virtuale diventa Gemello del  Galluccio.

Fatti i rilievi di quest’ultimo, con diversi sopralluoghi, si è potuto definire che i due megaliti sono tra loro ad una distanza di circa 1000 mt. e sono posizionati sulla stessa quota altimetrica, inoltre i due manufatti litici sono tra di loro visibili e sono posizionati su una direttrice intorno ad Est_Ovest.

Queste considerazioni hanno portato ad un idea e ad alcune domande da verificare e dare risposta: I due punti cardinali sono, nel virtuale percorso del sole, l’alba e il tramonto.  La domanda: Ci sono possibili collegamenti tra la posizione dei due megaliti e il percorso del sole dall’alba al tramonto? E ove ci fossero, quali sarebbero e come si esplicano?

Per notizia risaputa, in genere i rapporti tra le ritualità antiche e il sole sono appunto l’alba, il tramonto, gli equinozi e i solstizi. L’architetto Renzulli si è organizzato, con l’aiuto di un gruppetto di amici, Celestino Furii, Michele D’Arienzo, Carmine Tranasi ed il sottoscritto Miky Lauriola, per studiare le possibili interazioni tra l’alba e il tramonto nei momenti degli equinozi e dei solstizi.

Armati di macchine fotografiche e di squadro agrimensore nel periodo tra il 2016 e 2017 all’alba ed al tramonto, nei giorni in cui cadono i solstizi e gli equinozi ci si è portati nei luoghi dei due megaliti e si sono verificati gli allineamenti del sole con i due monumenti litici.

Naturalmente, durante l’anno si sono contattati degli archeologi docenti universitari per essere guidati sulle pratiche da attuare per avere dei risultati attendibili e l’architetto ha ricevuto anche diverse attestazioni di affermative possibilità che i suoi studi e ricerche percorressero sulla giusta strada per avere risultati positivi alle sue ipotesi, attestazioni che hanno sempre più animato sia Lui che gli amici della squadra a continuare le ricerche.

L’ultimo risultato molto soddisfacente si è avuto il 21 giugno, u.s. quando, al tramonto, il momento in cui il sole calante illumina solo il disco del Galluccio, una retta perfetta collega i due Megaliti ed il sole.

Ora è pensabile che tutto questo lavoro di ricerca, di studi, abbia la sua giusta e proficua attenzione dagli esperti, dalle Università, e soprattutto dalla Sovrintendenza per in Beni Archeologici e dagli Amministratori Locali e Regionali, al fine di accertare definitivamente i percorsi storici che hanno ispirato la loro creazione.

Tra quelle valli, oltre agli appena descritti megaliti, molti altri sono gli elementi litici di grande mole che hanno tanto da raccontare e per i quali si stanno cercando possibili relazioni tra di essi.

Fino ad ora quelli già individuati, in modo esemplificativo, sono questi presenti nella documentazione fotografica sottostante.

Miky Lauriola