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Il tema del Vangelo di questa domenica è la correzione fraterna: "Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello". Si corregge per carità e nella carità, perché ti sta a cuore il 'fratello' da riportare nella comunità. La spinta non è emotiva ma cristiana, un cammino delicato mosso da quel "siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro". Però la portata scandalosa del perdono sta nel fatto che 'è la vittima che deve convertirsi, non colui che ha offeso', ma colui che ha subito l'offesa. Difficile se non c'è Dio nel cuore. È Gesù stesso che suggerisce dei passi successivi per 'guadagnare' il fratello. Il primo: solo la fraternità reale legittima il dialogo, cioè si può intervenire nella vita di un altro solo se lo si sente con se, quasi carne della tua carne, sentire gli altri in se stessi. Il secondo passo: più che chiudersi in un silenzio ostile, nel 'fare l'offeso', bisogna fare il primo passo pur se si è la parte offesa, sii tu a riallacciare la relazione. Poi gli altri passi: 'prendi con te una o due persone, infine parlane alla comunità'. E se non ascolta sia per te come il 'pagano e il pubblicano'. Un escluso, uno scarto? No. "Con lui ti comporterai come ha fatto Gesù, che siede a mensa con i pubblicani per annunciare la bella notizia della tenerezza di un Dio chino su ciascuno dei suoi figli". Passi che solo la preghiera alimenta in una logica molto lontana da quella quotidiana. Più che cercare di ricucire uno strappo in famiglia o in comunità si sceglie la facile chiacchiera, la macchina del fango. La correzione fraterna porta la benedizione di Dio se la parte offesa guadagna con amore il fratello che lo ha offeso. Si tratta di guardare e amare la persona con gli occhi ed il cuore di Gesù Cristo.