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Il brano liturgico di questa III domenica di Avvento -detta gaudete, della gioia- si incentra tradizionalmente sulla figura di Giovanni il Battista. Oggi il Vangelo presenta dei versetti riguardanti la confessione del “Battista” circa la propria identità. “Venne un uomo mandato da Dio. Il suo nome, Giovanni”. Un uomo: Giovanni è un uomo, senza alcuna qualifica di appartenenza sociale o religiosa. Si tace il suo essere venuto al mondo da una famiglia sacerdotale, si tace la sua provenienza. Egli è un uomo presentato in modo spoglio, del quale importa solo dire che è “inviato da Dio” e, subito dopo, “testimone “. Ecco la sua vera qualifica: un inviato, un profeta e un testimone, dunque servo solo di Dio. A lui spetta di testimoniare riguardo alla luce venuta nel mondo, questa è la sua missione: chiamare tutti a credere alla luce e a uscire dal dominio delle tenebre. Nel quarto vangelo, inoltre, Giovanni è definito, soprattutto, in modo “negativo”, ossia in riferimento a ciò che non è: è inviato da Dio, ma non è la luce, bensì soltanto il testimone della luce. Non è né il “Messia”, né “Elia” e ne il “profeta”. Il “mandato da Dio”, il compito si  concentra nel far conoscere Gesù a Israele, è il “testimone” della luce, la “voce che grida nel deserto” per preparare la via di Gesù. Giovanni il “testimone” di Cristo non vuole essere identificato con nessuna delle figure messianiche e profetiche attese per la fine dei tempi. Egli è un uomo decentrato, perché sa che al centro c’è il Signore. Evita persino di dire: “Sono”, ma continua a ripetere: “Non sono”. In questo atteggiamento c’è la vera grandezza di Giovanni, che indica, rivela, invita, ma mai chiede di guardare alla sua persona. Come dirà in riferimento a Gesù, lo Sposo: “Lui deve crescere; io, invece, diminuire”. L’umiltà del “testimone” ci sembra essere un buon suggerimento per andare incontro a Cristo che viene. Altri consigli la liturgia della Parola ce li consegna nella prima lettera di san Paolo ai Tessalonicesi: essere “sempre lieti” nonostante le difficoltà del vivere; “pregare incessantemente”; e “ non spegnere lo Spirito”, che è l’anima della Chiesa, per essere aiutati nel discernere la volontà di Dio nei vari eventi della vita.